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NEWS: Giornali Internet 20/01/02



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CACCIA
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«Un favore solo ai cacciatori»
http://ilgiorno.monrif.net/chan/72/8:2925847:/2002/01/20
COLICO - L'associazione ambientalista Lega Ambiente scende in campo contro i
cacciatori e soprattutto contro la Provincia di Lecco
Dall'inverno scorso si verifica in alcune zone delle montagne di Lecco una
moria di camosci, un fatto definito assolutamento normale da Lega Ambiente:
«in popolazioni selvatiche la malattia è un fatto assolutamente naturale,
dovuta alla concomitanza di più cause che, in alcune occasioni può essere
più acuta in determinate zone piuttosto che in altre».
«I cacciatori - scrivono gli ambientalisti - preoccupati non tanto per i
camosci che comunque loro uccidono, ma soprattutto per il diminuire del
numero di capi da abbattere, hanno immediatamente aumentato le pressioni
all'Amministrazione Provinciale di Lecco per aprire la caccia anche nelle
zone protette. Quest'ultima - continua Lega Ambiente - ha accettato in pieno
le richieste dei cacciatori, addirittura basandosi e facendo suo uno studio
sulle popolazioni di camosci, commissionato, gestito e pagato dai
cacciatori, senza alcun controllo da parte dell'ente pubblico. E' stata
quindi autorizzata l'apertura della caccia in zone di oasi, protette da
anni, dove le popolazioni di camosci erano e sono perfettamente sane. In
questo modo si sono uccisi camosci in perfetta salute che avrebbero invece
potuto irradiarsi sul territorio colonizzando quelle zone dove si è
verificata la moria».
Gli ambientalisti dichiarano che «la cosa più logica sarebbe stata limitare
la caccia a questi animali basandosi sui censimenti dei camosci rimasti;
invece non solo non è stato fatto, ma addirittura la si è aperta in oasi
protette».
La critiche nei confronti della decisione presa dagli amministratori della
Provincia si basano, secondo Lega Ambiente, sul fatto che «i risultati dello
studio universitario sono stati falsati perché in nessuna parte si parla di
abbattere i camosci o di aprire la caccia nelle oasi, si sono ignorati gli
stessi regolamenti provinciali che vietano di effettuare i censimenti nelle
zone di oasi al fine di autorizzare la caccia».
Gli ambientalisti affermano anche che «è stata violata la legge perché è
stata aperta la caccia senza acquisire prima il parere dell'INFS; parere
obbligatorio per legge che è giunto il giorno dopo l'apertura».
Infine nel comunicato si afferma che «dall'esame della documentazione
richiesta alla Provincia da Legambiente, possiamo ora confermare ciò che si
era sospettato fin dall'inizio: l'Amministrazione Provinciale ha aperto la
caccia nelle oasi di protezione per accontentare i cacciatori, coprendosi
dietro motivazioni apparentemente a favore della fauna».
Affermazioni sicuramente pesanti quelle che giungono dagli ambientalisti e
soprattutto affermazioni che sicuramente causeranno la reazione
dell'Amministrazione provinciale oltre che delle associazioni venatorie.
Stefano Cassinelli
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SOLIGNANO-Sono stati colpiti solo agli occhi e non rischiano la vita
Feriti al volto dai pallini
I cacciatori sparano ma «centrano» due uomini
www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW5/bf76448f16682fa8c12
56b47002d4c29?Open
SOLIGNANO - Dramma sfiorato e attimi di apprensione ieri pomeriggio
all'azienda agro-turistica e venatoria di Monte Capuccio. Due persone sono
rimaste ferite al volto durante una battuta di caccia, nei pressi di
località Fagnano, nel Comune di Solignano, lungo il versante della Val Ceno.
Sono stati colpiti al volto (subendo danni agli occhi e non ad organi
vitali) dai pallini sparati da alcuni cacciatori per uccidere dei germani
reali.
I feriti, trasportati poi all'ospedale di Parma non in pericolo di vita,
sono il cinquantunenne Andrea Sanna di Bologna e il cinquantottenne Guido
Oppici di Fornovo, contitolare dell'azienda e molto conosciuto e stimato
nella zona e negli ambienti professionali.
Da quanto è trapelato, l'incidente è avvenuto all'interno della «zona
quattro di Monte Capuccio», in un'area collinare a vegetazione mista e
calanchiva, particolarmente frequentata dagli appassionati di caccia, che in
questi giorni approfittano per effettuare le ultime battute prima della
sospensione primaverile. Nell'azienda venatoria, la caccia «a pagamento» è
infatti aperta sino al 31 gennaio, consentita a tutti coloro che ne fanno
richiesta, purché in regola con la licenza e le coperture assicurative.
L'azienda, che ha un'estensione di circa 1.500 ettari, si estende su un
territorio collinare.
