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Manca l’uranio per l’energia nucleare”
21 ottobre 2008 | 14:40
“Manca l’uranio per l’energia nucleare”
Intervista a Isabelle Chevalley, presidente e fondatrice di Ecologie libérale’, partito
svizzero di centro destra.
“Fin dal 1991 non si estrae abbastanza uranio per soddisfare l’esigenza di tutte le
centrali nucleari del mondo, l’estrazione è talmente diminuita che nel 2003 metà del
fabbisogno del metallo grigio è stato fornito dalle scorte militari.”
Lo sostiene la dottoressa Isabelle Chevalley, chimica, nonchè presidente e fondatrice del
partito svizzero ‘Ecologie libérale’. Analisi che arriva in un momento piuttosto
delicato, soprattutto nel nostro paese, dove si è deciso un ritorno al nucleare.
Come noto, l’uranio è il metallo che viene utilizzato nelle centrali nucleari per
produrre energia elettrica. In natura si trova pressoché ovunque, compresa l’acqua, ma la
parte dell’uranio che interessa alle centrali nucleari è una elaborazione (arricchimento)
dello stesso per aumentare la concentrazione di 235U rispetto al 238U, due isotopi
dell’uranio. Ed è su questo che si concentra l’analisi della dottoressa Chevalley.
“Dal 2001 il prezzo dell’uranio è decuplicato, da 7 dollari la libbra a più di 75 nel
2007. Questo massiccio aumento di prezzo riflette l'incertezza che circonda la sua
produzione. L’altro picco storico risale alla fine degli anni ’70 quando la richiesta di
questo metallo è aumentata sia a livello militare che civile raggiungendo i 43 dollari
per una libbra.”
Sappiamo, però, che il mercato è estremamente volatile e bisogna passare ai fatti per
capire davvero quanto uranio sia ancora disponibile.
“Attualmente, non solo non vengono più scoperti grossi giacimenti di uranio, ma i
giacimenti già scoperti non vengono pienamente sfruttati perché non conviene
economicamente. I costi sarebbero troppo elevati. Di conseguenza, la progressiva mancanza
di uranio comincerà a farsi sentire tra il 2015 ed il 2025, quando le centrali nucleari
produrranno meno energia fino a fermarsi del tutto.”
Come accennato all’inizio, le centrali nucleari di oggi, che sono circa 450 nel mondo,
funzionano grazie all’uranio estratto, ma anche in buona parte dalle riserve militari. E
a sentir parlare la dott. Chevalley non ci sono molte speranze di trovare nuovi
giacimenti, ma essendo un metallo presente pressoché ovunque, l’uranio è virtualmente
estraibile anche da altre fonti, compresa l’acqua.
Nel mare, per esempio, sono disciolti ben 4 miliardi di tonnellate di uranio naturale,
ovvero quanto basterebbe per rifornire le centrali nucleari attuali per 60.000 anni. Ma
questo, purtroppo pare non risolvere il problema.
“La centrale nucleare di Leibstadt in Svizzera utilizza ogni anno 155 tonnellate di
uranio, il volume d’acqua di mare che servirebbe per estrarlo corrisponde a 52 miliardi
di metri cubi, ovvero due terzi del lago di Ginevra. Per pompare una tale mole di acqua
consumerebbe tutta l’energia ipoteticamente prodotta”.
Un altro esperimento è stato tentato dall’Agenzia Nucleare Giapponese: “In Giappone hanno
immerso nel mare degli oggetti simili ad alghe lunghe cento metri prodotte con un
materiale capace di attrarre l’uranio. Per rifornire la stessa centrale di Leibstadt di
cui sopra, bisognerebbe sommergere seicento mila oggetti simili (in un’area pari a quella
della Valle d’Aosta). Ogni due mesi li si dovrebbero raccogliere per passarli in un acido
capace di recuperare l’uranio e quindi riportare questi oggetti in mare. Sarebbe un’opera
ciclopica senza contare gli inconvenienti per la pesca e per la navigazione. Bisogna
quindi porre fine all’utopia che l’uranio ‘marino’ possa risolvere tutti i problemi di
approvvigionamento”.
Per la dottoressa Chevalley, aprire nuove centrali sarebbe un errore sia politico che
economico.
“Uno studio francese ha dimostrato che investendo nelle energie rinnovabili e in
politiche di risparmio energetico, lo stesso importo necessario per la costruzione di una
nuova centrale nucleare, circa 3 miliardi di euro, si arriverebbe a produrre il doppio di
energia elettrica".
I difensori delle centrali nucleari sostengono, però, che attraverso le fonti rinnovabili
non si potrà mai ottenere la stessa quantità di energia prodotta, più facilmente, con il
nucleare. Ma Isabelle Chevalley non è d’accordo.
“Prendo l’esempio di un’azienda tedesca che produce pannelli solari termici ad alta
temperatura Quest’azienda sostiene che coprendo con centrali ‘eliotermodinamiche’ solo
l’uno per cento del deserto del Sahara l’energia prodotta basterebbe all’intero
fabbisogno mondiale. Con questo non voglio che ci si debba concentrare su una sola fonte,
ma il potenziale di tutte le fonti rinnovabili è davvero enorme e soprattutto bisogna
smettere di dire che costa troppo Quante guerre sono state fatte al fine di garantire
l’approvvigionamento energetico? Quante sono state le sovvenzioni al nucleare, al carbone
ed al petrolio? Le energie rinnovabili non sono solo ecologiche ma anche economiche”.
Tiziano Mainieri
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