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NEWS: Giornali Internet 05/04/02



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CACCIA
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Dopo l'arresto a Forno di Zoldo, vengono ricostruiti tecniche e metodi
di Carlo Giacomel
Oltre 200 animali nel carniere
Ora si trova in carcere ed è accusato di bracconaggio
Vendeva le teste Resta da capire che faceva della carne
nicfil
www.corrierealpi.quotidianiespresso.it/corrierealpi/arch_04/belluno/alpa
go/bl501.htm
FORNO DI ZOLDO. Usciva di casa all'imbrunire, in auto, al fianco il suo
amico di caccia. Entrava nel bosco, già scuro, a fari spenti e
aspettava. Poi, quando incontrava la sua preda, le sparava addosso un
fascio di luce potentissimo. L'animale, immobilizzato dallo choc, prima
che potesse capire, era già stato colpito dai proiettili. Nella sua
carriera, Carlo Giacomel ne ha colpiti oltre 200.
Le indagini di carabinieri e agenti della forestale non sono ancora
concluse. Assieme stanno cercando di capire chi può aver ordinato al
«killer d'animali» l'abbattimento di cervi, caprioli e camosci. Un vero
tiratore scelto, un personaggio che godeva della «protezione» del resto
del paese. Perché, a quanto pare, il ragazzo era conosciuto per essere
un «professionista», ma nessuno aveva mai segnalato questa sua
«particolare» abitudine di caccia.
Gli agenti del corpo forestale dello Stato da tempo stavano seguendo le
sue mosse nei boschi zoldani. Ma l'arrestato era sempre riuscito a
sfuggire ai controlli, nascondendosi nel bosco e facendo perdere le
proprie tracce. Ragazzo prestante, molto atletico lo descrivono gli
inquirenti. «Una volta c'era stato segnalato che stava mettendo sull'Ape
del padre una preda appena abbattuta», raccontava in conferenza stampa
il comandante della forestale di Longarone, Pierangelo Masarei, «siamo
arrivati sul posto con un'auto civile e lo abbiamo sorpreso mentre, da
solo, sollevava e caricava una cerva femmina di quasi due quintali». Una
potenza. Le altre volte che i forestali si muovevano con le auto di
rappresentanza, Giacomel riusciva sempre a dileguarsi.
L'arrestato si era modificato le armi per poterle impugnare con un
braccio solo. Quando vedeva una preda, abbassava il finestrino della sua
auto e come un cow-boy del terzo Millennio sparava una gragnola di colpi
sulla bestiola. Se le teste le vendeva come preziosi trofei agli
appassionati, pronti a sborsare anche 3000 euro, cosa ne faceva delle
carni? Carabinieri e forestali stanno cercando di capire a chi le
vendeva.
Da quanto emerge ancora dall'indagine, il ragazzo era coperto da una
sorta di omertà di paese. Tutti sanno o sapevano, tutti non parlavano e
non parlano. E questo ha complicato non poco le indagini. Che sono
durate parecchi mesi, impegnando decine di carabinieri e forestali.
Ora Carlo Giacomel si trova dietro le sbarre. L'accusa è pesante, per
via delle armi clandestine detenute illegalmente. Il suo amico invece è
stato solo denunciato. 
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IL CASO
Caccia, forzista critica il governo
www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_04/sardeg
na/politica/sr104.htm
CAGLIARI. Non si era ancora sentito un forzista criticare il governo
Berlusconi. Il tabù è stato violato ieri dall'ex assessore Sergio Milia
che ha accusato Palazzo Chigi di aver «calpestato i diritti della
Sardegna, Regione a Statuto Speciale». La protesta è relativa alla legge
sulla caccia (anche a febbraio) che è stata approvata dal consiglio
regionale e poi impugnata dal governo, che si è rivolto alla Corte
costituzionale rivendicando la competenza dello Stato. «La Regione - ha
detto Milia - ha competenze esclusive in materia di caccia e questa
legge è stata una conquista del consiglio regionale che, rifacendosi
alla direttiva comunitaria sulle specie migratorie, aveva esteso il
periodo di caccia sino a tutto il mese di febbraio riappropriandosi
delle competenze sancite dall'articolo 3 dello Statuto regionale».
Milia ha così concluso: «In una fase politica di rivendicazioni
federaliste e autonomiste mi appello al presidente della giunta, Pili,
affinchè utilizzi tutti i canali politici e gli strumenti giuridici
necessari per ottenere ciò che il consiglio regionale ha deciso
all'unanimità conformemente alle competenze stabilite dallo Statuto
speciale e dalle norme comunitarie».
