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(Fwd) I rapporti dell'UE e dell'UNEP sul DU




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Date sent:      	Wed, 14 Mar 2001 13:25:25 +0100
From:           	Massimo Zucchetti <zucchetti@polito.it>

Torino          14.3.2001
Sono stati resi pubblici recentemente due rapporti di organismi 
internazionali, riguardanti il problema della pericolosità dell’Uranio 
depleto (DU) usato per scopi militari nei Balcani.
Il primo è un rapporto dell’Unione Europea (Opinion of the group of experts 
established according to Article 31 of the EURATOM Treaty - Depleted 
Uranium), reperibile al sito: 
http://europa.eu.int/comm/environment/radprot/opinion.pdf.
Il secondo è il Rapporto dell’Unep (Depleted Uranium in Kosovo - 
Post-Conflict Environmental Assessment), reperibile al sito:
http://balkans.unep.ch/du/reports/report.html.
Ad una prima lettura dei documenti, emergono i seguenti punti critici, che 
spiegano ampiamente le conclusioni rassicuranti alle quali i due documenti 
giungono.

RAPPORTO UNIONE EUROPEA
In esso, che non considera tra l’altro la questione della pericolosità 
chimica,  si arriva ad escludere qualunque pericolosità radiologica del DU. 
Si afferma che, considerando tutte le possibili realistiche vie di 
esposizione, il DU non può arrivare a causare detrimento sanitario (cioè 
malattie o morte).
Cercando la ragione di queste conclusioni, davvero peculiari per un 
materiale radioattivo, si evince che:
-       Il rapporto considera  che il DU nelle munizioni non prenda 
praticamente fuoco, se non in piccolissima parte e quindi non vada 
praticamente in aerosol. Escludendo o minimizzando così la via di 
esposizione preponderante (inalazione), è facile giungere a queste 
conclusioni. In realtà, questa assunzione non è per nulla giustificata e 
realistica.
-       Il rapporto afferma che dosi fino a 100 mSv (circa 50 volte il 
fondo naturale) non provocherebbero rilevante aumento nella popolazione 
degli effetti sanitari dovuti alle radiazioni ionizzanti. Questa 
affermazione si commenta da sola: ricordiamo come i limiti di legge in 
Italia parlino di 1 mSv come dose massima per la popolazione (cento volte 
di meno del valore che il rapporto afferma essere irrilevante). Se l’intera 
popolazione italiana fosse esposta a questa dose “irrilevante”, ne 
risulterebbero 300.000 nuovi casi di tumore all’anno, una cifra 
evidentemente ritenuta trascurabile dagli esperti dell’Euratom.

RAPPORTO UNEP
Il rapporto dei tecnici dell’Unep contiene molti dati e rilevazioni 
interessanti e pregevoli. Tuttavia:
-       Le misurazioni sono state fatte a distanza di anni dai 
bombardamenti. Il sottoscritto ha già ampiamente spiegato in altre sedi [1] 
come sia improbabile, a distanza di anni, rilevare l’inquinamento da DU con 
le usuali misure di contaminazione ambientale. Occorre ricorrere a 
bioindicatori/bioaccumulatori, nei quali si può ancora rilevare il DU anche 
dopo parecchio tempo dai bombardamenti.
-       Il rapporto afferma infatti di non aver trovato concentrazioni 
ambientali rilevanti di DU e questo appunto non stupisce. Tuttavia, 
contraddice le sue stesse conclusioni (il DU in seguito ad un bombardamento 
non si sparge nell’atmosfera se non entro un piccolo raggio 
dall’esplosione, ergo l’esposizione della popolazione nel suo insieme 
risulta trascurabile), leggendo quanto scritto nell’Appendice VI del 
Rapporto stesso.
-       In essa vengono riportati i dati sui rilevamenti di DU in certi 
bioindicatori (licheni e muschi). Si legge [2] che in tutti i casi in cui 
si è ricorso a questa misura si è trovato rilevante traccia di DU, segno 
che esso si era polverizzato e sparso nell’atmosfera. Questo, anche in 
concomitanza con rilevazioni nulle di contaminazione del suolo. Si 
raccomanda nel Rapporto l’uso di questi bioindicatori in future rilevazioni.
-       Questa appare perciò una implicita affermazione di non aver 
utilizzato le tecniche più adeguate per la rilevazione del DU. Risultano 
perciò opinabili ed inficiate tutte le affermazioni del rapporto sulla 
pericolosità del DU.
-       Inoltre, solo in 11 siti sugli oltre 200 indicati sono state 
effettuate misurazioni. Date le caratteristiche “a spot” dell’inquinamento 
da DU, questo compromette la completezza ed esaustività dell’indagine.
-       Ci si chiede infine perchè non siano state prese in considerazione 
le misure degli scienziati jugoslavi fatte al tempo giusto (subito dopo i 
bombardamenti), e che avevano rilevato concentrazioni di DU anche ordini di 
grandezza oltre il normale [1]

I pochi esempi qui citati, frutto di una prima lettura dei rapporti, 
permettono di concludere come siano del tutto azzardate ed ingiustificate 
le sentenze assolutorie sulla pericolosità dell’uranio impoverito.
Per quanto riguarda l’imminente probabile ulteriore sentenza assolutoria 
che verrà emessa dalla Commissione Governativa (presieduta dal prof. 
Mandelli), il sottoscritto si riserva di commentarla quando sarà 
disponibile il rapporto, e non le indiscrezioni pubblicate in questi 
giorni. Tuttavia, concorda pienamente con le dichiarazioni del dott. 
Giorgio Cortellessa (ANSA, 13.3.2001, h.18:21) della Contro-Commissione del 
Tribunale Clark.

(Prof.Ing. Massimo Zucchetti)
Comitato “Scienziate e Scienziati contro la guerra”
Email: zucchetti@polito.it
[1] M.Cristaldi, A.Di Fazio, C.Pona, A.Tarozzi, M.Zucchetti “Uranio 
impoverito (DU). Il suo uso nei Balcani, le sue conseguenze sul territorio 
e la popolazione”, Giano, n.36 (sett-dic. 2000), pp. 11-31.
[2] "The presence of DU in these samples (Lichens, nota di 
M.Zucchetti)  indicates the earlier presence of DU in the air, which means 
that at least some of the penetrators have hit hard targets and shattered 
into dust and dispersed in air. In fact, in some locations such as Vranovac 
Hill, Bandera/Podzhar and Belebrod there was no measurable widespread 
ground contamination. This underlines the possibility of using in the 
future lichens and barks as sensitive bio-indicators in areas in which DU 
ammunition has been used."


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Prof. Massimo Zucchetti
DENER - Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi 24 - 10129 Torino (ITA)
Tel./Fax  +39 - 011 - 564.4464 / 4499
email: zucchetti@polito.it
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