Magdi Giuda Allam



Messaggio: 10      
   Data: Thu, 24 Feb 2005 16:18:28 +0100
     Da: "Susanne Scheidt"
Oggetto: Cose di casa nostra


Ieri, il Corriere della Sera, per la penna di Magdi Allam, ha fatto
l'ennesimo tentativo di demonizzare le comunità islamiche in Italia, come se
fossero, sotto sotto, scuole di antisemitismo.

Ecco l'articolo di Magdi Allam del 23 febbraio 2005 ed in seguito, la
risposta che mi sono permessa di scrivere (scusandomi con Voi per non essere
molto preparata in teologia islamica, ma quando mi bolle il sangue per
quello che oggigiorno si spaccia per "l'analisi", la parola dello storico
non può non farsi sentire):

    L'ANALISI

Così i «cattivi maestri» del Corano insegnano a odiare ebrei e cristiani

A scuola si spiega la differenza tra musulmani e «infedeli»


E' nel Corano la radice dell'odio nei confronti degli ebrei e dei cristiani,
la causa profonda della cultura dell'intolleranza e della morte che sta
sconquassando la comune civiltà dell'uomo? Provate a immaginare se i
cristiani del mondo nel recitare l'invocazione finale del Padre nostro ,
«rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e
non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male», ritenessero che i
«debitori» siano gli ebrei e il «male» siano i musulmani. Ebbene a gran
parte dei musulmani si insegna che nell'invocazione della Fatiha , la sura
che apre il Corano, «guidaci per la retta via, la via di coloro sui quali
hai effuso la Tua grazia, la via di coloro coi quali non sei adirato, la via
di quelli che non vagolano nell'errore!» ( Il Corano , Alessandro Bausani,
Rizzoli), gli ebrei sarebbero coloro con cui Dio sarebbe «adirato», mentre i
cristiani sarebbero quelli che «vagolano nell'errore». Se teniamo presente
che la Fatiha viene pronunciata tutti i giorni nelle cinque preghiere
prescritte dall'islam, si pu? comprendere come finisca inevitabilmente per
forgiare una ideologia ostile agli ebrei e ai cristiani. Questo problema
riguarda anche i musulmani d'Italia. Nell'edizione del Corano a cura di
Hamza Roberto Piccardo dell'Ucoii (Newton&Compton, 2004), la più diffusa in
Italia e accreditata dalla gran parte delle moschee, compare una traduzione
della Fatiha diversa da quella del Bausani: «Guidaci sulla retta via, la via
di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella
tua ira, né degli sviati». Nel suo commento Piccardo scrive a proposito di
«quelli che sono incorsi nella tua ira»: «Tutta l'esegesi classica,
ricollegandosi fedelmente alla tradizione afferma che con questa espressione
Allah indica gli ebrei ( yahud )». A suo avviso nel Corano gli yahud
sarebbero «i portatori di una pratica antispirituale e antitradizionale, che
usa la religione per scopi di potere e che Allah ha condannato con grande
severità.
Sempre per Piccardo «gli sviati» sono «da identificare nei cristiani che
accettando il dogma trinitario si sono allontanati dalla purezza
monoteistica». Per contro Bausani (1921-1988), il più autorevole islamologo
italiano, contesta il fatto che nella Fatiha ci sarebbe la demonizzazione
degli ebrei e dei cristiani perché «tali interpretazioni, oltre a diminuire
il valore universalistico della preghiera, sono anche difficilmente
accettabili sintatticamente, data la forma negativa nella quale le
espressioni suddette appaion nel testo». Stando a Bausani dietro
all'ideologismo islamico c'è un errore di traduzione dell'originale arabo o
comunque un'interpretazione arbitraria del Corano.
Per un altro verso se si consulta un testo di educazione islamica Lezioni di
Corano (Bakhida Abdel Latif, Dar al Thakafa, Casablanca, 2001), impiegato in
molte scuole coraniche gestite da marocchini in Italia, vi si ribadisce che
nella Fatiha si esorterebbero i musulmani a non intraprendere «la strada
degli ebrei che si sono meritati la tua ira» e «la strada imboccata dagli
infedeli che hanno smarrito la retta via».
Alla dodicesima lezione si spiega la differenza tra musulmano e infedele:
«Il musulmano è colui che crede in Dio e nel suo inviato Maometto. Gli
infedeli sono gli ebrei, i cristiani, gli zoroastriani, gli idolatri». Di
tutt'altro avviso uno dei maggiori teologi riformatori dell'islam,
l'egiziano Mohammad Abduh (1849-1905) che ha scritto sulla Fatiha ( Opere
complete , Dar al Shuruk, Il Cairo, 1993): «E' una delle prime sure
rivelate. All'inizio della rivelazione i musulmani non potevano invocare che
gli altri si ravvedessero ma era a loro che Dio si rivolgeva perché
seguissero la retta via. E i più retti erano i profeti, gli apostoli, i
martiri e i pii delle precedenti nazioni. Il Corano ci chiarisce che la
religione di Dio è unica in tutte le nazioni, le leggi cambiano a secondo
dei tempi ma i fondamenti sono identici». Come si vede il marcio non è nel
Corano o nell'islam in quanto tali, bens? nell'ideologia integralista ed
estremista islamica.

www.corriere.it/allam
Mia risposta di oggi, al Corriere della Sera:


Alla cortese attenzione della Redazione del Corriere della Sera
Oggetto: articolo di Magdi Allam del 23 febbraio 2005
         "Così i «cattivi maestri» del Corano insegnano a odiare ebrei e
cristiani
         - A scuola si spiega la differenza tra musulmani e «infedeli»"
Sono rimasta sconcertata dalle affermazioni di Magdi Allam del Corriere
della Sera, secondo il quale l'edizione di Il Corano a cura di Hamza R.
Piccardo si presterebbe a diffondere odio nei confronti di ebrei e
cristiani. L'edizione in lingua italiana del Corano di Hamza R. Piccardo,
come le altre, più anziane, tra cui quella di Federico Peirone o di Luigi
Bonelli, sono opere teologiche. Ho davanti a me le tre edizioni italiane
appena indicate, più l'edizione bilingue arabo-tedesco di Hazrat Mirza Tahir
Ahmad dell'Ahmaddiyya Muslim Jamaat. Ebbene, tutte queste edizioni sono
dotate di commenti teologigici che aiutano il credente, ma anche il semplice
studioso, a comprendere il significato della rivelazione, rispettivamente,
per il semplice studioso, del testo. Questi commenti non costituiscono le
opinioni personali degli autori, cos?, come non costituiscono opinioni
personali, bens? scuola di pensiero, le spiegazioni ed annotazioni dei vari
autori che il lettore della Bibbia, Edizione Paoline (Roma 1983) troverà
copiose in piè di ogni pagina.
Per quanto riguarda adesso le interpretazioni della Fatiha, troviamo che
la più ortodossa che io conosca, cioè quella dell'Ahmaddiyya, non dà un
volto teologico a coloro che non si troverebbero sulla retta via, ma si
accontenta a definirli per via di esclusione, mentre le tre edizioni
italiane da me indicate, tutte quante, indicano coloro che sono incorsi in
errore come i cristiani e coloro contro cui Dio si è adirato, negli ebrei.
Ho il sospetto che al giornalista del Corriere della Sera sia sfuggito che
qui si parla di definizioni teologiche che nulla hanno da che fare con
l'ordine pubblico e con le leggi dello stato. Ogni religione, in quanto
rivelazione della verità, presume errate le altre religioni e così, come
l'Islam presume errata la Cristologia, la teologia luterana o quella
riformista presumono errato il cattolicesimo. Le sacre scritture e le loro
interpretazioni avvicinano i rispettivi fedeli alla rivelazione e ne
conservano l'ortodossia definendo la retta via e mettendo in guardia
dall'errore, ma non sono libri di storia. Solo l'ebraismo nell'attuale
versione sionista si propone di scambiare la sacra scrittura per un registro
catastale di uno stato moderno, uscendo con ci? dalla teologia per
trasformarsi in ideologia.
Quando invece, nelle interpretazioni della Fatiha delle tre edizioni
italiane del Corano da me indicate, coloro che sono incorsi nell'ira di Dio
vengono identificati per gli ebrei, ciò è assolutamente conforme agli
insegnamenti teologici dell'ebraismo ortodosso stesso, che insegna che la
dispersione del popolo ebraico nel mondo sarebbe avvenuta per volontà di Dio
che così, avrebbe voluto punire gli ebrei imponendo loro di vivere secondo
le leggi di Dio, conducendo una vita esemplare e diventando come una luce
tra i popoli del mondo finché Dio stesso non avesse determinato il giorno in
cui il popolo delle comunità ebraiche sarebbe di nuovo riunito, conferendo
al punto di arrivo, Gerusalemme, un significato del tutto spirituale. Per lo
storico laico, questa interpretazione ebraica-ortodossa costituisce il
paradigma della comunità religiosa per definizione in diaspora e tale quale
la vediamo affermata anche dalle autorevoli interpretazioni della Fatiha.
Solo una mente superficiale e maliziosa, ignara della teologia ebraica, può
fraintendere le interpretazioni della Fatiha come slogan giudeofobo.
Mi si perdoni questa lunga premessa, necessaria per fare capire su quali
basi minime la critica giornalistica di un'interpretazione del Corano debba
fondarsi per dare un minimo di informazioni al lettore di un giornale. Nel
caso specifico però, perfino l'obbligo di diligenza del giornalista mi
sembra palesemente disatteso, quando il Signor Magdi Allam scrive che "a
suo avviso", cioè, secondo l'avviso di Hamza R. Piccardo, gli ebrei
sarebbero "i portatori di una pratica antispirituale....". Come nelle altre
tre edizioni italiane da me indicate, l'edizione di Hamza R. Piccardo non
contiene affatto le opinioni di quest'ultimo, ma la citazione di Magdi Allam
induce il lettore del Corriere della Sera in questo errore. In verità,
l'interpretazione della Fatiha dell'edizione italiana di Hamza R. Piccardo
spiega (ed. 1994, pag. 24) che riguardo alla denominazione di ebrei, Yahud,
nel Corano si trovano ben tre diversi riferimenti, di cui la terza, quella
unica citata da Magdi Allam, si riferisce a persone solo di nome ebrei, ma
in effetti prive di convinzioni religiose che tuttavia dalla loro
definizione quali ebrei traggano vantaggio. Nel commento di Hamza R.
Piccardo del Corano, questa terza categoria viene espressamente elencata
come terza, a differenza delle prime due categorie di ebrei, cioè gli ebrei
di nascita, i Figli di Israele ed i convertiti all'ebraismo, cioè, gli ebrei
propriamente detti autentici, mentre l'elencazione di tutte le tre
significati della denominazione di ebrei nel Corano, serve alla comprensione
dei differnti riferimenti del Corano e specialmente, a prevenire le errate e
frettolose interpretazioni alle quali la mancata distinzione tra
denominazione e sostanza può dare luogo. L'articolo di Magdi Allam ne è un
perfetto esempio.
Cordiali saluti.
Susanne Scheidt

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([Al-Awda-Italia] Digest Number 1368)