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POSITIVE ANCHE A BRUCELLOSI E LEPTOSPIROSI. MONITORAGGIO DELL´ASL  
Lepri, è allarme tularemia  
Il batterio può contagiare anche l´uomo  
NOVARA 
www.lastampa.it/edicola/sitoweb/Novara/art3.htm
Allarme tularemia: la malattia può essere trasmessa dalle lepri
importate dall´Ungheria e immesse nelle campagne della provincia. Sui
campioni di sangue di alcuni capi, analizzati dall´Istituto
Zooprofilattico di Pavia, è stata accertata la positività sierologica,
così come per brucellosi e leptospirosi, ed è scattata una campagna di
monitoraggio da parte dell´assessorato provinciale alla caccia e alla
pesca e del servizio veterinario dell´Asl 13. Il rischio maggiore
riguarda la tularemia, un batterio che può causare seri problemi anche
all´uomo. «La malattia si può trasmettere attraverso la puntura di
insetti - spiegano all´Istituto Zooprofilattico - l´ingestione di carni
infette o di acqua contaminata». Nelle lepri la tularemia porta alla
morte, nell´uomo causa febbre alta, tumefazione dei linfonodi e dolori
ossei. L´assessore provinciale Andrea Molfetta ha incontrato i
rappresentanti del servizio veterinario, degli ambiti territoriali della
caccia e delle associazioni venatorie: le categorie più a rischio sono
guardiacaccia, cacciatori e agricoltori. «La situazione - dice
l´assessore - sarà verificata con monitoraggi, catture mirate e analisi
sulle carcasse ritrovate». Attenzione a lepri, minilepri, conigli
selvatici, nutrie, scoiattoli e tassi. «Occorre evitare manipolazioni e
contatti con gli animali deboli, barcollanti o che presentano lesioni,
con le loro carcasse, urine, sangue e liquidi biologici. Per questo -
sottolinea l´assessore - bisogna usare guanti, camici, stivali e
mascherine. Occorre evitare di bere acqua non potabile, usare stivali di
gomma per immergersi in acque stagnanti, evitare di consumare carne,
frattaglie o visceri di animali selvatici o domestici, crude o poco
cotte, e comunque evitare il consumo di carni al di fuori del regolare
circuito commerciale». 
m. g.  
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«Un colpo partito per sbaglio»
L'autopsia su Pavone conferma l'incidente di caccia
Oggi i funerali dello sfortunato ucciso durante una battuta
Claudio Lattanzio
www.ilcentro.quotidianiespresso.it/ilcentro/arch_04/sulmona/cronaca/cl10
4.htm
SULMONA. Ha confermato la fatalità dell'evento, l'autopsia eseguita ieri
pomeriggio su Francesco Pavone, il cacciatore ucciso nella notte di
sabato Santo da un colpo di fucile sparato per errore dal suo amico.
Il colpo è entrato sul collo, dalla parte anteriore destra, e ha
attraversato tutta la testa. L'esame medico-legale, che è durato quasi
tre ore, è stato eseguito da Giorgio Bolino, originario di Sulmona, ma
residente a Roma. «Si è trattato di un esame più che altro tecnico», ha
spiegato il medico all'uscita della sala autoptica, «che ha confermato
l'ipotesi accidentale del fatto. Il colpo è stato sparato da distanza
ravvicinata ed è entrato sotto la mandibola, seguendo una traiettoria da
destra a sinistra, collo anteriore e testa posteriore».
L'anatomopatologo è ripartito per Roma, dove lavora all'Istituto di
medicina legale dell'Università la Sapienza, con un campione di sangue
prelevato da Pavone. Tra i quesiti chiesti dal sostituto procuratore,
Maria Teresa Leacche, titolare dell'inchiesta, vi era anche quello di
accertare il livello di alcol presente nel plasma. L'esito dell'esame
sarà reso noto entro 30 giorni. Subito dopo l'autopsia, la salma è stata
riconsegnata ai familiari, per la celebrazione dei funerali, che si
svolgeranno oggi pomeriggio alle 16, nella chiesa parrocchiale di
Castelvecchio Subequo.
Nel frattempo, confortati anche dall'esito dell'esame autoptico, i
carabinieri hanno ricostruito i drammatici momenti che hanno portato
alla tragica morte di Pavone. Secondo gli investigatori, i fatti si
sarebbero svolti in questo modo: i tre stavano facendo una battuta
notturna di caccia al cinghiale e ognuno di loro aveva compiti ben
precisi. L'odontotecnico aquilano, Giulio Filippi, l'unico armato, era
appostato fuori dalla Toyota, pronto a far fuoco con la carabina. Vicino
a lui, a dargli una mano, si era appostato anche l'autista, N.C., il
38enne originario di Succiano, mentre Pavone, era rimasto all'interno
del fuoristrada e, con la testa fuori dal tettino apribile, cercava di
avvistare il passaggio dei cinghiali. Quando ne hanno avvistato uno,
l'odontotecnico ha sparato due colpi ed è subito tornato indietro per
cercare, a bordo dell'auto, di raggiungere il sentiero dove pensavano
sarebbe passato il cinghiale. Ma nel rientrare nel fuoristrada, ha perso
l'equilibrio e proprio in seguito al brusco movimento dalla carabina è
partito il colpo fatale che ha ucciso all'istante il povero Pavone.
L'uomo, colpito a morte, si è accasciato finendo con il corpo sul sedile
del guidatore, che non ha avuto nemmeno il tempo di risalire sul
fuoristrada, tanto fulmineo è stato il susseguirsi degli eventi. Il
proiettile, dopo avere attraversato la testa dello sfortunato
cacciatore, è uscito dal tettino dell'auto e non è stato ritrovato.
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Due ambiti territoriali di caccia
Nuovi vincoli per le "doppiette"
Per chi risiede a nord vietato sparare a sud e viceversa
www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_04/orista
no/cronaca/so105.htm
ORISTANO. Sono due gli ambiti territoriali di caccia che diventeranno
operativi nell'Oristanese fra qualche mese e il Comitato provinciale
faunistico ne ha individuato i confini. Il limite segue a tratti il
letto del fiume Tirso e divide la provincia di due aree: la linea di
demarcazione parte da Oristano, che fa parte dell'ambito Nord, e
prosegue per Zerfaliu, Villanova Truschedu, Fordongianus sino a Ula
Tirso. Conoscere il confine sarà importante, in quanto i cacciatori
potranno praticare la disciplina solo nell'ambito territoriale in cui si
trova il paese di residenza. Gli oristanesi, quindi, potranno andare a
caccia nel territorio dell'Alto Oristanese, ma non in Marmilla. Le
regole fanno parte del progetto allo studio del Comitato provinciale
faunistico, che ha individuato le aree in cui sarà possibile cacciare,
ma anche rivisto le zone di ripopolamento.