Da una prima ricostruzione dei fatti, risulta che intorno alle 16,30 circa,
una «squadra» composta da quattro persone, provenienti da Macerata, stava
appostata sulla sponda di un laghetto di proprietà dell'azienda per cacciare
anatre selvatiche.
La battuta, dopo paziente attesa, è iniziata nel momento in cui i germani
reali si sono levati in volo dalle acque gelide del lago. Alcuni pallini
sparati in aria per colpire i volatili sono caduti accidentalmente sulla
sponda opposta del lago. Nonostante avessero ormai rallentato la loro
velocità per la distanza percorsa, qualche pallino vagante ha ferito al
volto le due persone. I malcapitati, ignari di quanto potesse accadere, al
momento della sparatoria stavano conversando, mascherati da un cespuglio.
I cacciatori, dopo aver udito le grida di dolore, si sono precipitati sulla
parte opposta dello specchio d'acqua per capire cosa era accaduto e prestare
i primi aiuti.
Preoccupante la scena che si è presentata ai loro occhi, poiché entrambi i
feriti perdevano molto sangue dal viso, ma erano coscienti. Con un telefono
cellulare è stato lanciato l'allarme e la macchina dei soccorsi è scattata
immediatamente.
Il luogo dell'incidente è stato raggiunto dall'eliambulanza del 118 di Parma
e da un'ambulanza della Croce Verde fornovese. Tempestivo è stato anche
l'intervento dei carabinieri della stazione di Fornovo che hanno raggiunto
la località per eseguire il sopralluogo ed avviare i rilievi di legge.
Il medico del 118, dopo aver prestato i primi soccorsi ha disposto il
ricovero d'urgenza dei due feriti all'ospedale di Parma. I due sono stati
trasportati rispettivamente con l'elisoccorso e il mezzo dell'assistenza
pubblica.
Una volta giunti al Maggiore - dove sono stati raggiunti dai parenti - i due
malcapitati sono stati visitato nel reparto di oftalmologia ed è stata
successivamente loro effettuata la Tac per appurare i danni che avevano
subito agli occhi. Sono sempre rimasti entrambi coscienti, anche se
arrabbiati e amareggiati per quanto era accaduto loro. Nella serata di ieri
i due feriti erano ancoa sottosposti ad accertamenti.
Valentino Straser
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L'attività era stata sospesa per gelo. I Verdi criticano la scelta del
presidente veneto
Galan ripristina la caccia
http://213.26.79.24/VisualizzaArticolo.php3?Codice=945192&Luogo=Main&Data=20
02-1-20&Pagina=NORDEST
Il presidente del Veneto Giancarlo Galan ha decretato l'immediato ripristino
dell'attività venatoria nel territorio lagunare e vallivo delle province di
Padova, Rovigo e in laguna di Venezia, dove la caccia era stata
temporaneamente sospesa «per sopravvenute particolari condizioni critiche
avverse all'avifauna», cioè per il gelo. Il provvedimento di ripristino è
stato adottato dopo aver preso atto «degli esiti dei sopralluoghi effettuati
dal competente Ufficio Regionale».
La decisione viene contestata dal mondo ambientalista. Si dice preoccupato
Gianfranco Bettin, prosindaco di Mestre e consigliere regionale dei Verdi,
«non solo per la sorte di decine di migliaia di uccelli che frequentano le
zone lagunari, ma anche per la dose di demagogia e pressapochismo che tutta
la vicenda denota». E aggiunge che «fin da dicembre giornali e televisione
continuano a proporre immagini di gelo, neve e ghiaccio su tutto il Paese e
il presidente Galan decide di esercitare i suoi poteri per sospendere
l'attività venatoria in caso di condizioni climatiche avverse solo il 10
gennaio, dopo che Wwf, Lipu, Una e Verdi evidenziano le pesantissime
condizioni critiche in cui versano gli stormi di uccelli acquatici stremati
da gelo». E ieri, aggiunge l'ambientalista, «trascorsi solo otto giorni
dall'ordinanza di chiusura della caccia viene decretato il ripristino
dell'attività venatoria proprio nello stesso giorno in cui la Regione chiede
lo stato di emergenza per il perdurare delle condizioni di siccità e gelo su
tutto il territorio regionale».
...
Strage di anatre
http://213.26.79.24/VisualizzaArticolo.php3?Codice=945295&Luogo=Rovigo&Data=
2002-1-20&Pagina=DELTA
Centomila uccelli acquatici nel delta del Po rischiano «una decimazione
senza precedenti». È quanto si profila nel Delta del Po a seguito della
decisione del presidente della Giunta regionale Giancarlo Galan di riaprire
la caccia. Freddo, gelo, addirittura la galaverna da quaranta giorni fa ad
oggi stanno imperversano, ma per la caccia è come se nulla fosse avvenuto.
