Il jihad suadente



Il jihad suadente

Il ramadanismo, ovvero

la dissimulazione islamista

che ammalia gli europei

In un forum organizzato dal Nouvel Observateur

nel dicembre 2004, a domanda

postagli da un lettore: “Sostiene lo smantellamento

dell’entità sionista?”, Tariq Ramadan

disse: “L’idea di due stati sulla base

delle frontiere del 1967 è fondamentale,

ma non può essere che una tappa: il traguardo

deve essere la convivenza in modo

ugualitario in uno stato comune”. Auspicare

un solo stato, al posto di Israele e di

quello palestinese, significa liquidare lo

stato ebraico. Ramadan è un raffinato seduttore,

un citatore di filosofi à la page, un

metodo vivente. Se parla a un pubblico di

miti apologeti, come il Festival della filosofia,

discetta di “europeizzazione dell’islam”,

è un genio nell’arte di épater le

bourgeois. Se ha di fronte una platea di fieri

musulmani, la capovolge in islamizzazione

dell’Europa. Nei suoi discorsi trovi

identità valoriale, presa di coscienza e fiducia

nel passato, gergo muscolare e cieli

profetici da cui fa passare il messaggio telegenico

con cui ha incantato Tony Blair e

Salman Rushdie. Beniamino dei movimenti

antagonisti, ha ideato un nuovo format: il

ramadanismo. Miscuglio di lumi rivisitati e

altermondismo, retorica comunitarista e

orgoglio religioso, “pudore” femminile e

appello alla libertà religiosa, risveglio delle

coscienze, pragmatismo e islam come

“la soluzione”. Secondo lo studioso Olivier

Guitta, è un pericoloso opportunista. E per

Lee Smith, “il suo grido di battaglia contro

l’occidente è quello di un jihad più silenzioso

e mite, ma pur sempre jihad”.

Uno come Daniel Pipes, che si è battuto

per negare il visto americano a Ramadan,

sul New York Sun avanza sette ragioni per

interdirlo: il sudanese Hassan al Turabi,

legato ad al Qaida, lo chiama il “futuro dell’islam”;

la magistratura francese nel 1996

gli negò l’ingresso per legami col terrorismo;

il giudice spagnolo Baltasar Garzon

nel 1999 lo ha collegato al qaidista Ahmed

Brahim; con lui ha studiato Djamel Beghal,

che ha progettato un attentato all’ambasciata

americana di Parigi; ha definito “interventi”

le stragi di Bali e Madrid, costati

la vita a quattrocento persone, ed è collegato

alla Taqwa Bank, che l’intelligence

americana accusa di collusione col jihadismo.

“Le prove che abbiamo contro di lui

sono schiaccianti” dicono dal Dipartimento

di stato. L’esperto di islam Jacques Jomier

non ha dubbi: “Ramadan non modernizza

l’islam, islamizza la modernità”.

“Most dangerous man”

Quando fu invitato all’Università di Aosta,

Luciano Caveri, presidente ulivista

della regione, ne bloccò la visita: “Mio padre

è stato ad Auschwitz, dovrei accogliere

chi sostiene che Israele va distrutto?”.

In un confronto televisivo del 2003 con Ramadan,

Nicolas Sarkozy dichiarò che “non

si scrive con la razza, ma con la testa. Dire

ebreo non è come dire parigino. C’è di

mezzo la Shoah”. “Most dangerous man”

lo definì Bernard Kouchner. Per Ramadan

se un musulmano può sposare una cristiana

o un’ebrea, “un’islamica non può sposare

un uomo di un’altra religione”. Non

ammette il diritto a lasciare l’islam e giustifica

la lotta armata (“l’Iraq è colonizzato

dagli americani, la resistenza è giusta”).

Sostenitore delle piscine separate, invita i

musulmani a fuggire un destino di degrado,

a frequentare le moschee e portare i

simboli dell’homo islamicus. Gli arabi li

chiama “fratelli e sorelle”. Ma il musulmano

Malek Boutih di Sos Racisme gli ha dato

del “fascista”. Il Consiglio francese del

culto musulmano si rifiutò di pubblicare

la raccolta di fatwe di Yusuf al Qaradawi,

in cui invitava a “liberare al Quds” (Gerusalemme).

La prefazione era firmata Ramadan.

“In pubblico parla di democrazia,

nelle cassette distribuite nelle banlieue

divulga idee integraliste” dice il tunisino

Lafif Lakhdar, su cui pesa una fatwa di Rachid

Ghannouchi, amico di Qaradawi e

Ramadan. Il Sun, il tabloid più letto d’Inghilterra,

commentò così l’annuncio che

sarebbe stato consulente. “Bandito negli

Stati Uniti per i legami con il terrorismo.

Bandito in Francia per i legami con il terrorismo.

Benvenuto in Inghilterra alcuni

giorni dopo gli attacchi di al Qaida”. Quando

Robert Redeker fu colpito dalla fatwa,

Ramadan definì il suo articolo “odioso,

razzista, orrendo”. A Caroline Fourest, che

ha scritto un libro su di lui, ha dato di

“agente di Israele”.

“Posso non essere d’accordo con loro,

ma non si può mandarli via solo per ciò

che dicono” ha detto a Torino due anni fa

degli imam predicatori di morte. “Diavolo

sofisticato” per il filosofo Roger Scruton,

nel 1993 Ramadan partecipò al boicottaggio

dell’opera di Voltaire “Mahomet

ou le fanatisme”. E’ capace di far ridere

il pubblico. Dice che “gli occidentali hanno

una, due o tre amanti”, non siano quindi

così ipocriti da bandire la poligamia.

Per chi volesse saperne di più, sintonizzarsi

sulla sua tribuna inglese, Shariah Tv,

nomen omen.

Giulio Meotti