"I tecnici - ha spiegato l'assessore provinciale all'ambiente Gianni
Solinas - devono andare sul posto e rivedere tutte le zone di
ripopolamento. Questo ci porta via parecchio tempo. Diciamo che entro un
mese i tecnici mi dovranno consegnare il lavoro finito".
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Domenica la seconda prova a Bulgorello
Master Anmofa, ottima partenza
Anmofa, la stagione è ripartita alla grande; domenica appuntamento a
Bulgorello 
www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=CAC
BOC&Bassa=si&Pagina=36&IDNotizia=390157]
L’Anmofa ha aperto la stagione primaverile con la tradizionale fiera di
Travedona , sul lago di Monate (Varese). La giornata si è presentata
limpida e serena e fin dalle prime ore del mattino si è riscontrato un
numeroso flusso di visitatori che ha ascoltato con attenzione il canto
melodioso degli uccelli in gara, posti su piante di alto fusto del
magnifico parco messo a disposizione del Comune. Fra questi esemplari
ben sei i soggetti che nel 2001 si sono fregiati del titolo di campione
italiano uccelli silvani, competizione svoltasi a Canzo il 25 agosto.
Come ogni anno l’aspetto organizzativo, curato dal presidente fiera
Paolo Bordogna e dai suoi collaboratori, è stato eccellente. Si sono poi
svolte le prove attitudinali giudicate dal giudice Anmofa, Luigi
Panighi, e la mostra canina (in giuria Cavazza, Beltrami, Pietrangeli e
Mariani). La prossima fiera si terrà a Bulgorello , domenica 7 aprile.
Master ornitofilo Tordo bottaccio: 1 Sala Romano; 2 Capoferri Celestino;
3 Beccalli Stefano; 4 Mantiero Mario; 5 Della Torre Luigi; 6 Beccalli
Carlo; 7 Brivio Moreno; 8 Bizzotto Alessandro; 9 Mazzoleni Guido; 10
Bozzan Franco. Tordo sassello: 1 Sala Benito; 2 Massari Tiziano; 3
Fumagalli Paolo; 4 Trezzi Luigi. Tordina: 1 Aliprandi Giulio; 2
Pellizzari Cirillo; 3 Galimberti Francesco. 
Merlo: 1 Allievi Tiziano; 2 Brunati Carlo; 3 Noseda Luigi; 4 Trezzi
Luigi; 5 Sandrin Zeno. 
Fringuello: 1 Allievi Tiziano; 2 Porcini Salvatore; 3 Trezzi Luigi; 4
Formenti Cristiano; 5 Aliprandi Giulio; 6 Fumagalli Paolo; 7 Sala G.
Maria. 
Allodola: 1 Brunati Manuel; 2 Binda Marco; 3 Trezzi Luigi. Master
cinofilo
Concorso di bellezza: qualificati con 1° ecc.: shih-tzu Shootter di
Cogliati Giuseppina; shih-tzu Molly di Cogliati Giuseppina; piccolo
levriero Oscar di Panza Daniela; chihuahua Arnold di Durante Raimondo;
jack russel terrier Jacky di Van Velzen Daniel; pechinese Snoopy di
Lorenzini Angelo; cocker americano Jodi di Massimo Giuliana; boxer Lara
di Bina Ruggiero; siberian husky Kuma di Luce Nicola; rottweiler Ray di
Laudani Sergio; pastore tedesco Evi di Vespasiani Sergio; pastore
tedesco Ako di Vespasiani Sergio; bovaro bernese Asia di Montina Laura;
alaskan malamute Shadow di Mattezzoni Bruno; setter irlandese Elvis di
Rossato Pietro; setter inglese Neri di All. to Dei Grandi; bracco
italiano Icaro di Malerba Maurizio; breton Kim di Bellotti Mario;
segugio it. pelo raso Parigi di Daverio Albino. Best in show: 1 bracco
italiano di Malerba Maurizio; 2 chihuahua di Durante Raimondo; 3 breton
di Bellotti Mario. Best in show giovani: pastore tedesco Evi di
Vespasiani S. attitudinale Continentali: 1 drahathaar “Bill” di Donghi.
Inglesi: 1 setter inglese “Chira” di Cavazza; 2 setter inglese “Kira” di
Votta; 3 setter inglese “Franchi” di Di Bella. Barrage: setter inglese
“Chira” di Cavazza.
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NOCIVOSARAITU
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il caso 
Non solo ordinanze e multe. Dove non sono riusciti i privati, sia pure
incalzati dalla spada di Damocle dei vigili urbani, ci proverà la Asl.
Lo studio è stato già affidato al Dipartimento di Zoologia
dell'Università di Teramo
Piccioni, la città sarà più «scomoda»
Il progetto tenderà a dissuadere i volatili dalla stanzialità 
www.gdmland.it/QUOTIDIANO/0404/MAGLIE_GALAT/LE10/A01.asp
Non solo ordinanze e multe. Nella guerra ai colombi, un salto di
qualità. Il Servizio di igiene e prevenzione della Ausl Le/2 si affida
ad una consulenza tecnica per arginare l'infestazione. 
