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Ricordo di Nicola Lovecchio, sentinella della salute
Carissimi,
vi invio un intervento per l'anniversario della morte di Nicola Lovecchio
che vorremmo pubblicare a più firme. Vi prego di mandarmi tempestivamente
l'adesione se ritenete di firmarlo
Maurizio G. Portaluri
U.O. Radioterapia
Ospedale Perrino
S.S. 7
72100 Brindisi
tel uff 0831 537641-2 fax 0831537640
tel cell 3485123872
SENTINELLA DELLA SALUTE PUBBLICA A MANFREDONIA: RICORDO DI NICOLA LOVECCHIO
A OTTO ANNI DALA MORTE.
Otto anni fa, il 9 aprile del 1997, moriva a Manfredonia Nicola Lovecchio,
capoturno del Magazzino Insacco dello stabilimento Enichem della cittadina
sipontina. Aveva 49 anni e aveva fatto della sua malattia una questione
politica. Il tumore al polmone lo aveva scoperto tre anni prima, nel ?94.
Nel ?91 si vedeva già sulla radiografia ma il radiologo non se ne era
accorto. Ma soprattutto 18 anni prima aveva passeggiato per mesi sulla
polvere di arsenico che il 26 settembre del 1976 si era dispersa sullo
stabilimento e sulla città a seguito dell?esplosione della colonna di
decarbonatazione dell?anidride carbonica, un impianto essenziale per la
produzione dell?urea,
fertilizzante lì prodotto ed esportato allora in tutto il mondo. Quella che
fu chiamata, con una sottile vena canzonatoria, la ?Seveso del Sud? sarebbe
rimasta nascosta per sempre un uomo coraggioso non avesse deciso di vedere
chiaro fino in fondo nella situazione sanitaria del suo ?gruppo omogeneo?
di lavoratori.
Nicola Lovecchio non va ricordato solo per l?ingiusto destino a cui la
nocività della produzione lo ha condannato ma per il merito che ha avuto
nel cogliere il nesso tra la sua malattia - e quelle simili di cui si
erano ammalati, ed erano anche morti, tanti altri compagni di lavoro - con
l?esplosione della colonna del 1976. Un merito che si mostra a noi in tutto
il suo incommensurabile valore ancora oggi -come apparì subito allora ai
pochi medici che colsero l?importanza del fenomeno sanitario scoperto - di
fronte al silenzio ed alle minimizzazioni di chi avrebbe dovuto prevedere e
vigilare. Se non fosse stato per lui l?incidente del ?76 e la sua scia di
malattia e di morte, che non sappiamo ancora se si sia esaurita, sarebbero
rimaste sepolte nelle ?isole? dello stabilimento. Le stesse che negli anni
in cui Nicola moriva accoglievano l?industrializzazione effimera del
contratto d?area e che attendono ancora una radicale bonifica. Così come
attendono ancora approfonditi studi epidemiologici la popolazione dell?area
a rischio ed in particolare quella del quartiere Monticchio a ridosso dello
stabilimento.
Una bella testimonianza quella di Nicola che i nostri tempi
sopraffatti dall?egoismo e dal tornaconto personale chiedono di tenere
viva. Ha cercato di farlo il giornalista Giulio Di Luzio due anni fa con un
libro inchiesta (?I Fantasmi dell?Enichem?, Baldini&Castoldi Ed.) che
consegna alla storia questa figura di ?medico scalzo? e di volontario
tutore della salute pubblica insieme alla ricostruzione della vicenda
industriale di Manfredonia - ed in fondo del Sud - negli anni ?60. Un
monito a chi la salute pubblica deve tutelarla per mandato istituzionale ed
alle nostre collettività perché non deleghino completamente i compiti di
controllo ma chiedano continuamente conto ai loro responsabili ed agli
esecutori.
A Manfredonia è in corso un processo penale per le morti e le
malattie di tanti compagni di Nicola mentre una miriade di processi civili
si sono conclusi per lo più vittoriosamente con il riconoscimento dei
benefici previdenziali in favore di tanti lavoratori ammalati o delle
famiglie di quelli deceduti. Magre ma pur importanti consolazioni per
dimostrare che al Sud non ci resta soltanto il carico di malattia e di
morte conseguente alle nocività importate.
Ma le storie Manfredonia, Brindisi, Taranto, la Fibronit ci hanno
insegnato ad uscire dal ricatto del lavoro offerto ed accettato in cambio
della vita? Non ancora e non del tutto sembrerebbe guardando ai programmi
industriali in giro per la regione e per il Sud. Rappresentano invece un
segno di speranza le lotte popolari degli ultimi anni a Scanzano contro la
discarica nucleare, a San Severo contro la centrale termoelettrica, a
Brindisi contro il rigasificatore, a Bari per la messa in sicurezza
dell?area Fibronit, sulla Murgia per il Parco, in tante città contro
l?incenerimento dei rifiuti.
Vuole dire allora che queste storie non sono ancora ben conosciute
e bisogna farle diventare patrimonio colletivo in particolare tra i giovani.
Maurizio Portaluri