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Balawaristan: il prossimo focolaio in Asia meridionale
- Subject: Balawaristan: il prossimo focolaio in Asia meridionale
- From: Associazione per i popoli minacciati / Gesellschaft für bedrohte Völker <info at gfbv.it>
- Date: Mon, 19 Dec 2005 17:15:52 +0100
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Associazione per i popoli minacciati / Dossier in
www.gfbv.it/3dossier/asia/balawar-it.html
I "territori del Nord" Gilgit e Baltistan si ribellano contro la
"potenza coloniale" Pakistan
Balawaristan: il prossimo focolaio in Asia meridionale
Di Thomas Benedikter
Bolzano, 17.12.2005
INDICE
Introduzione | Balawaristan: emerge un nuovo paese | Il Pakistan -
Potenza coloniale | Nuove soluzioni?
Introduzione
All'ombra del terribile sisma che ha sconvolto la parte pakistana del
Kashmir (il cosiddetto Azad Kashmir) qualche centinaio di chilometri più
a Nord si consuma un'altra tragedia. Dal 13 ottobre a Gilgit, la
capitale dei "Northern Areas", dopo scontri violenti fra sunniti e
sciiti vige il coprifuoco. Due giorni prima due noti personaggi sciiti
sono stati ammazzati durante un assalto di sunniti estremisti
provenienti dalla provincia limitrofa del North Western Frontier
Province. Politici sciiti da anni si trovano nel mirino di questi
attacchi, nel solo 2005 già in 81 casi. Quasi sempre gli assassini hanno
potuto contare sulla connivenza e passività della polizia pakistana. Il
13 ottobre l'escalation: la polizia ha aperto il fuoco su una
manifestazione pacifica di protesta a Gilgit-città uccidendo 7
partecipanti. Di seguito, gli odiati "Pakistan Rangers", un'unità
paramilitare, hanno fatto irruzione nelle case di attivisti politici
sciiti lasciando sul terreno alcuni morti. Lo sgomento e la rabbia fra
gli sciiti locali è salita alle stelle. Nei distretti più a Nord, Hunza
e Nager, 25.000 persone sono scese in piazza per protesta contro il
Pakistan. I servizi segreti pakistani ISI hanno reagito subito: hanno
arrestato tutta la leadership del clero sunnita e sciita locale e
l'hanno trasportata a Rawalpindi per gli interrogatori. Nel frattempo 41
persone arrestate per motivi politici a Gilgit hanno iniziato uno
sciopero della fame. La situazione sta via via peggiorando.
È da alcuni anni che il Gilgit-Baltistan vive questa crisi, ma
all'inizio del 2005 la situazione peggiorò bruscamente con un attentato
all'Imam sciita di Gilgit città, Agha Ziauddin. Per tutta risposta
gruppi sciiti hanno ucciso 14 sunniti in un linciaggio. L'Imam si era
fortemente opposto ai nuovi curricula scolastici imposti dal governo di
Islamabad. Poco prima per la prima volta erano stati ammazzati anche due
membri della comunità Ismaili, attivi per la Aga Khan Foundation. Gli
Ismaili sono la comunità più piccola fra le tre correnti nell'Islam
odierno e sono presenti soprattutto fra gli Hunza e i Gilgiti del Nord
della regione. Già dal 2003 gli Ismaili sono stati vittime di una
campagna velenosa aizzata dalla maggioranza politica islamista della
vicina "North Western Frontier Province". Gli Ismaili, come gli sciiti,
sono tacciati di aver abbandonato "la retta via dell'Islam". Quindi si
teme che il conflitto sanguinoso tra maggioranza sunnita e la minoranza
sciita in alcune province del Pakistan possa trasbordare anche nel
Gilgit-Baltistan. La crescente tensione è dovuta anche al rapido aumento
di immigrati sunniti a Gilgit che vi si insediano come funzionari
statali, ufficiali, poliziotti o commercianti. Nel 1948 la popolazione
indigena, composta da etnie di confessione ismaili e sciita, formava
ancora l'85% del totale dei residenti, oggi invece supera di poco la
metà. Questo flusso migratorio di popolazioni pashtune e punjabi delle
due province limitrofe crea forti timori perché la popolazione non ha
nessuna voce in capitolo nella gestione del potere locale.
Fin dal momento della partizione dello Jammu e del Kashmir nel 1947 il
Pakistan ha portato avanti una politica autoritaria per controllare ogni
parte dello stato, sia attraverso l'amministrazione diretta dal governo
nazionale sia attraverso la promozione dell'insediamento di sunniti
provenienti dall'esterno, riducendo le etnie locali a minoranze nel loro
stesso paese. Già nel 1988 e nel 1993, dopo massacri con più di 100
morti ad opera dell'attuale presidente Musharraf, migliaia di abitanti
del Gilgit e del Baltistan erano stati arrestati, mentre decine di
migliaia avevano lasciato la regione per mancanza di lavoro e timore di
nuova violenza. I nuovi curricula del Ministero pakistano alla pubblica
istruzione dal 2003 hanno riacutizzato la tensione. Stavolta alle
proteste sono seguiti attentati ed attacchi mirati di estremisti sunniti
provenienti dall'esterno.
Perfino l'India nel novembre 2005 si era mostrata preoccupata della
nuova crisi in quella parte dello Jammu e Kashmir storico. Fra le
montagne del Karakorum sta per accumularsi il potenziale per un nuovo
conflitto armato. Dopo la crisi interreligiosa e politica nel
Gilgit-Baltistan si preannuncia anche una crisi dei diritti civili ed
umani. In una lettera al segretario generale ONU Kofi Annan del 17
ottobre 2005 il presidente del Fronte Nazionale del Balawaristan (BNF),
Abdul Hamid Khan, si descrive amaramente deluso dalla brutalità della
polizia pakistana nei confronti della popolazione locale, ma afferma:
"Evidentemente un movimento per i diritti politici può contare con più
attenzione internazionale solo quando passa alle armi. Gli abitanti del
Balawaristan resteranno invece fedeli alla resistenza pacifica." Insieme
ad altri 70 personaggi del movimento nazionale del Balawaristan Hamid
Khan rischia in ogni momento l'arresto ed il processo per alto tradimento.
Continua in www.gfbv.it/3dossier/asia/balawar-it.html