Uno studio specifico e confezionato a misura di Maglie è stato
commissionato al Dipartimento di zoologia dell'Università di Teramo. Si
tratta di una consulenza che costituirà l'idea fondante di un piano di
intervento che dovrebbe rendere la città poco gradita ai piccioni che
ora la colonizzano in gran numero. Proprio perché si è ancora in fase di
primo approccio, di rilevamento delle condizioni ambientali che
favoriscono l'espandersi delle colonie, non si conoscono ancora le
misure che saranno ritenute più idonee allo scopo e che saranno, quindi,
adottate per risolvere il problema. Ciò che invece appare scontato è che
non saranno utilizzati metodi cruenti che porterebbero all'eliminazione
fisica degli ospiti divenuti invadenti. Del resto, se ciò accadesse,
fatalmente produrrebbe una levata di scudi da parte degli animalisti e,
comunque, finirebbe col dare risultati non duraturi, infatti gli spazi
rimasti liberi e disponibili sarebbero certamente occupati da altri
piccioni alla ricerca di nuove nicchie in cui insediarsi. Si finirebbe,
più o meno, col bissare il risultato di quest'ultimo anno e più, di
battaglie non vinte. 
«Ci siamo rivolti ad esperti - dice il dottor Corrado De Notarpietro,
dirigente del Servizio di igiene e prevenzione - perché si tratta di
intervenire su un fenomeno complesso e per la cui soluzione occorre
mettere in campo specifiche competenze scientifiche. La scelta è caduta
su esperti ed esperienze già collaudate con successo in situazioni più
gravi e che riguardavano grandi città in tutt'Italia». 
Il contratto di consulenza che è stato stipulato non ha costi
esorbitanti: 2582 euro sono stati impegnati perché si possa conoscere
l'entità esatta del fenomeno (la stima è che in centro siano presenti
tremila esemplari); le ragioni che lo hanno determinato e favorito; gli
interventi che consentiranno di arginarlo e debellarlo. Naturalmente lo
studio, relativamente a quest'ultima parte, conterrà solo proposte, sarà
poi lo stesso Servizio di igiene ed il Comune e la Provincia (qualora
anche questi enti decidessero di collaborare in termini di risorse) ad
operare una scelta tenendo conto dei costi previsti e dei benefici
attesi. 
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Oggiono
Il Comune «striglia» quei cittadini che non hanno ancora provveduto a
fare il proprio dovere
Guerra ai piccioni, ora il gioco si fa duro
Scattano controlli e multe salate - Sopralluoghi al mercato? Non servono
www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=LET
R&Bassa=si&Pagina=25&IDNotizia=390438
OGGIONO (p. z.) Guerra ai piccioni, secondo atto: dopo l'ordinanza delle
scorse settimane, «genericamente rivolta a tutta la popolazione», il
Comune punta ora ai «cittadini che non hanno ancora provveduto a fare il
proprio dovere». Raffica di comunicazioni, dunque, mirate ai
«proprietari di immobili, prevalentemente situati nel centro storico,
che non hanno adottato i necessari accorgimenti per disincentivare la
permanenza e la proliferazione dei colombi sul territorio». Per
individuarli, «gli operatori dell'ufficio tecnico comunale - informa il
sindaco stesso, Raffaele Straniero - hanno compiuto nei giorni scorsi
puntuali rilevamenti». Censimento anti-piccione, dunque, e anti-furbo:
«L'ufficio Ambiente - fa saper il sindaco - ha compiuto un monitoraggio
via per via, registrando le proprietà e le realtà dove sono state
adottate contromisure e sono comparsi dispositivi idonei alla lotta ai
piccioni. Hanno annotato, naturalmente anche le situazioni di incuria».
Agli intestatari degli immobili dove non sono stati presi provvedimenti
giungerà una comunicazione diretta: l'ordinanza imporrà l'adozione dei
provvedimenti entro un tempo determinato, pena contravvenzioni salate.
Non è il caso, per gli oggionesi raggiunti dalla diffida, di fare finta
di niente: evidentemente, sono previsti controlli da parte degli stessi
addetti che hanno compiuto i sopralluoghi e sono ormai in possesso della
mappa di chi non ha fatto finora niente per contrastare la
proliferazione dei volatili. «La campagna anti-colombi sta ottenendo,
peraltro, soddisfacenti riscontri - è il bilancio del sindaco - Il
numero dei cittadini interessati, che si sono informati o hanno dato
suggerimenti e indicazioni, è elevato. Parecchi lamentano che, oltre
alla nidificazione nei sottotetti del centro storico, anche lo
stazionamento degli uccelli sui fili della luce crea problemi: in questo
caso, tuttavia, non possiamo fare quasi niente. L'interramento dei cavi
è un obiettivo di legge, ma passeranno anni prima che sia completamente
realizzato». Neppure un'altra sollecitazione - proveniente, stavolta,
dal giornalino parrocchiale - di provvedere a idonei controlli sulla
merce (specialmente alimentari) in vendita il venerdì al mercato viene
recepita: «Non ci sono condizioni di pericolo tale - sostiene il sindaco
- da richiedere all'autorità sanitaria, competente in materia,
l'intervento di veterinari o altri soggetti esperti».
