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I: articoli Sabato Sera e Corriere Imola



Sabato Sera - Imola - 6 ottobre 2001

Attacco alla legge Basaglia / Ernesto Venturini

"Una proposta grossolana, senza rigore etico - scientifico"

II responsabile del Dipartimento di Salute Mentale analizza la proposta di
modifica della legge 833. "Più che una legge servirebbe un nuovo progetto
obiettivo".

Imola."Di leggi nella psichiatria non ne abbiamo bisogno, questa proposta
di modifica è totalmente inutile". E'chiaro Ernesto Venturini, responsabile
del Dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl nel riflettere sulla proposta
di modifica della legge di riforma sanitaria 833, che ha recepito la legge
180, più conosciuta come legge Basaglia. "I problemi che emergono in questo
settore non rimandano ad un'esigenza di modifica normativa, ma piuttosto a
come riuscire ad applicare la normativa esistente per trovare strumenti che
rispondano al bisogno di organizzazione dei servizi, alle emarginazioni
alle nuove domande. Servono quindi risorse non nuove leggi".

Al di là della necessità di nuove leggi che giudizio da sulla Burani
Procaccini?

"E' di una grossolanità sconvolgente, preoccupante. Vi è una totale
mancanza di rigore etico - scientifico. Chiunque può chiedere un Tso per
sbattere una persona in una struttura fatta apposta per guadagnare soldi.
Il pubblico non sarebbe più il gestore del processo terapeutico, ma solo un
controllore, pur mantenendone la responsabilità. Vi è un forte attacco alle
professionalità".

Ma la vecchia legge raccoglie ancora consensi?

"Se facciamo riferimento all'ultima conferenza nazionale della salute
mentale tenuta a gennaio 2001, è importante sottolineare come tutte le
associazioni di famigliari, tranne una minoritaria, abbiano difeso la
normativa attuale. E così anche il mondo accademico e l'intera Sip (Società
italiana psichiatria)".

Ma non tutto funziona nella psichiatria...

"Che ci siano carenze e mancanze, così come bisogni e sofferenze che non
trovano risposta è vero soprattutto in certe zone del Paese, ma ciò non
dipende dalla legge. Allora bisogna proprio partire dal capire perché ciò è
vero in alcune realtà e non in altre piuttosto che pensare di cambiare
tutto. La proposta di modifica se approvata porterebbe ad un aumento enorme
dei costi sanitari, visto il numero di posti letto di cui si parla. Solo
apparentemente si può ipotizzare inizialmente una riduzione di costi,
essendo strutture socio - sanitarie invece che propriamente sanitarie, ma è
pensabile che la domanda del privato farà lievitare i prezzi. Dove verranno
travate queste risorse? Ci aspettiamo che anche le Regioni, pure quelle
governate dal centrodestra, prendano posizioni, perché questi oneri
cadranno poi su di loro. Dall'altra parte crescerebbe il business per le
strutture private".

Cosa farete allora per impedire l'approvazione di questa legge?

"E' opportuno che tutto ciò non venga presentato come uno scontro
ideologico, perché questo farebbe il gioco di chi vuole cambiare la legge.
Se si intende parlare della salute mentale facciamolo. Parliamo dei dati,
di quello che è stato fatto e di quello che c'è ancora da fare. Allora
credo che emergerà l'esigenza di dare risposte ai bisogni degli utenti e
dei loro famigliari e per fare questo non è necessaria una nuova legge,
basta applicare l'esistente. Bisogna essere tranquilli, ma determinati nel
fare sentire il consenso che la 833 ancora oggi raccoglie. Prima che una
legge facciamo un nuovo progetto obiettivo sulla psichiatria, come fu per
il processo di svuotamento degli ospedali psichiatrici, che non era
previsto nella legge, che nasca dalla lettura della realtà e dal confronto
tra le esperienze".





