Nell'agenda NATO la proposta shock: si' ad attacchi nucleari preventivi



Pre-emptive nuclear strike a key option, Nato told
http://www.guardian.co.uk/nato/story/0,,2244782,00.html

Fanatismo politico e fondamentalismo religioso, terrorismo e criminalità organizzata; proliferazione di armi di sterminio, cambiamenti climatici e sicurezza dell'approvvigionamento energetico, migrazioni 'ambientali' su scala massiccia, indebolimento degli stati nazionali. Tutti questi fattori suggeriscono, secondo cinque ex capi di stato maggiore delle forze armate di altrettanti Paesi alleati, una redifinizione della dottrina militare della NATO. Che deve includere la possibilità di attacchi nucleari preventivi per fermare l' "imminente" proliferazione di armi di distruzione di massa.

Il documento è stato presentato in questi giorni al segretario generale dell'Alleanza atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, e al Pentagono. E secondo quanto scrive il Guardian, sarà discusso al vertice Nato di Bucarest il prossimo aprile.

A firmare la proposta per una nuova "grande strategia" da parte di Stati Uniti, Unione europea, e Nato, sono gli ex strateghi di Gran Bretagna, Francia, Olanda e Germania,i generali John Shalikashvili, Klaus Naumann, Henk van den Breemen, l'ammiraglio Jacques Lanxade e Lord Inge, dopo averne discusso con analisti, militari di alto grado in servizio e politici.

Il "primo colpo" nucleare è "uno strumento indispensabile" perche' "semplicemente non vi è alcuna prospettiva realistica per un mondo libero da armamenti nucleari". "Il rischio di una ulteriore proliferazione è imminente e, con questo, il pericolo di conflitto nucleare, anche se in ambito limitato, può attuarsi", si legge nel documento di 150 pagine.

"Il primo uso di armi nucleari deve rimanere ai margini dell'escalation, come ultimo strumento per prevenire l'impiego di armi di sterminio", si legge inoltre. Fra le misure suggerite, la fine del consenso come principio decisionale interno all'Alleanza, da sostituire con un voto a maggioranza, e l'abolizione dei 'caveat' che consentono a ogni nazione di ritagliarsi limiti operativi alla partecipazione a missioni internazionali.