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SOTTO ACCUSA
LA USL 16
Arcella, la caccia ai topi diventa strage di gatti avvelenati
Almeno una ventina di «micioni» trovati morti lungo le strade dopo la
campagna di derattizzazione
di Ernesto De Franceschi
www.mattinopadova.quotidianiespresso.it/mattinopadova/arch_04/padova/cro
naca/mc201.htm
Trappole per topi per liberare la città dall'assalto dei roditori.
Un'idea geniale. Peccato che a morire siano i gatti. Sono almeno una
ventina i «mici» avvelenati nell'ultima settimana. Succede all'Arcella,
nelle vie comprese fra i binari della stazione Fs e la chiesa di
Sant'Antonino.
L'obiettivo era molto più banale: per dare la caccia alle pantegane che
imperversano nel quartiere alcuni abitanti hanno contattato l'Usl 16. E
immediatamente è stato attivato il servizio di derattizzazione. Le tre
ditte private (Ati, Ise srl e Enthomos) incaricate dalla Usl 16 hanno
preparato un antidoto a base di vitamina K che è stato piazzato in
numerosi punti strategici: per strada e nei tombini delle fognature. Da
qualche giorno i cartelli rossi appiccicati sui piloni della luce e sui
paletti della segnaletica stradale, mettono in guardia bimbi e adulti
con la frase: «Attenzione, non toccare».
Difficile, però, trasmettere il messaggio anche ai gatti che sanno
mangiare, ma purtroppo, non ancora leggere. Spinti dalla curiosità i
«micioni» hanno ingoiato i bocconi avvelenati posizionati un po' ovunque
come esca per i topi. A finire in trappola non sono stati i piccoli
roditori, bensì numerosi gattini.
Risultato? Nel giro di pochi giorni numerose famiglie dell'Arcella sono
rimaste senza l'amato micio. Una signora che abita all'angolo fra via
Liberi e via de Menabuoi racconta la morte del suo gatto, di colore
rosso, trovato affamato lungo una strada di campagna e da allora
accudito fra amorevoli cure.
«Una morte atroce», dice Francesca Damberger, farmacista, «nel giro di
un quarto d'ora se n'è andato. Nemmeno il tempo di correre d'urgenza dal
veterinario. L'avevamo con noi da sette anni e per via del colore era
stato battezzato Rossi. Non è giusto che qualcuno ce l'abbia fatto
morire in questo modo».
Il marito rincara la dose. «Buttare bocconi avvelenati mi sembra una
tecnica assurda. Esistono delle trappole speciali, assolutamente innocue
per gli altri animali domestici. Il cartello è ridicolo».
L'altra sera un'altra signora, non vedendo il proprio micio rientrare in
casa, è scesa in giardino a cercarlo. Dopo oltre un'ora il gattino è
stato trovato morto stecchito sotto un'auto, dove aveva cercato di
nascondersi.
«All'inizio nessuno riusciva a spiegarsi la strage», continua Francesca
Damberger, «poi abbiamo associato la presenza di quei cartelli di
derattizzazione alla morìa e tutto è diventato chiaro. I nostri gatti
sono stati avvelenati, sono errori imperdonabili, soprattutto se
commesssi da amministratori pubblici».
All'Arcella il malumore è palpabile: nessuno vuol più sentire parlare di
lotta ai topi con i bocconi velenosi. «La deratizzazione va effettuata
con metodi più sicuri: ai nostri gatti siamo affezionati». Che sia forse
il caso di chiedere consiglio a qualche esperto, che ha dato la caccia
ai ratti di New York senza far morire nemmeno un gatto?
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PESCA
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LONGASTRINO 
Caccia agli inquinatori
Zucchini (Arci) attacca dopo la morìa di pesce
www.lanuovaferrara.quotidianiespresso.it/nuovaferrara/arch_04/ferrara/ar
genta/up405.htm
LONGASTRINO. Dopo la denuncia dell'Arci pesca provinciale di Ferrara che
segnalava una moria di pesci causato probabilmente da pescatori di frodo
nel Canale denominata Dominante nei pressi di Longastrino nelle
vicinanze di un ristorante, i responsabili non sono ancora stati
individuati. Sono morti quintali di siluri e carassi e altre diverse
speci ittiche mentre i pescatori si sono portati via ingenti
quantitativi di pregiatissime carpe. E non si tratta certamente di un
fatto isolato visto che questi episodi sono assai frequenti nei corsi
d'acqua della nostra provincia.
Il pesce aveva creato un cattivo odore tanto che i cittadini avevano
avvertito l'Arci pesca. «Dopo aver effettuato il sopralluogo abbiamo
provveduto ad avvertire i carabinieri e i vigili urbani di Argenta -
afferma Adriano Zucchini presidente dell'Arci pesca provinciale di
Ferrara - e ricercato gli eventuali responsabili di questo autentico
scempio. Credo - prosegue Zucchini - che alcuni cittadini abbiano
riconosciuto chi ha causato questo disastro ma forse è mancato il
coraggio di denunciare l'accaduto ed ha prevalso il silenzio».
Per quanto vi risulta si tratta del primo caso del genere?
«Certamente no. Casi di questo genere in questa zona ne capitano
frequentemente. Prevale ancora la cultura del bracconaggio - dichiara
senza mezzi termini Zucchini - non a caso recuperiamo peridodicamente
retini abusivi nei canali».
Ci sono altri problemi?