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Sabato Sera 6 - ottobre 2001 - Imola

LA PROPOSTA DI LEGGE E PARERI

In sintesii contenuti della proposta di legge Burani Procaccini. 1)
Obbligatorietà della cura: è previsto il Trattamento sanitario obbligatorio
(Tso), in comunità o in ospedale, per i malati dichiarabili "pericolosi per
sé e per gli altri". Tale Tso può essere effettuato su richiesta di
"chiunque ne abbia interesse" e con la convalida di uno psichiatra, per un
massimo di 72 ore. Il Tso ordinario è previsto per un tempo di 2 mesi ed è
rinnovabile. La convalida del Tso spetta ad una commissione di controllo
costituita da un giudice tutelare, uno psichiatra, un rappresentante delle
associazioni dei familiari.

2) Strutture: è prevista in ogni regione la presenza di almeno 3 strutture
da 50 ospiti. Le aree e gli edifici degli ex ospedali psichiatrici verranno
utilizzati per la realizzazione di strutture per malati di mente. Laddove
le loro caratteristiche non li rendano adatti, può esserne disposta la
vendita, destinando il ricavato a strutture per i malati di mente.

3) Integrazione pubblico - privato: i servizi del Dipartimento di salute
mentale possono essere pubblici o privati. Le Regioni ne controlleranno la
conformità alla legge tramite ispezioni almeno biennali. La scelta della
struttura di cura, residenziale od ospedaliera, spetta al malato, o ai
familiari, o agli operatori sociali.

"Tali progetti di legge - afferma un comunicato di Vasco Errani, presidente
della Regione - calpestano la grande evoluzione avvenuta negli ultimi
decenni. Anziché le cure finalizzate al recupero, si vuole privilegiare il
trattamento sanitario obbligatorio ed il ricovero in megastrutture che
molto assomigliano a nuovi manicomi. E' una strada che porta a negare il
diritto alla salute delle persone con sofferenza psichica, per ritornare
alla triste stagione dell'esclusione, che speravamo aver lasciato alle
spalle definitivamente".

"La reintroduzione della definizione di "pericoloso per sé e per gli altri"
-afferma il sindaco di Imola Massimo Marchignoli - ; trattamenti sanitari
obbligatori che ledono le garanzie costituzionali del malato e che possono
essere richiesti da "chiunque ne abbia interesse"; la privatizzazione dei
servizi dei Dipartimenti di Salute Mentale; strutture residenziali da 50
posti che costituiscono di fatto il ritorno ai manicomi; la demolizione dei
servizi territoriali faticosamente costruiti in questi anni. Sono questi
gli elementi che fanno dell'attuale proposta di legge una controriforma
tendente a cancellare la legge Basaglia, riaprendo spazio a culture
segreganti, escludenti e intolleranti. La città di Imola non può che
prendere posizione e costruire iniziative contro questa proposta
oscurantista".

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Corriere di Imola 11 ottobre 2001
Imola non scorda Basaglia
Il padre della legge che ha chiuso i manicomi
Mentre in parlamento si propongono modifiche radicali







