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perchè la commissione sul uranio esclude le basi sarde ?



dalla  nuova sardegna  del  18\11\20034


«Si indaghi anche sui poligoni sardi»
La commissione parlamentare deve studiare la situazione nell'isola
 ROMA. Una commissione parlamentare di inchiesta, che dovrà lavorare per un
anno, e indaghera, con gli stessi poteri della magistratura, sui casi di
morte e gravi malattie che hanno colpito il personale militare italiano
impiegato nelle missioni internazionali di pace e sulle condizioni della
conservazione e sull'eventuale utilizzo di uranio impoverito nelle
esercitazioni militari sul territorio nazionale.
 Dopo i molti allarmi e le denunce di militari gravemente malati, il Senato
ha dato il suo sì alla istituzione della Commissione monocamerale di
inchiesta sull'uranio impoverito e sulle conseguenze che questo può avere
avuto sulla salute dei militari italiani. La proposta era stata presentata
dal senatore Ds Lorenzo Forcieri, ma la Lega rivendica la primogenitura con
l'onorevole Ballaman. Già alla fine della scorsa legislatura furono avanzate
proposte di inchiesta parlamentare che miravano a far luce sul cosiddetto
"allarme uranio". All'epoca infatti c'era stata una "assoluzione" frettolosa
dell'uranio impoverito quale possibile causa dei tumori (la Sindrome dei
Balcani) che avevano colpito i nostri militari di ritorno dalla missione di
pace.
 Venne istituita anche una commissione di esperti presieduta dal professor
Franco Mandelli che aveva stimato il numero delle neoplasie fra i nostri
militari come "significativamente inferiore di quello atteso". Tuttavia il
crescere delle denunce e le morti per malattie tumorali, specie del sangue,
da parte di militari di ritorno da missioni di pace ha fatto sì che il
Senato varasse la Commissione.
 Il "padre" della Commissione, il senatore ds Forcieri, ha commentato
positivamente la decisione dell'aula: "E' un traguardo importante - detto -
per la ricerca della verità, un primo riconoscimento nei confronti delle
vittime e delle loro famiglie" e un "premio" al suo lavoro iniziato già
nella precendete legislatura, "realizzato attraverso l'unità di tutte le
forze politiche". "Adesso - dice Forcieri - l'esigenza irrinunciabile è l'
avvio immediato dei lavori della Commissione al fine di fare chiarezza sulla
vicenda e evitare che simili tragedie si ripetano in futuro. Aver conferito
alla Commissione gli stessi poteri della magistratura consentirà di superare
i tanti intralci e le difficoltà che, in modo attivo e passivo, sono sempre
stati frapposti alla ricerca della verità".
 Di intralci parla anche Rifondazione comunista col capogruppo al Senato
Gigi Malabarba. Auspichiamo che "cessi l'opera sistematica di depistaggio,
che ha consentito l'occultamento delle cause che hanno provocato migliaia di
vittime tra militari e civili nei teatri di guerra".
 Antonio Loddo della Margherita auspica che la commissione si interessi non
solo delle missioni all'estero ma anche di cosa è avvenuto nei poligoni
sardi.
 Falco Accame, presidente dell'Associazione vittime arruolate nelle forze
armate, ha subito puntualizzato che "affinchè la commissione abbia un esito
positivo occorre stabilire fin dall'inizio i compiti da attribuire, partendo
dal dato di fatto dei numerosi morti e malati che vi sono stati tra
personale civile e militare in aree contaminate da uranio, ma anche nei
poligoni, specie quelli della Sardegna, già dimenticati nella denominazione
ufficiale della Commissione".
 "Occorre anche accertare - conclude Accame - perchè la Commissione Mandelli
ha preso in considerazione solo i casi Bosnia e Kosovo quando invece ci sono
stati anche casi della guerra del Golfo, in Somalia, Albania e Macedonia e
nei poligoni. E poi bisogna anche studiare malformazioni e malattie
neurologiche e tumorali.


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