«Un'altra questione è rappresentata dal Consorzio di Bonifica in quanto
per lavori in alveo o manutenzione alle sponde dei bacini, sta mettendo
al secco quasi tutta l'asta della zona, vedi il Canale Benvignante, il
Dominante, il Menate ed altri corsi d'acqua».
Ma questi canali non sono sotto il vostro controllo?
«Certo, in collaborazione con lo stesso Consorzio che spesse volte che
spesse volte - dice Zucchini - ci aiuta con i propri mezzi a svolgere il
recupero delle speci ittiche. L'intervento del Consorzio di Bonifica sul
Dominante Coda non è stato però concordato e guarda caso è subito
scattato il misfatto. la stessa identica situazione si è verificata nel
Garda basso e nel Garda alto a Campotto dove il Consorzio ha messo in
scolo i canali senza preavviso per cui i pescatori di frodo sono entrati
in azione ed hanno catturato tutte le speci ittiche sia quelle
infestanti tipo siluri che quelle pregiate come il luccio nostrano che è
presente quasi esclusivamente in quel canale».
Volete lanciare un appello?
«Intendiamo lanciare un appello ai Consorzi per una fattiva
collaborazione, per poter recuperare quelle risorse che i pescatori
pagano con le loro tasse per ripopolamenti mirati. Auspico - conclude
Zucchini - uno spirito di collaborazione per ridare al mondo della pesca
qualche soddisfazione in più».
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E la Regione rivedrà la deroga delle 5 miglia
Pescatori dello strascico incatenati a Porto Torres
di Gianni Bazzoni
www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/arch_04/sardeg
na/piano/sl102.htm
PORTO TORRES. Ieri mattina i pescatori dello strascico si sono
incatenati ai cancelli del palazzo comunale per lanciare un nuovo
segnale alla giunta regionale e rivendicare una risposta positiva alla
vertenza. Per loro la solidarietà dei dipendenti comunali che hanno
proclamato un'ora di sciopero (è servita per evitare una denuncia ai
pescatori per interruzione di servizio pubblico). In serata, finalmente,
il primo documento ufficiale dell'assessorato regionale all'Ambiente
dopo quasi dieci giorni di mezze frasi, di chiarimenti pronunciati al
telefono e attraverso informatori vari. L'assessore Emilio Pani ha
convocato per lunedì 8 aprile il Comitato regionale per la pesca «per
esprimere, secondo i nostri auspici - così riporta la nota
dell'assessorato all'Ambiente - il parere favorevole alla deroga del
limite delle 5 miglia da portarsi a 3 miglia nell'ambito del Golfo
dell'Asinara. Farà seguito regolare decreto con la pubblicazione sul
Buras».
La comunicazione è stata data ai pescatori dal sindaco Gilda Usai e dal
presidnete del consiglio comunale, Pietro Madeddu. I pescatori l'hanno
accolta senza trionfalismi, forse ripensando al fatto che, comunque, si
poteva procedere con maggiore celerità. Il fermo biologico della piccola
pesca, infatti, scade il 30 aprile e - se tutto va per il meglio - il
decreto dell'assesore regionale all'Ambiente potrà essere pubblicato sul
bollettino ufficiale il 12 o il 13 aprile. Solo allora le imbarcazioni
dello strascico potranno riprendere a operare oltre le 3 miglia e non
oltre le 5 come stabilito finora.
A dare una svolta ala vicenda ha contribuito la raccolta di ulteriori
firme (quella della piccola pesca di Castelsardo e il consenso del
dirigente del servizio pesca della Regione), ma anche la decisa presa di
posizione della Lega pesca Sardegna. «L'accordo raggiunto localmente tra
la piccola pesca e gli armatori dello strascico che, per la prima volta,
concordano anche sull'inasprimento delle sanzioni - afferma Lega pesca -
merita di essere valorizzato. E l'intransigenza della Regione alla
concessione dela deroga risulta ancora più incomprensibile in quanto lo
stesso diritto è già stato riconosciuto alla marineria di Cagliari.
L'uso di due pesi e due misure è inaccettabile, specie quando mette a
rischio posti di lavoro».
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XENOTRAPIANTO
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Il ministro della Salute boccia anche la scelta di poter utilizzare
tessuti prelevati a viventi
«No ai trapianti da animali, vanno guariti gli organi danneggiati»
Liste d’attesa più lunghe: sono 7.700 i malati che attendono un rene
nuovo, l’anno scorso erano 6.900
www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=SIRC
ROMA - Stessa sala, quella del «Carroccio», in Campidoglio. Stessa
occasione, il lancio delle Giornate nazionali per la donazione di
organi. Stessa platea, formata da malati, associazioni e politici.
Cambia solo il ministro. Un anno fa c’era Umberto Veronesi che indicò i
trapianti da vivente, di fegato e rene, come una soluzione, sia pur
temporanea, alla carenza di donazioni. 
LA CHIAVE - Oggi c’è Girolamo Sirchia che cancella, idealmente, quel
tracciato, esclude che la chiave di volta possa essere costituita dagli
xenotrapianti (con organi di animali umanizzati) ed indica l’unica
formula efficace: le cellule staminali. «L’unica speranza concreta è la
riparazione dei tessuti danneggiati - ha detto Sirchia parlando più da
trapiantologo, la sua professione, che da ministro -. In questo campo si
sta facendo moltissimo. I tempi non sono brevi, ma sono già stati
raggiunti risultati promettenti. Credo che nel giro di quattro, cinque
anni ci saranno importanti applicazioni cliniche». Tra i precedenti che
alimentano l’ottimismo, la riparazione del tessuto miocardico di un
paziente colpito da infarto, in Germania. Ci sono stati in tutto 12
casi. Dobbiamo concentrarci su questo obiettivo». 