La denuncia arriva dalla Lega italiana protezione uccelli, secondo cui
«anatre, oche, folaghe, cormorani e aironi, stremati dal freddo e dalla
mancanza di cibo, da oggi saranno accolti dalle doppiette: nonostante il
freddo che ghiaccia gran parte delle valli del delta del Po, la Giunta Galan
ha infatti deciso di riaprire con un provvedimento d'urgenza la caccia che,
peraltro, era stata chiusa per l'emergenza climatica solo una settimana fa».
«Quando il presidente Galan - attacca il presidente della Lipu, Danilo
Mainardi - aveva chiuso per decreto l'attività venatoria, avevamo sperato
che il Veneto avesse preso a cuore la sorte delle sue eccezionali risorse
faunistiche. Ci sbagliavamo. Nonostante tutti possano verificare come la
gelata continui, con l'aggravante della nebbia, si è preferito cedere alle
pressioni dei cacciatori».
La Lipu sta valutando se denunciare la Regione per causato danno ambientale.
...
LA RIAPERTURA DELLA CACCIA
La Lipu vuole denunciare Galan
«In Veneto un'altra mattanza»
www.mattinopadova.kataweb.it/mattinopadova/arch_20/padova/attualita/va540.ht
m
VENEZIA. La Lipu ha annunciato che sta valutando «se denunciare la Regione
per causato danno ambientale» dopo che il presidente della giunta veneta
Giancarlo Galan ha decretato l'immediato ripristino dell'attività venatoria
nel territorio lagunare e vallivo delle province di Padova, Rovigo e
Venezia, dove la caccia era stata temporaneamente sospesa il 10 gennaio «per
sopravvenute particolari condizioni critiche avverse all' avifauna».
«Nonostante il gelo che ghiaccia gran parte delle valli del Delta del Po -
sottolinea la Lipu - la giunta Galan ha deciso di riaprire con un
provvedimento d'urgenza la caccia chiusa per l'emergenza climatica solo una
settimana fa. Centomila uccelli acquatici (tra cui anatre, oche, folaghe,
cormorani ed aironi) stremati dal freddo e dalla mancanza di cibo saranno
accolti dalle doppiette rischiando una decimazione senza precedenti.
Paradossalmente la chiusura della caccia per una settimana ha attirato
numerosissimi uccelli nell'area in provincia di Rovigo, con un vero e
proprio effetto trappola. Nonostante tutti possano verificare come la gelata
continui, con l' aggravante della nebbia, si è preferito cedere alle
pressioni dei cacciatori che dimostrano ancora una volta di non saper
gestire la fauna, ma solo di volerla distruggere. L'assessore provinciale
Bellonzi - ricorda la Lipu - motivava la richiesta di riapertura in quanto
da un sopralluogo del 16 gennaio nelle zone vallive e lagunari del Delta, a
suo dire l' emergenza ghiaccio non sussiste più. Ai volontari della Lipu che
in questi giorni si sono più volte recati sul posto risulta invece una
situazione ben diversa: si sono almeno 4-5 centimetri di ghiaccio per il
60-70% degli specchi d' acqua delle valli chiuse, lo testimoniano anche i
numerosi uccelli morti e le centinaia di pesci rimasti intrappolati nel
ghiaccio che i gabbiani tentano di spaccare per cibarsene».
Contro la riapertura della caccia interviene anche Gianfranco Bettin,
prosindaco della terraferma veneziana e consigliere regionale verde. della
Giunta del Veneto Giancarlo Galan. «La decisione della Regione - dice
Bettin - preoccupa fortemente non solo per la sorte di decine di migliaia di
uccelli che frequentano le zone lagunari, ma anche per la dose di demagogia
e pressapochismo che tutta la vicenda denota».
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POVEGLIANO. Inqualificabile atto di crudeltà nei pressi della sorgente della
Calfura alla Madonna dell'Uva Secca
Volpe uccisa e appesa a un pino
La responsabile del Wwf: «Gesto di disprezzo verso la natura»
www.larena.it/ultima/oggi/provincia/Aab.htm
Povegliano. Povera volpe. Uccisa, legata con un filo di ferro e appesa a un
pino come un triste trofeo. Ammazzata e esposta al pubblico nei pressi della
sorgente della Calfura quasi per dare un oscuro segnale. Lo spettacolo, un
rito sadico che è accaduto nei giorni scorsi, ha indignato molte persone a
Povegliano. Una passante, Iolanda Bonomo, che si è trovata di fronte a
questo inqualificabile atto di crudeltà verso l'animale, racconta: «Verso le
10.30 stavo ritornando a casa in bicicletta percorrendo la pista ciclabile.
