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NEWS: Giornali Internet 08/11/03
- Subject: NEWS: Giornali Internet 08/11/03
- From: "Simone Bonanomi" <simone@anticaccia.it>
- Date: Sat, 8 Nov 2003 18:37:55 +0100
- Importance: Normal
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CACCIA
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Bologna
E' stato fatale lo sparo del figlio
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/24/27:4919712:/2003/11/08
E' deceduto senza aver ripreso conoscenza Mario Guccini, il cacciatore
settantunenne di Ozzano colpito domenica scorsa da un pallino esploso da una
cartuccia sparata dal figlio, che aveva visto una beccaccia levarsi in volo.
Ma qualche persona potrà vivere grazie agli organi dello scomparso, che la
famiglia ha deciso di donare. Guccini non si era preoccupato particolarmente
della ferita, pensando che fosse addirittura un colpo di striscio, tanto che
si era tamponato l'orbita dell'occhio destro con un fazzoletto continuando a
camminare per una ventina di minuti. Solo più tardi un amico di famiglia che
partecipava alla battuta di caccia si era accordo che qualcosa non andava
per il verso giusto. Arrivati ad un casolare, il figlio di Guccini e l'amico
avevano chiamato il 118, visto che le condizioni andavano continuamente
peggiorando. Guccini ha perso i sensi mentre era sull'ambulanza che lo stava
trasportando all'ospedale Maggiore di Bologna. Una volta arrivato al pronto
soccorso è stato immediatamente deciso di trasferire il cacciatore in
rianimazione. Guccini non ha mai ripreso conoscenza e l'altra mattina è
spirato. I medici, dopo aver sottoposto il paziente a radiografie e ad una
serie di tac fin dal suo ricovero, hanno valutato come «estremamente serie
le condizioni del paziente». Uno dei figli, Walter, racconta che secondo i
sanitari Mario Guccini è stato colpito da un solo pallino che si è
conficcato nella scatola cranica, provocando lesioni cerebrali con un
ematoma: questo ha causato il decesso del cacciatore.
La data dei funerali, che si terranno a Ozzano dove Guccini risiedeva, non è
ancora stata fissata perché la salma è a disposizone dell'autorità
giudiziaria che ne ha disposto il traferimento all'obitorio della Certosa
per eventuali accertamenti.
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Pesaro
Cinghiali: vietati i fucili a canna rigate
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/31/17:4920808:/2003/11/08
ISOLA DEL PIANO — Si continua a parlare del proiettile che durante una
battuta di caccia contro i cinghiali domenica scorsa nella zona di San Piero
in Tambis di Fossombrone, ha forato la carrozzeria di un fuoristrada
parcheggiato.
Da quanto si è appreso, sembra che appoggiato al fuoristrada, attraversato
da un pallettone si trovasse lo stesso proprietario dell'automezzo, scampato
miracolosamente al proiettile. Il sindaco d'Isola del Piano, Paolo
Battistoni, è intervenuto sull'argomento. «Rilevato che molte abitazioni e
strade pubbliche si trovano a ridosso della zona di caccia e sussistendo un
effettivo, concreto pericolo di danno grave e imminente per l'incolumità
pubblica — perché la gittata massima dei fucili con canna ad anima rigata
arriva a tre chilometri — ho emesso un'ordinanza (in vigore da oggi, ndr)
nella quale si dice che è “vietato nel territorio comunale d'Isola del Piano
l'uso del fucile ad anima rigata per l'esercizio dell'attività venatoria”».
I trasgressori — dice l'ordinanza — saranno soggetti alla sanzione
amministrativa da 25 e 500 euro, oltre al sequestro del fucile a canna
rigata. I trasgressori saranno inoltre segnalati all'autorità competente per
le conseguenze penali.
L'ordinanza è stata trasmessa a prefettura, questura, carabinieri, polizia
forestale, polizia municipale d'Isola del Piano, Provincia, Atc, Regione
Marche, associazioni venatorie. Contro l'ordinanza è ammesso ricorso al Tar
d'Ancona entro 30 giorni dalla pubblicazione del provvedimento; c'è anche la
possibilità di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro
120 giorni.