Annunciati finanziamenti anche in Italia alle ricerche sulle cellule
staminali che vengono considerate da una larga parte della comunità
scientifica come la cura per una lunga serie di malattie degenerative. 
XENOTRAPIANTI - Non ci sono dati per attendere risposte soddisfacenti
dagli xenotrapianti, con organi prelevati da animali dal Dna modificato
e resi compatibili con l’uomo. Per Sirchia è «fantascienza». 
Negativo anche il giudizio sui trapianti con donatore vivente. Si
utilizzano il fegato o il rene di persone in vita, in genere
consanguinei o parenti del malato «soluzione non accettabile, non è un
sentiero da percorrere». Dai 15 iniziali i centri che effettuano questo
tipo di trapianto col fegato si sono ridotti a 9. Gli altri non si sono
visti riconfermare l’autorizzazione perché in un anno di sperimentazione
sono rimasti inattivi. Sono state 34 le operazioni. Si punta alla
selezione di centri di eccellenza. 
ITALIA QUINTA - La Giornata ha offerto l’occasione per fotografare la
situazione italiana, riassunta da Alessandro Nanni Costa, direttore del
centro coordinamento trapianti del ministero della Salute, al fianco
Franca Pellini, presidente dell’associazione Aned (dializzati). L’Italia
migliora, quinta in Europa per donazioni (18,8 per milione di abitanti),
capolista la Spagna, con oltre 33 per milione. C’è un aumento costante,
specie in regioni tradizionalmente carenti, come la Sicilia. È più
sfumato il divario tra Nord e Sud. Si è visto che dove c’è
organizzazione, le donazioni aumentano. Ma c’è ancora molto da fare.
Circa 10 mila i malati in lista di attesa, la maggior parte per un rene,
7.700. «Non illudiamoci - ha ribadito Sirchia - l’unica strada per
avvicinarci alla Spagna è quella delle staminali». 
mdebac@corriere.it  
M. D. B 
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ALLEVAMENTO
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Test a Modena: una pezzata di 7 anni
A Rolo un caso di mucca pazza
www.gazzettadireggio.quotidianiespresso.it/gazzettareggio/arch_04/reggio
/24ore/ua612.htm
REGGIO EMILIA. La sezione modenese dell'Istituto zooprofilattico
sperimentale della Lombardia e dell'Emilia ha segnalato al servizio
veterinario dell'Ausl di Reggio Emilia la positività al test rapido per
la Bse di un campione di tessuto cerebrale di una bovina proveniente da
un allevamento di Rolo, nel reggiano. Si tratta - precisa l' Ausl - di
una femmina del tipo pezzata nera, di 7 anni di età, che era deceduta
nell'allevamento. Secondo le procedure, l'esito del test rapido dovrà
essere ora convalidato dal laboratorio del Centro di Referenza di Torino
per la conferma definitiva. Il servizio veterinario dell'Ausl, d'intesa
con il sindaco, sta provvedendo ad adottare il fermo dell'allevamento.
E a proposito di mucca pazza, i Ds criticano il governo che ha
«scippato» 50 milioni di euro al Fondo per le politiche sociali al fine
di coprire il cosiddetto decreto sulla Bse. I Ds invitano il mondo
dell'associazionismo a far «sentire la propria voce». Il governo
dell'Ulivo «aveva costituito il Fondo per le politiche sociali con un
finanziamento di 1800 mld di lire che ha permesso di effettuare
ulteriori trasferimenti alle regioni per le politiche sociali. Ma il
governo di centrodestra sottrae 50 milioni di euro».
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Allarme brucellosi, altro caso 
In un anno sono già oltre 1.600 
www.gds.it/articoli/CL040403T5.html
MAZZARINO. (vif) Non è pieno allarme ma sale l'attenzione per un nuovo
caso di brucellosi registratosi ancora nelle campagne mazzarinesi. 
L'ennesimo, che fa salire il bilancio dei capi infetti riscontrati in
poco meno di un anno ad oltre 1600. 
L'ultima infezione virale è stata riscontrata in un ovile di contrada
Marcadante. 
Complessivamente ha colpito una ventina di animali, ovvero quasi un
terzo di un gregge appartente agli allevatori mazzarinesi G.C. di 37
anni e I.T. di 36. 
Con un'ordinanza il sindaco di Mazzarino, Giovanni Virnuccio, ha
disposto che ad occuparsi della custodia dei capi infetti, per evitare
ulteriori contagi, siano gli stessi proprietari. 
Appena un mese addietro si era registrata una vera e propria epidemia di
brucellosi. 
In quella circostanza aveva interessato 65 animali su un gregge composto
da 183, in un ovile di contrada Bubbonia appartenente ad un'allevatrice,
M.M., di 31 anni. 
Nella stessa zona la patologia aveva già colpito altri ovini e caprini.
Precedenti casi si erano verificati a "Buffa", "San Nicola" e
"Gallitano" e, ampliando un po' il raggio, anche nel vicino Riesino. Un
bollettino pesantissimo che prova non poco il settore zootecnico.
Vi. F. 
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AVVELENAMENTI
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Da ottobre ad oggi sono almeno sei gli animali vittime di un potente
topicida
'Ci avvelenano cani e gatti!'