Arrivata all'inizio di Madonna dell'Uva Secca all'altezza della sorgente
della Calfura, ho visto quella scena ripugnante: un animale, che subito non
ho saputo distinguere se fosse un cane o una volpe, era stato legato con del
filo di ferro ad una graticola per salamelle e poi appeso al tronco di un
pino vicino alla pista ciclabile».
La donna che due ore prima, transitando dallo stesso punto per recarsi in
paese, non aveva notato nulla, stigmatizza il comportamento del
responsabile: «Chi ha così agito avrebbe fatto meglio a sotterrare l'
animale, piuttosto che esporlo in quel modo osceno».
Attorno a Povegliano questa è la terza volpe ammazzata in pochi giorni visto
che recentemente due cacciatori hanno ucciso altri due esemplari di questo
canide in località Tezza.
Del fatto è stato avvertito l'ufficio Ecologia del Comune e i dipendenti
comunali, che si sono recati sul posto, su indicazione del veterinario di
servizio hanno slegato e provveduto alla custodia del cadavere dell'animale.
Le guardie provinciali hanno poi accertato che la bestiola era un esemplare
di volpe.
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Wwf: «Nessuna taglia ferma l'attività dei bracconieri»
http://www.iltirreno.kataweb.it/iltirreno/arch_20/massa/cronaca/lm306.htm
MASSA. Ancora una denuncia dalla sezione del Wwf di Massa Carrara,
sull'inqualificabile comportamento di sconosciuti che in modo sistematico
stanno abbattendo a fucilate decine e decine specie protette di volattili:
poiane, gheppi, sparvieri, arioni, picchi. Un massacro che avviato a
novembre quando in modo preoccupante i primi esemplari impallinati furono
portati presso il centro recupero animali selvatici di Ronchi in numero
consistente, prosegue tuttora tanto che la situazione si è notevolmente
aggravata visto l'arrivo di troppi esemplari gravemente feriti, senza
considerare la percentuale di uccelli che non vengono trovati e vanno a
morire nei boschi o lungo il greto dei fiumi per una stima di circa 100
esemplari protetti. Evidentemente la taglia di un milione di lire sui
bracconieri non ha avuto effetto.
La sezione Wwf è fermamente decisa a costituirsi parte civile in quei
processi in cui sarà coinvolto un bracconiere trovato a sparare a esemplari
protetti, compresi coloro che tendono reti e tagliole, e questa volta non
sarà certo un milione la somma in ballo, ma varie centinaia di euro.
Purtroppo i controlli sul territorio sono portati avanti da uno sparuto
gruppo di guardi preposto alla vigilanza.
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Lepri malate: è allarme sanitario
Alcuni casi di tularemia: capi importati dall'Est
www.laprovinciapavese.kataweb.it/provinciapavese/arch_20/voghera/oltrepo/pz3
01.htm
VOGHERA. Una partita di lepri liberata in Oltrepo Pavese prima di Natale è
risultata, da successive verifiche dell'ASL, affetta da tularemia, una
patologia che si trasmette fra gli animali selvatici ma che colpisce l'uomo
quando entra a contatto con glianimali infettati. Le lepri sono giunte
dall'Ungheria acquistate da un importatore bolognese che rifornisce le
associazioni di cacciatori.
Un migliaio di questi capi sono stati acquistati da un'associazione di
cacciatori che li ha sottoposti ai controlli dell'Asl e le hanno immesse sul
territorio oltrepadano e in particolare nell'alta valle Staffora. Gli
animali erano accompagnati da regolari certificazioni che dichiaravano
l'assoluta assenza di patologie, compresa la tularemia e solo lo scrupolo
del veterinario del servizio dell'Asl ha portato alla scoperta della
malattia. «Abbiamo trovato quattro lepri morte che sono state quindi
sottoposte a controlli di verifica insieme con altri venti capi - spiega il
dirigente dell'Asl Roberto Tedesco - Solo così abbiamo scoperto al termine
delle analisi che in realtà i capi erano in parte infettati da questo
bacillo. Abbiamo immediatamente proceduto all'invio delle informative al
Ministero e alla Regione oltre che ad informare il personale sanitario e
l'istituto di Malattie Infettive del Policlinico». Il lancio degli animali a
cura dell'associazione venatoria per il territorio oltrepadano è avvenuto
poco prima di Natale, il 21 dicembre, negli stessi giorni in cui anche altre
associazioni fuori dalla provincia di Pavia, e comunque in Lombardia e in
Emilia hanno fatto lo stesso diffondendo su un'area non più solo locale,
questa grave patologia. Si poteva evitare o almeno prevedere, quanto è
accaduto per ridurre il pericolo e il rischio della diffusione del contagio?