Mario Cardilli
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Sette cacciatori di frodo beccati in trasferta nel Crotonese
http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/70/5:4917972:/2003/11/08
COLLIO — Continua il botta e risposta tra il sindaco di Collio Piero
Paterliti e gli ambientalisti, dopo l'operazione anti-bracconaggio con
arresti, rissa e ingurie del 2 ottobre. «Mantengo la posizione assunta
nell'episodio che vide l'arresto del concittadino 53enne per resistenza a
pubblico ufficiale. Ho sempre condannato il bracconaggio e i metodi usati
dalle guardie del Noa. Confermo la volontà di costituirmi parte civile in
conseguenza delle frasi ingiuriose indirizzate ai cittadini che io
rappresento. Nell'interrogazione parlamentare viene sottolineata la mia
richiesta di allontanare le guardie del Noa, ma non viene citato che il
figlio dell'uomo arrestato riportò un trauma cranico e una distorsione della
cervicale». Così Paterlini commenta l'interrogazione presentata alla Camera
da Marco Lion e Luana Zanella, deputati Verdi, i quali chiedono un
intervento da parte dei ministri delle Risorse agricole e dell'Interno, per
«le inaudite affermazioni del sindaco estremista e filobracconiere».
Intanto, il bracconaggio bresciano fa parlare di sé anche in trasferta. Nel
Crotonese sette cacciatori, provenienti dalla provincia di Brescia, sono
stati denunciati dai carabinieri nell'ambito di un'operazione svolta nel
comune di Roccabernarda. I primi cinque cacciatori sono accusati di uso di
apparecchiature vietate per il richiamo e di aver abbattuto diversi
esemplari di allodola. I carabinieri hanno sequestrato cinque fucili, circa
settemila cartucce e quattro richiami acustici con telecomando.
Nella stessa località i militari hanno denunciato altri due cacciatori
bresciani trovati in possesso di due richiami, sequestrati insieme a due
fucili.
di Pia Grazioli
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Lugagnano - Era riuscito a trascinarsi fuori dal bosco: a trovarlo un
operaio della Provincia
Cinghiale ferito sfugge ai cacciatori e muore in strada
http://quotidiano.liberta.it/QuotidianoArticolo.asp?Qpar=&IDArt=116&Fname=08
11PRO500.jpg
Lugagnano - Cinghiali ancora al centro delle cronache in Valdarda. E sempre
nella zona detta del “Ronzone”, al confine tra i comuni di Castellarquato e
di Lugagnano, dove già martedì scorso il geometra lugagnanese Alessandro
Belfiore, al volante della sua “Alfa 147”, si era imbattuto in un branco di
cinque animali. Questa volta, però, non si tratta di invasione della strada,
né dell'ennesimo investimento.
Stavolta si tratta del “misterioso” ritrovamento di un cinghiale morto,
rinvenuto sul lato della provinciale che costeggia l'Arda.
A scorgere per primo l'animale nella scarpata è stato, nel tardo pomeriggio
di giovedì scorso, un addetto della Provincia che ha immediatamente
provveduto ad avvertire il comando provinciale del Corpo forestale dello
Stato.
Da Piacenza è subito partita per la Valdarda una pattuglia di guardie
forestali che, sul posto, hanno trovato la collaborazione di Luciano
Passera, vigile urbano del Comune di Lugagnano.
In un primo momento, si era pensato all'investimento da parte di
un'automobile. Tuttavia, un più approfondito controllo sulla carcassa del
povero animale ha invece permesso di rilevare un foro di proiettile - quasi
sicuramente di fucile - che ha colpito il cinghiale alla pancia,
trapassandolo da parte a parte.
Le guardie sono giunte alla conclusione che l'animale selvatico, colpito
dalla fucilata, sia riuscito a sfuggire allo sparatore, ma solo per andare a
morire lontano dalla zona dove era in corso la battuta di caccia.
Esaminando più attentamente la ferita provocata dalla pallottola di grosso
calibro, le macchie di sangue e la rigidità dell'animale (dal peso stimato
in circa 40-50 chilogrammi), le guardie hanno stabilito che il cinghiale era
stato ammazzato solo poche ore prima. Nessuna traccia, invece, di chi ha
premuto il grilletto.