L'allarme è scattato in pieno centro a Montalto
c.b.
www.lasentinella.quotidianiespresso.it/sentinella/arch_04/locale/cintura
/iz101.htm
MONTALTO DORA. Continuano a verificarsi con una certa frequenza, a
Montalto Dora, casi d'avvelenamento di cani e di gatti regolarmente
custoditi dai proprietari. Succede in una zona ben definita del centro
storico, compresa tra via Roma, via Eduardo De Filippo e via Matteotti.
Da ottobre ad oggi, sono già morti almeno quattro gatti e due cani di
media taglia. Altri tre cani, invece, sono stati salvati in extremis
grazie alle cure dei veterinari. Sulle cause dell'avvelenamento, non ci
sono dubbi: sia i gatti sia i cani, hanno ingerito un potente ratticida.
L'ipotesi più accreditata è che qualcuno abbia gettato del veleno per
topi nelle proprietà private, proprio con l'intenzione di avvelenare gli
animali d'affezione.
In questo modo Silvio Marione, abitante in via Edoardo De Filippo 6, ha
visto morire all'inizio di febbraio il suo splendido doberman. Così pure
un altro montaltese, residente in via Matteotti, che, colto forse dalla
disperazione, ha addirittura abbandonato il suo cane agonizzante sul
tavolo del veterinario.
L'anziano Umberto Zarantonello, abitante in via Roma 33, è riuscito
invece a salvare la vita per ben due volte ai suoi due cani, un boxer e
un piccolo meticcio, che presentavano sintomi d'avvelenamento. L'ultima
volta è avvenuto quindici giorni fa. Altrettanto fortunato è stato il
meticcio di Aldo Marione, residente in via Roma 37, che è stato salvato
con un trattamento di farmaci.
Ora, poiché la situazione di pericolo d'avvelenamento persiste, i
proprietari hanno segnalato i fatti ai carabinieri e ai responsabili
della Lega italiana per i diritti dell'animale (L.i.d.a.).
«Appare evidente - spiega Fiorella Roseo, responsabile della sezione
eporediese della L.i.d.a. - che si tratta dell'opera di qualche persona
che, per motivi incomprensibili, si abbandona a gesti inqualificabili.
Invitiamo, pertanto, quanti possiedono animali d'affezione nella zona a
segnalare qualsiasi elemento utile per individuare i responsabili».
Il numero telefonico della L.i.d.a. cui ci si può rivolgere per le
eventuali segnalazioni è il 340.3871534.
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MALTRATTAMENTI
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Denunciato un 50enne per i gatti scomparsi
www.laprovinciapavese.quotidianiespresso.it/provinciapavese/arch_04/pavi
a/pavese/pc702.htm
CAVA MANARA. Gatti catturati con una gabbia e scomparsi misteriosamente.
Gli agenti della squadra mobile si sono messi subito sulle tracce di un
uomo che si accaniva contro i gatti del paese e delle frazioni. Hanno
recuperato la gabbia-trappola ed hanno segnalato alla magistratura un
uomo i 50 anni con l'accusa di maltrattamento di animali.
La vicenda si è verificata, qualche giorno fa, a Cava Manara. Gli uomini
della polizia zoofila intercomunale hanno segnalato agli agenti della
squadra mobile alcuni casi di gatti intrappolati e scomparsi. Era
evidente che qualcuno in paese si stava dando da fare per liberare Cava
Manara dalla fastidiosa presenza di gatti randagi. Un fenomeno che aveva
assunto proporzioni preoccupanti.
Gli agenti della squadra mobile hanno raccolto alcune informazioni ed
hanno subito scoperto la misteriosa gabbia usata per catturare i gatti.
Il cacciatore di felini aveva anche attaccato un sacco alla gabbia. I
gatti entravano, attirati da un bocconcino di carne, e poi venivano
chiusi nel sacco. Alcuni sono stati liberati altri soppressi.
Gli agenti della squadra mobile hanno così identificato un cinquantenne
di Cava Manara considerato responsabile dei maltrattamenti ai gatti. E'
stato subito segnalato alla magistratura mentre la gabbia-trappola è
stata subito sequestrata.
Gli episodi di maltrattamenti contro gli animali (cani e gatti in modo
particolare) sono in continuo aumento in diversi centri del Pavese.
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ARMI
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Unavi e Prc, pro e contro «Exa 2002»
http://www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/cronaca/D.htm
Dopo le proteste di centri sociali e no global durante la presentazione
della Fiera di armi Exa 2002, che si svolgerà dal 13 al 16 aprile a
Brescia, l'Unavi, l' Unione delle associazioni venatorie chiede che il
diritto a esporre sia messo sullo stesso piano del diritto a
manifestare. L'associazione esprime «comprensione e rispetto» per chi
manifesta contro le guerre come metodo di risoluzione dei problemi della
convivenza, ma sottolinea che la fiera nulla ha a che vedere con gli
armamenti da guerra. 
Le armi esposte, viene sottolineato, sono classificate nella
legislazione italiana come armi sportive. La produzione di quest'ultime
inoltre «avviene nella gran parte in provincia di Brescia e in
particolare in Valtrompia, occupando migliaia di lavoratori con capacità
professionali particolarmente elevate». 
Unavi ritiene «utile un confronto tra posizioni diverse», garantendo lo
svolgimento di ogni manifestazione rispettosa e pacifica.  





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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.anticaccia.it