«No, perché i controlli che avvengono, sono del tutto casuali e quindi
avremmo potuto prelevare capi non infetti e quindi non scoprire la presenza
di questo bacillo; ma soprattutto gli animali erano accompagnati da
certificazioni di buone condizioni di salute, secondo quanto previsto dalla
normativa comunitaria - spiega Tedesco -. Noi non possiamo partire dal
sospetto che le certificazioni siano imprecise perché altrimenti non
servirebbero. E' però possibile che, a campione, per particolare interesse o
scrupolo si prelevino dei capi. Questo è quanto avvenuto nel nostro caso per
il quale il veterinario ha ritrovato la presenza di questo bacillo
la"Francisella tularensis" origine di questa malattia che si trasmette in
diversi modi dall'animale all'uomo». I consigli dell'esperto sono quindi di
non toccare le carcasse di lepri trovate, e comunque di compiere ogni
operazione, inclusa la scuoiatura dell'animale prima della cottura,
indossando guanti. Meglio evitare anche il consumo delle carni di lepri,
soprattutto se poco cotte. Attenzione infine anche agli animali domestici
che potrebbero restare contagiati dalle zecche, vettori preferenziali di
questa malattia, e trasmetterla quindi all'uomo. Il gatto di casa che
rincorra una lepre selvatica corre il rischio dunque di restare colpito dal
bacillo sia a causa della zecca sia a causa di un eventuale graffio inferto
alla lepre e successivamente infettare il padrone. Una catena dunque subdola
e pericolosa. Le vie di trasmissione preferenziali sono dunque zecche,
zanzare e mosche ma anche con il contatto con animali contagiati, per
inalazione e per ingestione.
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NOCIVOSARAITU
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BORGO PRIOLO
Invasione di nutrie in valle Schizzola
www.laprovinciapavese.kataweb.it/provinciapavese/arch_20/voghera/oltrepo/pz3
13.htm
BORGO PRIOLO. Allarme nutrie in Valle Schizzola e nelle zone limitrofe.
Numerosi cacciatori hanno avvistato gli animali lungo le sponde del torrente
Coppa, in direzione dell'abitato di Borgo Priolo. «Il numero delle nutrie è
aumentato notevolmente negli ultimi mesi, eppure due anni fa non ce n'era
traccia - dice Carlo Madama, revisore dei conti per l'Atc 8 Voghera Oltrepo
e profondo conoscitore del territorio - Essendo animali molto prolifici, si
riproducono con grande facilità e sin dalla prossima stagione potrebbero
essere oltre il doppio». Una situazione che va considerata attentamente,
poiché questi animali causano danni considerevoli alle colture e non solo.
Esemplari sono stati visti anche nei pressi di Calvignano, in località
Bergognone ed a Stefanago. Tutto è nato a causa di un errore che potrebbe
causare conseguenze gravi. «Le nutrie non sono animali autoctoni e dunque
potevano trovarsi sul Po solo perché sono state liberate. Nella nostra zona
si potrebbe assistere alla proliferazione di nuove razze. Chi ha effettuato
quest'operazione commise un grosso sbaglio, infatti non si trattava
dell'habitat naturale ed i roditori hanno cominciato a risalire gli
affluenti. Nel nostro caso, il Coppa ne è stato completamente invaso -
spiega il funzionario dell'Ambito Territoriale - Recentemente assieme ad
altre persone ne ho contate una trentina da Rivazza sino a Borgo Priolo».
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FIERE
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Prosegue oggi l'esposizione di rettili e animali esotici al Centro congressi
Giovanni XXIII
Serpenti timidi a «Reptilia expo»
www.eco.bg.it/eco/ec20/Città/CIT2/d.asp
Lui assicura che l'aspetto viscido è una favola. Ad accarezzare dorso, coda
e testa di anaconda e compagnia pitonata trascorre le sue giornate da un
paio d'anni a questa parte. E colleziona oggi, colleziona domani, il suo
repertorio ha raggiunto quota 50 esemplari.
Qualcuno per la compagnia domestica si lascia guidare dalla film-mania e
sceglie un dalmata, qualcuno si circonda di cinguettii e ugule squillanti.
Pierluigi Massari da Ferrara preferisce i serpenti a cui dedica ogni giorno
tre ore di cure: e meno male che si accontentano di mangiare una volta alla
settimana, alcuni persino due volte al mese. Di ognuno conosce usi, costumi
e caratteristiche. Lo sapevate, per esempio, che i serpenti sono timidi?
Vietato rispolverare il cliché del rettile viscido, velenoso e pericoloso.
Detto, dimostrato: dalla vetrina estrae un pitone: «Vede? - mostra con un
sorriso - Invece di aggredire, si ritrae e si nasconde». Il motivo? La
timidezza, appunto.
Se verso il mondo dei rettili non sentite una istintiva repulsione ma
piuttosto una irresistibile curiosità, potete buttare l'occhio alla
«Reptilia expo», aperta ieri e in scena anche oggi al Centro congressi
Giovanni XXIII dalle 10 alle 20.