Franco Lombardi
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Due diverse decisioni del Tar lombardo sulle deroghe: si continua a sparare
a passero e storno
Caccia, stop solo per peppola e fringuello
La Lombardia paga errori di altre Regioni. Lo sconcerto di Federcaccia,
Beccalossi e Sala
BRESCIA
http://www.giornaledibrescia.it/giornale/2003/11/08/19,PRIMO_PIANO/T2.html
Sospesa la caccia a peppole e fringuelli; supplemento d’indagine per passeri
e storni. Questa la decisione del Tar lombardo che il nostro giornale ha
anticipato brevemente nell’edizione di ieri. In effetti il Tar con ordinanza
del 5 novembre ha sospeso la delibera che consentiva il prelievo in deroga a
fringuelli e peppole e con un’altra ordinanza ha stabilito, prima di
decidere, un supplemento di indagine - ovvero entro 10 giorni la Regione
dovrà produrre il parere dell’Istituto nazionale della fauna selvatica - per
passeri e storni; di conseguenza queste specie potranno essere cacciate,
fino alla nuova decisione del Tar, negli ambiti di pianura (con esclusione
di Lecco, Lodi, Varese e di Pavia dove il prelievo è limitato alla sola
passera d’Italia). Val la pena di ricordare che la Regione aveva adottato
due distinte delibere per le specie in deroga: una per passero d’Italia,
passera mattugia e storno, al fine di contenere i danni alle produzioni
agricole e l’altra per fringuello e peppola, deroga ai fini venatori. Il
ricorso di Wwf, Gol, Lac e Lega antivivisezione sulla delibera per
fringuelli e peppole, si fonda soprattutto sul fatto che alcune regioni come
Calabria, Liguria e altre, non hanno tenuto fede agli accordi sottoscritti
nella Conferenza Stato /Regioni dell’estate scorsa, facendo così saltare la
previsione sulla quale si fondava anche la delibera lombarda. Eppure la
Regione Lombardia aveva scrupolosamente osservato gli accordi concordati
(360mila fringuelli e 32mila peppole), basti pensare che aveva ammesso il
prelievo di 2 sole peppole nell’intera stagione venatoria e limitato ai soli
cacciatori da appostamento fisso. Leggendo le ragioni che hanno indotto il
Tar ad accogliere la domanda di sospensione della delibera di fringuelli e
peppole si scopre che: «Dalla motivazione del deliberato regionale non
emergono con sufficiente chiarezza le modalità di riparto tra le Regioni
delle piccole quantità prelevabili sull’intero territorio nazionale
(1.500.000 esemplari della specie fringuello; 52.000 esemplari della specie
peppola), il che concreta il pericolo che il prelievo effettivo superi
globalmente il contingente massimo stabilito dall’Infs». Durissimi i
commenti della Federcaccia, dell’assessore provinciale alla Caccia Sala e di
quello regionale Beccalossi. «Non è bastata la recente legge nazionale - ha
dichiarato Enzo Bosio presidente di Federcaccia - non sono bastati i
provvedimenti della Regione Lombardia quanto mai severi e scrupolosi nell’
applicazione del regime di deroga, a garantire finalmente un diritto, che la
stessa direttiva comunitaria ammette. Quel che sconcerta è che il prelievo
in Lombardia di fringuello e peppola sia stato annullato, di fatto perché
alcune regioni (Veneto e Liguria) non avrebbero tenuto fede agli accordi che
lo Stato aveva imposto sui quantitativi totali delle due specie prelevabili
in deroga sull’intero territorio nazionale . La stranezza è che queste
Regioni che non hanno rispettato le regole, continuano tranquille nel
prelievo in deroga, mentre la Lombardia (così pure la Toscana) che le regole
le ha osservate con deliberazioni serie, puntigliose e per certi versi
impopolari, si vede ingiustamente penalizzata. La serietà, la correttezza e
l’intelligenza politica e amministrativa dell’assessore regionale Viviana
Beccalossi è stata punita, con premio implicito per chi si è comportato
scorrettamente. Ma in che paese viviamo, se a farla franca sono solo i
furbi?». Ancor più tagliente l’assessore Alessandro Sala: «È una vergogna:
altri sbagliano e sono i cacciatori lombardi a pagarne le conseguenze. Come
sostengo da tempo, insieme a Federcaccia, per l’anno prossimo occorrerà
pensare ad una legge regionale e non a una delibera che ci metta al riparo
da questi ricorsi assurdi». Infine l’assessore regionale Viviana Beccalossi
che parla di «una decisione che mi lascia perplessa nella sostanza e mi
amareggia per il modo in cui ne sono venuta a conoscenza» visto che è finita
sui giornali prima che sul tavolo delle istituzioni. Per quanto riguarda la
sostanza, la Beccalossi ritiene «ingiusta e pretestuosa la sospensiva della
delibera motivata dalle inadempienze di altre Regioni. Tutto ciò mi sembra
fuori da ogni logica ed inaccettabile, soprattutto perché sanziona un
comportamento corretto della Lombardia e va a premiare i furbi». Quanto alla
possibilità di varare una legge, la Beccalossi ricorda che questa strada è
stata percorsa un anno fa con esito infausto.
