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Taranto: inquinamento e responsabilità
- Subject: Taranto: inquinamento e responsabilità
- From: Alessandro Marescotti <a.marescotti at peacelink.it>
- Date: Fri, 31 Mar 2006 21:42:24 +0200
Vetriolo nel Galeso, amianto nelle navi militari,
tracce di apirolio (e non solo) in Mar Piccolo,
rifiuti tossici altamente inquinanti in Mar
Grande, discariche usate per occultare sostanze
altamente pericolose. Sono solo alcuni dei casi
che in queste settimane stanno infiammando le
cronache giudiziarie determinando risvolti di varia natura.
A conferma del fatto (ma non ce n?era bisogno)
che a Taranto la questione ambientale è
un?emergenza sempre aperta, una ferita che
continua a sanguinare, una piaga che non si rimarginerà mai.
Tra le vicende più delicate su cui in queste ore
si sta cercando di fare chiarezza al terzo piano
di Palazzo di Giustizia c?è quella che riguarda
la Hidrochemical i cui scarichi, come si legge
nel provvedimento di sequestro firmato dalla
magistratura tarantina, hanno determinato "una
situazione di gravissimo inquinamento con il
superamento di tutti i parametri di legge".
Quello che sconcerta, in una storia che è simile
a tante altre storie scritte nei fascicoli
custoditi negli scaffali della Procura, è che
tutto ciò avveniva perchè c?era
un?autorizzazione, prima provvisoria e poi
definitiva, rilasciata dalla Provincia attraverso
determine del dirigente del settore Ambiente:
quella provvisoria datata 12 novembre 2003,
quella definitiva firmata il 24 maggio dell?anno
successivo.
Di fronte al terremoto provocato dal blitz della
Procura di Lanciano e dai successivi
provvedimenti emessi dalla magistratura ionica,
la Provincia è corsa ai ripari sostituendo il dirigente in questione.
Il particolare dell?autorizzazione riporta a un
altro caso giudiziario. Quello della sentenza con
cui la Cassazione ha annullato il verdetto della
Corte d?Appello di Taranto che confermava la
confisca dei parchi minerali dell?Ilva. Bene,
anche a legittimare la presenza dell?area in cui
confluiscono le polveri c?è un?autorizzazione, in questo caso regionale.
I giudici della Suprema Corte, infatti, spiegano
che, mentre era in corso il processo di secondo
grado, il dirigente del Settore Ecologia della
Regione Puglia ha emesso un provvedimento
provvisorio (non sappiamo se nel frattempo
diventato definitivo) di autorizzazione alle emissioni convogliate
in atmosfera. Un?autorizzazione piovuta dal cielo
che ha salvato l?Ilva dalla confisca.
Tutto ciò inevitabilmente getta un?ombra sinistra
sulla gestione di una vicenda che, complice
l?atto d?intesa e il conseguente ritiro della
costituzione di parte civile da parte di Comune e
Provincia di Taranto, ha messo la città in una condizione di impotenza.
Il risultato è che i parchi restano dove sono, le
polveri continuano a inquinare e la comunità
ionica, attraverso gli Enti che la rappresentano,
non ha potuto ottenere neanche un risarcimento
dell?incommensurabile danno subìto.
Sono storie che potrebbero ripetersi. Sono storie
che probabilmente si stanno ripetendo.
Per voltare pagina, definitivamente, bisognerebbe
recidere i legami, le protezioni, i silenzi, le
connivenze. Bisognerebbe spezzare la rete
invisibile di rapporti che passano sulla testa delle persone.
Ve lo ricordate l?ex questore Raffaele Valla,
candidato sindaco battuto da una dirompente
Rossana Di Bello, quando parlava di ?palazzo di
vetro?? Tutti sorridevano di fronte alle sue
provocazioni. ?Già - ridacchiavano negli uffici -
così scoffola dopo cinque minuti....?.
Luisa Campatelli
luisa.campatelli at corgiorno.it
Corriere del Giorno 31/3/06