La moda del pitone e dell'iguana fa sempre più proseliti, i bambini chiedono
come regalo camaleonti, gechi e tartarughe: ma l'entusiasmo non è
universale. «Dietro - fa notare la Lega per l'abolizione della caccia - c'è
lo sfruttamento di intere popolazioni di animali selvatici, portate
all'estinzione da raccoglitori privi di scrupoli, che depredano gli
ecosistemi tropicali per catturare milioni di animaletti a sangue freddo che
moriranno in grande numero nelle varie fasi della caccia e del trasporto».
La salmonella era già nota, ma i rischi per la salute dell'uomo non si
fermano qui: alcuni ricercatori dell'Università di Pavia «hanno rinvenuto
vermi parassiti in un serpente africano detenuto per bellezza».
Dal canto suo Pierluigi Massari si dice tranquillo perché «questi rettili
sono nati in allevamento, e abituati come sono alla cattività non saprebbero
vivere in natura». Su scala ridotta per ognuno ha ricreato l'habitat ad hoc.
E Pierluigi Massari non si è fermato ai rettili: ha allargato la collezione
a lucertole africane e rane venute dal Brasile, a farfalle cobra belle e
imbalsamate per gli sguardi dei curiosi. Con un occhio di riguardo ai ragni
tanto abili nella tessitura da fornire il loro filo per i giubbotti
antiproiettili e qualche vezzo regale: come quel gilet tutto speciale,
voluto da Luigi XIV, in seta di ragno. Nientedimeno.
Sara Locatelli
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ALIMENTAZIONE
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il grande protagonista del mercatino biologico
Il maiale re della piazza
www.gazzettadiparma.it/gazzetta/sito/Articoli.nsf/ARTHW5/bb02b86e29647e3bc12
56b47002d4c53?Open
FONTANELLATO - L'arrivo dell'inverno coincide con l'uccisione del maiale.
A lui Fontanellato dedicherà la «piazza» domenica 27 gennaio nell'ambito di
«Rocca e Natura», il mercato dei prodotti biologici. Anche qui, come in
altre regioni d'Italia, l'uccisione del maiale ha sempre rappresentato un
momento di festa, dove il vino, anch'esso radicato nella tradizione
gastronomica della bassa parmense, accompagna i festeggiamenti.
Nelle case dei contadini è ancora un grande avvenimento a fine anno
macellare il maiale e preparare i salumi. Il momento dell'uccisione
coincideva con l'arrivo dell'inverno, per poter sfruttare i mesi freddi per
la conservazione della carne. L'uccisione del maiale avveniva in un modo
abbastanza cruento; l'animale veniva fatto dissanguare e il sangue era
raccolto in un vaso per farne sanguinagli. Poi la bestia veniva
accuratamente pulita con acqua bollente e squartata; le frattaglie si
consumavano fresche.
Il maiale, per l'economicità del suo nutrimento, fu assunto come animale
privilegiato nel VII - VI secolo a.C., quando gli Etruschi si insediarono in
Emilia, si sviluppò l'allevamento e la lavorazione della carne suina. Uno
dei problemi maggiori in quei tempi lontani era la conservazione del cibo e
l'unica sostanza di qualche aiuto era il sale.
Questo «conservante», importante e costoso, arrivava generalmente dalle zone
di mare, ma lo si poteva ricavare dalle sorgenti di acque saline di
Salsomaggiore.
I derivati della carne di maiale fresca diventarono ben presto una fiorente
e redditizia attività. L'allevamento dei maiali, così diffuso nelle campagne
parmensi - ci spiega l'Assessore al Commercio del Comune di Fontanellato
Claudio Papini - favorì il nascere di mercati e fiere, sia in città che nel
contado. E' questo animale - continua l'Assessore Papini - che fa la parte
del «primo attore» nel piatto degli antipasti parmigiani con i suoi prodotti
di carne cruda, al naturale o insaccata.
«..nulla finisce...c'è sempre un inizio!. (Anonimo).
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AVVELENAMENTI
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Vallermosa. Il caso
Il ritorno dell'Anonima veleno e polpette
mo.to.
www.lanuovasardegna.kataweb.it/lanuovasardegna/arch_20/cagliari/iglesias/si2
03.htm
VALLERMOSA. È tornato purtroppo d'attualità il fenomeno delle uccisioni di
cani e gatti, che qualche tempo fa era stato al centro di una accesa
protesta degli abitanti.
Nelle ultime settimane, numnerosi animali sono stati attirati ammazzati con
micidiali bocconcini al veleno, disseminati per le strade e, addirittura,
lanciati nei giardini. Oppure sono stati uccisi da alcuni cecchini armati di
fucili caricati a pallini.