IMOLA - Amministrazione comunale, azienda sanitaria, associazioni di
volontariato, sindacati e coop sociali uniti in difesa della legge 180. E'
il messaggio che è emerso ieri pomeriggio nel corso di una manifestazione
svoltasi sotto la galleria del centro cittadino (nella foto Monti)in
occasione della Giornata mondiale della salute mentale. Un incontro al
quale hanno partecipato il sindaco Massimo Marchignoli, il direttore
amministrativo dell'Ausl Massimo Mingozzi e Alba Natali del Dipartimento di
Salute Mentale. Insieme a loro, lo psichiatra Mario Colucci e il docente di
filosofia Pieran-gelo Di Vittorio, entrambi triestini, che hanno presentato
il loro libro dal titolo "Franco Basaglia" (Bruno Mondadori Editore). Un
volume che ripercorre la vita e il pensiero del padre della legge 180.
Quella che, in pratica, ha portato dal 1978 alla chiusura dei manicomi, e
che il parlamentare del Polo Burani ha da poco proposto di mutare
radicalmente. "Imola è una città in cui la tutela dei diritti, la
solidarietà e la tolleranza sono considerati elementi fondamentali, e che
trovano sbocco in una politica sanitaria all'avanguardia in Italia e nel
mondo", ha dichiarato Marchignoli. Ecco quindi l'impegno
dell'amministrazione "affinchè la comunità intera si schieri contro la
cancellazione della legge Basaglia". Un impegno emerso già lo scorso lunedì
in consiglio comunale, quando la maggioranza ha approvato, insieme a
Rifondazione, un ordine del giorno, presentato dallo stesso primo
cittadino, che rigettava il progetto di riforma. L'invito di Marchignoli,
quindi, è quello di "impedire che venga messa in atto quella che è una vera
e propria controriforma", aderendo alla raccolta di firme promossa, in
ambito locale, dalle associazioni "Ca' del vento", "La cicoria", "E pas e
temp", "Van Gogh", da Psichiatria democratica e da operatori e residenti di
"Casa Basaglia".

Una varietà di enti che, a ben vedere, è una delle testimonianze più
significative di come a Imola la chiusura dei manicomi abbia portato alla
creazione di numerose strutture alternative. Tant'è che, ragiona Mingozzi,
"il modello imolese ha tanto da insegnare", a dimostrazione dei risultati
che può portare l'applicazione della 180. "Prima di proporre delle
modifiche - ha concluso -, bisognerebbe conoscere meglio quanto è stato
fatto finora".

Sempre nell'ambito della Giornata mondiale della salute mentale, nel primo
pomeriggio di ieri si è svolta alla Bocciofìla una partita di calcio tra la
"C'entro anch'io", squadra che riunisce operatori e ospiti delle strutture
di accoglienza locali, e una rappresentativa dell'Imola social forum,
conclusasi con il risultato di 6 a 6.

Aurelio Pasini



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Corriere di Imola 10 ottobre 2001
Approvato da Ulivo e Rc un documento in Consiglio
Malattie mentali la legge 180 non si tocca



IMOLA - II consiglio comunale di Imola ha detto no alla modifica della
legge Basaglia promossa dal parlamentare del Polo Burani.

Nell'aula di piazza Matteotti il progetto di riforma della nota legge 180,
che di fatto 23 anni fa dava indicazione di chiudere i manicomi (e Imola è
stata fra le città più all'avanguardia a livello nazionale in tal senso)
girando radicalmente pagina sul modo di curare e di occuparsi di salute
mentale; è giunta nel corso dell'ultima riunione del consiglio di lunedì 8
sotto forma di un ordine del giorno presentato dal sindaco Massimo
Marchignoli. Un ordine del giorno che rigetta completamente il progetto di
riforma. A favore del documento, e quindi contro la riforma della 180, dopo
l'inserimento di un emendamento del segretario del Ppi Maurizio Barelli,
hanno votato i Democratici-Popolari, Ds, Prc e lo Sdi mentre si sono
espressi contro An e Fi.

Astenuti i Camminare insieme e Progetto Imola.

A raccogliere gli strali della maggioranza del consiglio sono, come si
legge nel documento, "la reintroduzione della definizione di pericoloso per
sé e per gli altri come cardine di un'impostazione tendente a connotare il
disagio mentale come strumento di emarginazione e controllo sociale, il
ripristino del pronto soccorso psichiatrico, la privatizzazione dei servizi
garantiti dai Dipartimenti di Salute Mentale e il ritorno a mini-
manicomi". Tutti provvedimenti che fanno quindi parlare del progetto di
riforma come di una "proposta che riapre spazi a culture segreganti,
escludenti e intolleranti, negando le conquiste e i diritti civili dei
malati".

"La città di Imola è all'avanguardia nelle politiche tese al superamento
dei presidi manicomiali", conclude il documento, per cui il consiglio
imolese chiede al Parlamento e al Governo di assumere una netta posizione
respingendo la proposta Burani.