La polvere sotto il tappeto



Partito Umanista - Segreteria nazionale Programma e Documentazione 
                    LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO 
Il recente dibattito politico suscitato dall´ordinanza del Comune di Firenze 
contro i "fastidiosi" lavavetri ai semafori, si sta arricchendo ogni giorno di 
nuove dichiarazioni, puntualmente riportate dai maggiori mezzi di 
comunicazione di massa. È un arricchimento solo quantitativo ed 
apparente. In realtà ogni giorno siamo costretti a registrare invece, dal 
punto di vista qualitativo, un impoverimento. 
Un impoverimento a cui ha contribuito in modo sostanzioso il pacchetto di 
provvedimenti che il ministero degli interni ha intenzione di proporre al 
consiglio dei ministri. Provvedimenti che finiscono col mettere nel mirino 
lavavetri e mendicanti, writers e ambulanti, in nome di una battaglia contro 
l´illegalità diffusa. 
Ci domandiamo: perché tutto ciò non ci meraviglia? Perché, nonostante i 
nostri sforzi, non riusciamo a vedere nulla di nuovo nelle parole del 
ministro Amato e di alcuni sindaci come Cofferati e Domenici? Anzi, più 
cerchiamo di capire e più sentiamo un odore già conosciuto e poco 
gradevole, un odore in cui si mischiano, fino a confondersi, paura e 
ipocrisia. 
Quella stessa paura e quella stessa ipocrisia che spingono tante persone a 
voler illudersi che per risolvere un problema basta spostarlo dalla visuale. 
Basta spingere la polvere sotto il tappeto. 
Problemi come la povertà e la criminalità non possono essere trattati così, 
pensando di risolverli con qualche colpo di scopa. 
È questo che la politica dovrebbe essere capace di dire alle persone, senza il 
timore di apparire impopolari e di non essere più votati alle prossime 
elezioni. Ma oggi la politica di palazzo è troppo impegnata in mediocri 
manovre per mantenere il potere, non può applicarsi con il giusto impegno 
a ciò che veramente interessa noi cittadini. La politica di palazzo non può 
perdere tempo a spiegare, ad ampliare gli orizzonti, a tentare di rispettare 
gli impegni presi con gli elettori. 
E allora ci si affida alle scorciatoie. Si pensa di dare in pasto alla gente, 
preoccupata per la propria sicurezza, un po´ di repressione, una scopa per 
spingere la polvere sotto il tappeto: si sbattono le prostitute in aperta 
campagna, si sbattono i nomadi fuori i raccordi anulari, si cacciano via un 
po´ di lavavetri e di mendicanti. In fondo il fascismo del XXI secolo è 
anche questo: far credere che "è vero solo ciò che appare". 
Una politica che si rispetti, a nostro avviso, deve invece avere il coraggio di 
dire le cose come stanno. Dovrebbe dichiarare che sono finiti i tempi di fare 
di tutta un´erba un fascio, di equiparare un lavavetri ad un malfattore o di 
guardare ogni immigrato come un invasore. 
Dovrebbe avere il coraggio di non contribuire più ad alimentare la 
convinzione che la sicurezza si basa sull´emarginazione degli ultimi e dei 
diversi, ma dovrebbe agire affinché si affermi il principio 
che la vera sicurezza si basa sui diritti fondamentali come il lavoro, la casa, 
la salute, l´istruzione, la giustizia sociale, la pace. 
Evidentemente la politica che vogliamo non sta nei palazzi del potere o nei 
salotti televisivi. La politica che vogliamo non reprime, ma cerca di 
risolvere. 
Non c´è più tempo per le paure e le ipocrisie. Non c´è più spazio sotto il 
tappeto. 
Roma, 7 settembre 2007 
Carlo Olivieri