Il ritorno dell'anonima "polpette avvelenate" ha fatto vittime non solo tra
i randagi, ma anche tra quelli di razza. Una pratica incivile, quella della
strage di cani e gatti, che oltretutto espone a seri rischi la popolazione.
In particolare i bambini, che potrebbero inavvertitamente venire a contattoo
raccogliere i pasti al veleno.
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MALTRATTAMENTI
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Roma, un terzo animale stroncato da un'emorragia. Lo speaker: gara
maledetta, mai vista una cosa simile
Due cavalli abbattuti durante la corsa
Dramma alle Capannelle. I purosangue sono caduti: iniezione letale davanti
al pubblico
www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=CAP
ROMA - Manaus si è spezzato la zampa sinistra sul dodicesimo ostacolo. A
Leonteo è scoppiato il cuore sull'arginello numero tredici: il sauro di 5
anni ha avuto un aneurisma ed è caduto di testa rompendosi il collo. Tideo
era terzo, è rovinato addosso all'ultima siepe, la quindici. La zampa gli
penzolava rotta in due. L'osso ha bucato la pelle. Il purosangue inglese, un
baio scuro di 8 anni, soffriva, sudava, aveva gli occhi rossi. Lo hanno
abbattuto in fretta, senza nemmeno coprirlo, lì sdraiato sulla pista, sul
rettilineo verso il traguardo. Accanto al suo fantino che si è rotto la
clavicola. Davanti alle tribune affollate di un sabato pomeriggio alle
corse. Manaus aveva 8 anni, era un bravo baio, valeva ancora 50 milioni. Ha
avuto un'agonia più lunga, è crollato per primo ed è morto per ultimo, sull'
erba. Come Tideo, con un'iniezione di veleno simile al curaro che blocca il
respiro e l'animale, giurano, non se ne accorge.
Premio Poussin, seconda corsa in programma ieri all'ippodromo delle
Capannelle, gara ad ostacoli (steeple), percorso da 3.400 metri, montepremi
22.500 euro (43 milioni e mezzo di lire). Il computer va in til: niente
giocate sul posto per le prime 4 corse, 40 mila euro di scommesse bruciate.
In due minuti e mezzo succede e finisce tutto. Ore 14.28. Sette cavalli si
presentano alla partenza, l'ottavo, River Mistra, si è ritirato al mattino.
Tre tagliano il traguardo. Cadono in quattro, uno soltanto, Satanasso, si
rialza. Gli altri restano a terra, scalciano, poi non più. Ore 14.31. La
gara si chiude, vince Sopranalbero, il pubblico non applaude, non si va all'
ippodromo per veder morire i cavalli.
Piero Celli fa lo speaker alle Capannelle dal 1967: «Mai vista una corsa
così maledetta. Succede spesso che i cavalli sbaglino un salto, ma che in
due si spezzino l'anteriore e nella stessa gara ad un terzo venga un'
emorragia è una coincidenza incredibile. La zampa di un cavallo non si può
ingessare, va in cancrena, gli animali purtroppo vanno abbattuti subito».
Tre cavalli morti nella stessa gara: è successo soltanto nel 1959, all'
ippodromo di San Siro, a Milano, Grand Steeple chase. Ma allora fu un'unica
carambola. Stavolta sono caduti uno dopo l'altro, in 30 secondi, mentre
galoppavano e saltavano a 45 km all'ora.
Erano cavalli esperti. I «cavallari», gente che vive e respira alle corse,
dicono che forse l'erba era ghiacciata. «Non è possibile, c'erano 8 gradi»,
risponde Elio Pautasso, direttore di Capannelle. «Il freddo indurisce il
turf ma la pista è polverosa, non gelata». I commissari di gara hanno
qualificato il terreno come buono. «Di solito muoiono al massimo tre cavalli
in una stagione, che sia successo tutto in una sola gara è una fatalità,
forse gli animali erano stanchi, oppure andavano troppo veloci», ipotizza
Pautasso che avrebbe evitato però di sopprimere i due purosangue davanti al
pubblico. «I proprietari si sono lasciati prendere dal panico, non volevano
vederli soffrire».
Non c'era tempo. Giuliano Germano è il veterinario di Capannelle, da 24
anni: «Tideo soffriva atrocemente, non abbiamo nemmeno aspettato che
arrivasse il telone per coprirlo. Manaus aveva la stessa frattura scomposta.
Non mi è piaciuto ucciderli davanti a tutti, non ho avuto scelta».
