L'islam olandese persevera, minacce di morte a un cabarettista



L’islam olandese persevera, minacce di morte a un cabarettista
dal Foglio

EWOUT JANSEN E’ FIGLIO DI UN NOTO ISLAMOLOGO

Theo van Gogh si era sentito rivolgere le stesse parole, “ti uccideremo”, una sera

dell’estate del 2003. Abou Jahjah, agitatore islamista d’Olanda, era stato invitato a

parlare in un teatro di Amsterdam. Theo van Gogh lo accusò pubblicamente di essere

il “ruffiano del Profeta”. All’uscita Theo venne avvicinato da un gruppo islamista.

Partì il grido che gli avrebbero aperto la pancia. “Finiremo quel maiale”, dissero le

guardie del corpo di Jahjah. L’ultimo obiettivo in ordine cronologico della spectre

wahabita è il cabarettista e umorista Ewout Jansen. Come Van Gogh, Jansen vuole dimostrare

che “è impossibile ridere del Profeta in Europa”. Ewout è figlio di Hans Jansen,

il grande islamologo che il Foglio ha intervistato nell’autunno del 2005 a un anno

dall’uccisione di Theo van Gogh.

La storia è stata diffusa dal quotidiano Het Parool. E’ successo che Eric van den

Berg, giovane giornalista del bollettino studentesco

Folia, voleva mostrare alcune affermazioni di Jansen a un imam della moschea

Assoena, per farle commentare. Uno dei presenti dice che Jansen “merita di morire

secondo gli insegnamenti dell’islam”. Viene registrato tutto, è presente il capo

imam Mohammed Bouljhaf. Scoppia il caso e Ahmed Aboutaleb, consigliere del sindaco

di Amsterdam Job Cohen, apre un’inchiesta.

Aboutaleb era stato definito “infedele” dall’assassino di Theo van Gogh.

Si scopre così che Jansen era stato più volte minacciato dagli islamisti di seconda

generazione e che sebbene la moschea negasse ogni rapporto con “Mr. Kabli”, l’autore

della minaccia di morte, l’islamista da anni si muoveva ai vertici della moschea

di Frederik Hendrikstraat. Scatta anche l’iniziativa parlamentare del Partito della

libertà del pluriminacciato di morte Geert  Wilders. “Manteniamo il programma”,

commenta Jansen, che non vuole interrompere lo show nonostante le minacce.

E’ da qualche mese sotto inchiesta anche Fawaz Jneid, lo sceicco accusato di istigazione

alla violenza. Jneid aveva augurato la morte a Van Gogh e un bel cancro ad

Ayaan Hirsi Ali. Il cabarettista Jansen non è stato il primo né sarà l’ultimo. Rachid

Ben Ali è un pittore. Dire che le sue opere sono sacrileghe è poco: Rachid dipinge

imam vestiti da nazisti fra cadaveri, bombe e frasi coraniche. Nel suo atelier si entra

solo dopo un serrato controllo. “Certo che il terrorismo è collegato alla religione,

i terroristi crescono nelle moschee” ha detto Ali. Ha dovuto abbandonare di notte

il proprio letto e riparare in albergo a causa delle minacce di morte. Nel 2000 l’opera

teatrale “Aisha” è stata interrotta a causa degli anatemi islamisti, perché ritraeva

la moglie del Profeta.

Accuse di “infedeltà” sono state rivolte anche a Naima el Bezaz, l’autrice de “L’amante

del diavolo”, un romanzo sulla vita sessuale dei musulmani. “E’ dovere dell’artista

tirare fuori l’indicibile” commenta quel Ger Beukenkamp che lavora a una

pièce su Mohammed Bouyeri e Volkert van der Graaf, gli assassini di Van Gogh e

Pim Fortuyn. Dal 1998 al 2006, l’avvocato W .G. Van Dorian è stato coinvolto in numerosi

casi di terrorismo e di estremismo islamico. Un anno fa Van Dorian ha scelto

di lasciare l’Olanda per il Sudafrica per lavorare al suo libro contro l’islamismo.

Nel 2000 l’intellettuale conservatore Bart Jan Spruyt ha fondato il pensatoio dedicato

all’inglese Edmund Burke. La polizia gli ha consigliato di ingaggiare una guardia

del corpo. “Il problema è che siamo stati tolleranti con l’intolleranza” ha detto

Spruyt. Lo studioso Paul Cliteur ha annunciato in diretta tv che non avrebbe più

criticato l’estremismo islamico a causa delle troppe minacce di morte. E la femminista

irriverente Ebru Umar, atea di origine turca, è stata aggredita vicino a casa

dopo che aveva rilevato la rubrica di Theo van Gogh sul quotidiano Metro.

Il produttore cinematografico Gijs van de Westelaken ha accettato di non trasmettere

più il film “Submission”. E la prossima settimana uscirà negli Stati Uniti

il nuovo libro di Ayaan Hirsi Ali, “Infidel”.

Ovviamente non vedremo stampato il nome del traduttore.

Giulio Meotti