Torino. Crisi e guerra ai poveri: punto info in Barriera



Torino. Crisi e guerra ai poveri: punto info in Barriera

Martedì 11 ottobre
ore 17
corso Vercelli angolo via Desana
Punto info su guerra ai poveri e crisi

Sabato 15 ottobre
ore 10/15
al Balon – via Andreis angolo via Borgodora (se piove in piazza della
Repubblica sotto i portici all’angolo con corso Giulio)
Presidio e punto info su crisi e guerra ai poveri

Che la crisi la paghino i padroni! Noi il debito non lo paghiamo!
La resistenza parte dalla periferie dove la difficoltà di arrivare a fine
mese è storia di sempre


Vite precarie
Il governo serve ad ogni ragazzo e ragazza che si affaccia alla vita un
bel pacco regalo. L’accesso al sapere, anno dopo anno, sta diventando un
lusso che solo pochi possono permettersi. Dopo, per i più, c’è la
prospettiva di una vita senza futuro.
Lavori precari, malpagati, pericolosi, in nero sono diventati la regola
per tutti.
E di lavoro si muore. Ogni giorno. Non chiamiamolo “incidente”, perché
finire schiacciati dal crollo di una palazzina fatiscente, mentre si
lavora senza contratto, sino a 14 ore, per 3,90 l’ora, è omicidio. Le
quattro donne di Barletta sono state uccise da un sistema che nega persino
la vita a chi, per campare, è costretto alla schiavitù.
Chi si fa ricco con il lavoro altrui non guarda in faccia nessuno.
I padroni si sentono forti e passano all’incasso di quel che resta di
garanzie, libertà, salario. Un macello che gronda sangue. Le vicende di
Pomigliano e Mirafiori dimostrano che, se non si inverte la rotta, non ci
sarà freno alla corsa all’incasso di chi lucra sulla vita di tutti.
E va sempre peggio.
Tanti non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, a pagare il fitto e
il mutuo, rischiando di finire in strada. A Torino si moltiplicano gli
sfratti, mentre ci sono 150.000 appartamenti vuoti.
Dicono che non ci sono soldi. Mentono. I soldi per le guerre, per le armi,
per le grandi opere inutili li trovano sempre. Aumenta la spesa bellica e
si moltiplicano i tagli per ospedali, trasporti locali, scuole. La nuova
linea tra Torino e Lyon che cercano da tre mesi di imporre con la forza,
occupando militarmente il territorio, è un affare da 22 miliardi di euro.
Un centimetro di Tav costa 1.200 euro, come lo stipendio di un operaio.
Il Comune di Torino, per far fronte al debito, sta mettendo in vendita la
GTT, l’azienda dei trasporti e la Smat, quella dei rifiuti: pur di fare
cassa cancellano quel che resta dei servizi per handicappati e anziani.
Così toccherà a tutti pagare per l’enorme buco delle olimpiadi.

Il governo ha le idee chiare. Se la crisi peggiora il conto lo devono
pagare i lavoratori, i pensionati, i giovani schiacciati da una vita
precaria.
Aumento dell’età pensionabile, ticket sanitari, blocco dei contratti,
tredicesima a rischio, eliminazione di ogni garanzia per chi lavora fanno
parte del pacchetto avvelenato servito alla povera gente.
I più colpiti sono i lavoratori immigrati, costretti dalle leggi razziste
a piegare la testa, pena la perdita del lavoro e quindi del permesso di
rimanere in Italia.
Il lavoro, che ricatta la vita di tutti, è una vera catena per chi rischia
di essere rinchiuso in un CIE, di venire deportato lontano dalla sua vita,
dai suoi cari, dalla speranza di un futuro migliore.
I campi tende per immigrati, il prolungamento ad un anno e mezzo della
detenzione nei CIE, la repressione sempre più dura verso chi lotta contro
il caporalato, il lavoro servile, la reclusione amministrativa sono solo
le punte di un enorme iceberg.

Ma c’è chi non ci sta, chi si ribella ad un destino già scritto, chi vuole
riprendersi il futuro.
Sono i ragazzi tunisini che bruciano le frontiere, sono i prigionieri dei
CIE che sfondano le porte e scavalcano i muri. Sono gli sfrattati che non
si rassegnano alla strada ed occupano le case vuote. Sono i No Tav, che da
Torino alla Valsusa, resistono all’occupazione militare, allo sperpero di
risorse pubbliche, alla devastazione dell’ambiente. Sono gli studenti che
scendono in piazza perché hanno imparato a loro spese che nulla è
garantito se non dalla lotta.

Cambiare la rotta è possibile. Con l’azione diretta, costruendo spazi
politici non statali, moltiplicando le esperienze di autogestione,
abbandonando l’illusione elettorale, perché destra e sinistra in questi
anni si sono divise su tutto ma non su quello che conta. Hanno attuato lo
stesso programma: farci pagare la crisi dei padroni finanziando le imprese
e tagliando i servizi.
Facciamola finita con chi ci dice di abbassare sempre la testa, di tirare
a campare, di rassegnarsi.
Un mondo di liberi ed eguali è possibile. Tocca a noi costruirlo.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361 fai_to at inrete.it