Presenzialismo mediatico presidenziale: Berlusconi con Martelli a "L'Incudine"



SE QUESTA E' DEMOCRAZIA... SEMBRANO SCENE DEL VENTENNIO!!!

All'"Incudine" il premier sostituisce il titolare
Martelli tiene gli autori all'oscuro delle domande
Berlusconi arrivò in tv con il regista ad personam

ROMA - Berlusconi non si accontenta più di decidere quando andare in onda,
dove andare in onda e con chi andare in onda.
Non si accontenta più di portarsi dietro un truccatore personale, un
consigliere-suggeritore e un "curatore dell'immagine" che dà istruzioni
tassative sulle inquadrature consentite e su quelle vietate. No, adesso il
presidente del Consiglio arriva in studio con il suo regista personale. Che
non affianca il titolare della trasmissione, ma semplicemente lo
sostituisce: prende il comando dello studio, dirige la puntata e poi va via
insieme al Cavaliere.

Non era mai successo, nella storia della televisione italiana, che a un
intervistato - per quanto eccellente - venisse concesso un simile
privilegio. Non era mai successo fino a venerdì scorso, quando Silvio
Berlusconi si è presentato allo studio 3 di Cinecittà per registrare la
puntata e "L'incudine", la trasmissione di Claudio Martelli. Che si
trattasse di una puntata speciale, la redazione del programma l'aveva già
capito: mandata in onda da Italia Uno abitualmente il giovedì dopo la
mezzanotte, grazie all'arrivo del premier la trasmissione veniva
eccezionalmente collocata nella prima serata di sabato, al posto del film
"Men in black" (e così velocemente da non lasciare neanche il tempo a "Tv
Sorrisi e Canzoni" di aggiornare i programmi).

Non solo, ma gli autori del programma - i più stretti collaboratori del
conduttore nella preparazione delle interviste - erano stati insolitamente
tenuti all'oscuro delle domande preparate da Martelli per il premier. "Il
presidente arriverà con la sua squadra", aveva avvertito la segreteria di
Berlusconi. Nessuno però aveva capito che in quella squadra ci sarebbe
stato anche il regista: Maurizio Spagliardi, un professionista ingaggiato
da Mediaset per "Il senso della vita" (che evidentemente deve aver
conquistato la piena fiducia del premier con la puntata dedicata al suo
amarcord familiare).

Il fatto è che non l'aveva capito neanche il regista della trasmissione,
Sergio Colabona (lo stesso di "Affari tuoi"), il quale stava arrivando a
Cinecittà quando è stato fermato da una telefonata perentoria: "Non venire,
non ce n'è bisogno". Gelo negli studi, grande imbarazzo in cabina di regia,
mentre Martelli - lasciando fuori dalla porta gli autori, increduli e
furenti - si chiudeva nel suo camerino con Giorgio Mulè, il vice di Mauro
Crippa al vertice della piramide Mediaset dell'informazione. Poi è arrivato
Berlusconi, con il resto della squadra (da Paolo Bonaiuti, che faceva sì-sì
o no-no da dietro le quinte, a seconda degli argomenti toccati da Martelli,
a Roberto Gasparotti, il meticoloso curatore delle inquadrature
presidenziali). E Spagliardi, il regista "ad personam" ha dato il via alla
registrazione.

Anche stavolta, come era già successo in tutte le altre trasmissioni che
avevano ospitato il Cavaliere, era tassativamente proibito il primo piano:
concesso, al massimo, qualche piano americano. E naturalmente nessun
cameraman s'è azzardato a puntare la telecamera sulle scarpe dell'ospite
(che hanno colpito tutti i presenti per l'altezza del tacco e lo spessore
del rialzo interno).

La trasmissione poi è andata come è andata. Due ore e mezzo di
interminabili sermoni berlusconiani, così pesanti che alla fine Mulè e il
regista si sono guardati in faccia sconsolati, domandandosi se ci fosse un
modo, magari col montaggio, di rendere un po' più commestibile quel diluvio
di parole. Non c'era, purtroppo. Nonostante il dimezzamento delle
interruzioni pubblicitarie - altra misura "ad personam", del tutto inusuale
per una rete commerciale - l'indomani l'Auditel avrebbe registrato uno
share del 7 per cento, che per gli addetti ai lavori significa, in prima
serata, "flop spettacolare". In fondo, al regista "titolare" è andata bene:
adesso è l'unico che può dire "io non c'ero".

Di SEBASTIANO MESSINA - "LA REPUBBLICA"