...
«Caccia senza regole certe: un errore»
www.ecodibergamo.it/ecowebquotidiano/transfer.asp?string=/EcoWebQuotidiano/i
nput/2003/11/08/23_d.shtml
Anche quest'anno, come da copione, è arrivata la sospensiva del Tar di
Milano alla deliberazione della Giunta regionale che aveva concesso la
caccia in deroga alla direttiva comunitaria 79/409 al fringuello e alla
peppola.
Il Pirellone aveva concesso la caccia al fringuello sino a lunedì prossimo e
alla peppola sino a lunedì 24 novembre e, con un distinto provvedimento, la
caccia al passero d'Italia, alla passera mattugia e allo storno sino al 31
dicembre. Quattro associazioni ambientaliste, anche quest'anno, hanno
chiesto l'annullamento dei due provvedimenti regionali, e ieri è stata
depositata la sentenza del Tar Lombardia, che ha accolto la richiesta di
sospensiva del provvedimento riguardante fringuelli e peppole, mentre ha
richiesto alla Regione un supplemento di istruttoria prima di pronunciarsi
definitivamente sul provvedimento riguardante passeri e storni. Ne consegue
che da oggi, i cacciatori lombardi non possono più cacciare, e nemmeno
esporre come richiami, il fringuello e la peppola, mentre si possono
cacciare passeri e storni. La causa della sospensiva della delibera
regionale sembra essere una non puntuale ripartizione tra le Regioni
italiane del quantitativo di fringuelli e peppole da prelevare come «modica
quantità» concesso dall'Unione Europea, quantificato in un milione e mezzo
di esemplari. «Ancora una volta istituzioni e cacciatori devono apprendere
nel bel mezzo della stagione venatoria che le regole sono state cambiate –
ha affermato Luigi Pisoni, assessore provinciale all'Agricoltura, caccia e
pesca – un altro duro colpo alla certezza del diritto che sembra non avere
cittadinanza in materia venatoria, una materia questa squisitamente tecnica,
che non dovrebbe subire continue contaminazioni giudiziarie. Invito per il
momento i cacciatori ad attenersi scrupolosamente ai divieti imposti dalla
sentenza del Tar e nel contempo reclamare in tutte le sedi una maggiore
certezza dei propri diritti».
Cesare Scuri
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«Illegale la caccia ai fringuelli» Il Tar smentisce la Regione
www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CRONACA_MILANO&doc=LOP
Il Tar salva fringuelli e peppole (pesano meno di 15 grammi) dalle doppiette
dei cacciatori ed una volta ancora condanna la Regione con una decisione che
non fa certo onore ai legislatori. I giudici infatti hanno deciso,
accogliendo un ricorso dei naturalisti, che la cattura di peppole e
fringuelli sia illegale e quindi vada proibita. I cacciatori che non
rispetteranno questa decisione incorreranno in gravi sanzioni. La
disposizione della Regione si prestava già a molte critiche apparendo
paradossale: i cacciatori potevano catturare da appostamento fisso due
peppole nell’intera stagione e 24 fringuelli. «Dopo la decisione del Tar -
ha detto Carlo Monguzzi dei Verdi - viene da sperare
che la Regione non affronti gli altri problemi con la stessa "serietà"».
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Sondrio
Una stagione venatoria da record
http://ilgiorno.quotidiano.net/chan/72/7:4918039:/2003/11/08
LIVIGNO — Si è conclusa l'attività venatoria nella zona del Livignese. Nel
corso degli ultimi giorni di caccia un gruppo di cacciatori del Piccolo
Tibet, conosciuti in zona come quelli della squadra numero 2 dei
«riformati», è riuscito a stanare e ad abbattere un camoscio nei pressi
della zona del Carosello 3000. Grazie alla cattura di questo bellissimo
esemplare di camoscio del peso di 32 chilogrammi il gruppo livignasco
composto da Alberto ed Erminio Galli, Renato Silvestri, Giovanni e Tobia
Cusini, ha potuto festeggiare un'annata da record. È dunque andata in
archivio una stagione venatoria ricca di successi per gli appassionati della
caccia dell'Alta Valle che hanno macinato chilometri e chilometri sulle
tracce delle ambite prede riuscendo a mettere a segno anche numerosi
«colpacci». «Il camoscio che sono riuscito ad abbattere lunedì era una preda
ambita - dice il cacciatore del Piccolo Tibet Alberto Galli - e bellissima.
Noi siamo un gruppo di 5 amici che caccia con passione e rispetto per la
natura. Dopo aver abbattuto un cervo maschio adulto, un cervo femmina
adulta, un camoscio femmina adulta sterile e un camoscio giovane eravamo
alla ricerca del quinto capo disponibile. Lunedì mattina siamo così partiti
di buona lena, intorno alle 4, con una temperatura esterna piuttosto
frizzante, per usare un eufemismo. Siamo saliti in quota dove la temperatura
era abbondantemente sotto zero con l'obiettivo di chiudere col botto una
stagione venatoria da incorniciare un po' per tutti qui in Alta Valle. E
alla fine siamo riusciti nell'intento. La festa è durata un paio di giorni
ed è terminata martedì sera. La caccia in alta quota è simile a quella che
si pratica in altre zone e si esce per le battute almeno in due per avere
compagnia e per sicurezza».
Fulvio D'Eri
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AVVELENAMENTI
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DOMANI PROVOCATORIA MANIFESTAZIONE CON BARE E FIORI
Castellammare, il funerale dei cani uccisi
http://ilmattino.caltanet.it/hermes/20031108/CIRC_NORD/CAMPANIA/SASA.htm
CINZIA BRANCATO
Hanno provato ad ucciderne un altro. Questa volta, però, non hanno usato
veleno per topi. Questa volta è stato finanche più facile: hanno provato con
l'acqua. Chissà quanti di loro erano: lo hanno prima picchiato a sangue, poi
lo hanno afferrato per le zampe e lo hanno lanciato nel mare che lambisce il
porto di Castellammare. Ce l'avevano quasi fatta a vederlo annegare. Doveva
essere la vittima numero 24, un bell'esemplare di pastore tedesco, randagio,
sì, ma sterilizzato e regolarmente iscritto all'anagrafe canina come gli
altri 23 «fratelli» sterminati sui boschi di Quisisana, alcuni giorni fa,
grazie a una massiccia dose di topicida. Il povero cane si è salvato,
invece, soccorso da un giovane che si è tuffato in acqua e lo ha riportato a
riva. Domani sfilerà in villa comunale insieme con i volontari dell'Adda,
l'associazione che si batte per i diritti degli animali e che dopo l'ultima
strage ha deciso di scendere in campo per urlare la propria indignazione.
«Daremo vita a un funerale - dice la responsabile di zona, Rosarita
Boccaccini - con tanto di bare e fiori. Sfileremo per le vie cittadine e una
volta in Villa diremo basta a tanta inaudita ferocia. Basta anche a un
Comune che finora ha scrollato le spalle rendendosi complice di quanti
pensano di potersi liberare dei randagi ammazzandoli o facendoli
scomparire». Perché quando non vengono uccisi o picchiati i cani di
Castellammare spariscono nel nulla. Accade sempre più spesso. Al rione San
Marco la settimana scorsa sono scomparsi un dalmata e un pastore tedesco e
c'è chi giura di averli visti mentre di notte venivano caricati a forza da
due uomini su un furgone bianco. «Noi dell'Adda non sappiamo più a chi
rivolgerci - continua la Boccaccini - Sappiamo che c'è un traffico di
animali diretto verso la Germania. I cani più feroci vengono utilizzati nei
combattimenti, gli altri destinati al macabro rito della vivisezione».
Intanto da ieri i muri della città sono tappezzati di manifesti listati a
lutto su cui si legge: «In memoria di tutti i cani avvelenati e di tutti
quelli scomparsi. Tutte le persone che come noi si battono per i diritti di
chi non può difendersi sono invitati alla manifestazione che si svolgerà in
villa comunale domenica alle 12.30».
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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it