Giovanna Cavalli
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IL CASO
Campo d'Aviazione, maniaco fa il tiro a segno con i gatti
www.iltirreno.kataweb.it/iltirreno/arch_20/viareggio/cronaca/lv203.htm
VIAREGGIO. Di episodi di crudeltà contro gli animali purtroppo abbondano le
cronache, ma talvolta avvengono fatti decisamente incredibili, come quello
di un povero gatto cui hanno sparato con una carabina mentre era in un
giardino di via Corridoni. A riferire l'inqualificabile episodio è una
lettrice, Monica Cosci, che abita appunto in via Corridoni.
La signora Cosci, oltre ad essere da tempo impegnata nei centri di aiuto
sociale e di assistenza alle persone più povere e disagiate gestiti dalla
parrocchia del quartiere, è una grande amica degli animali, e dei gatti in
prtciolare, e dedica anche parte del suo tempo e delle sue energie anche ad
assitere i gatti randagi della zona.
«Il giorno 15 sono ho trovato uno dei gatti randagi che vengono da tempo a
mangiare nel mio giardino che si muoveva a malapena. Allora - spiega la
lettrice - ho visto che era ferito alla schiena, e quando lo ho portato dal
veterinario, il dottore ha scoperto che aveva conficcato nella spina dorsale
un "diablo" (un grosso pallino di piombo) che gli era stato sparato con una
carabina ad aria compresssa. Abbiamo tentato di curare questo povero gatto -
prosegue la signora Cosci - ma è morto dopo qualche ora che lo avevavo
riportato a casa».
La cittadina riferisce che purtroppo simili episodi non sono rari in zona,
con altri poveri felini che sono stati ritrovati gravemente feriti con segni
di percosse, bastonate ed altro. «Io non pretendo certo che tutti debbano
amare i gatti come me - conclude Monica Cosci - ma che almeno li lascino in
pace. Poi che si arrivi addirittura a sparargli è incredibile. Comunque ho
denunciato tutto all'Asl e quindi di questi episodi si occuperanno le
autorità competenti, forze dell'ordine comprese».
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COSTA DI ROVIGO Si è svolta ieri pomeriggio una fiaccolata lungo le strade
del paese con conclusione in piazza Giovanni XXIII
Sfila via la protesta degli animalisti
Oltre un centinaio i manifestanti quasi tutti da fuori. Sorpresa e
irritazione della gente del paese
http://213.26.79.24/VisualizzaArticolo.php3?Codice=945217&Luogo=Rovigo&Data=
2002-1-20&Pagina=BADIA%20POLESINE
Una giornata particolare per il paese di Costa, ieri pacificamente invaso
dagli animalisti. La gente è rimasta un po' sorpresa un po' irritata:
sorpresa perché non si attendeva tanti manifestanti, irritata perché il nome
del paese viene legato a un episodio deprecabile. Che tuttavia resta un
episodio e, a giudizio di molti, è stato gonfiato.
Alle 16,15 da piazza beato Giovanni XXIII parte un corteo di manifestanti,
circa un centinaio, in gran parte provenienti da Rovigo, Ferrara e Padova
rappresentanti delle diverse sigle di animalisti: Lndc (lega nazionale per
la difesa dei cani), Una (unione nazionale animalisti), Lav (lega anti
vivisezione degli animali), Fondazione "Franca Melchiori Fasan", Oipa
(organizzazione internazionale protezione animali).
Il corteo è scortato dai Carabinieri, ma nessun episodio ha richiesto il
loro intervento. La fiaccolata di protesta è stata organizzata per
sensibilizzare l'opinione pubblica su quanto si è verificato proprio a Costa
nel pomeriggio di venerdì 21 dicembre, quando alcuni ragazzi si sarebbero
divertiti a seviziare un cucciolo di cane forse già morto oppure morente.
Cartelli, striscioni e volantini hanno fatto da contorno alla civile
protesta degli animalisti, che sono stati seguiti con curiosità e stupore
dalla gente del paese che ha assistito alla manifestazione sulla porta di
casa e davanti ai bar."Attenti all'uomo", "l'uomo, la natura, gli animali o
si salvano o si perdono assieme", "condanniamo tutti gli episodi di violenza
sugli animali", "la crudeltà sugli animali è l'anticamera della crudeltà
sugli uomini", "uccidere chi è già vittima è un atto doppiamente vigliacco":
queste sono alcune delle scritte che si leggevano negli striscioni.
In piazza San Giovanni Battista, i dimostranti hanno lanciato un appello
alla cittadinanza di Costa, affinché si adoperi per l'individuazione dei
responsabili del deprecabile gesto, in modo che venga fatta giustizia.
Inoltre è stato chiesto un minimo di sensibilità verso un tema che negli
altri Paesi europei è seguito con maggior passione, oltre che sul piano
giudiziario con severe sanzioni comminate a chi fa violenza agli animali.
Un forte appello è stato rivolto al Parlamento e al Ministro di Grazia e
Giustizia affinché venga riformulato l'articolo 727 del codice penale che
prevede ammende variabili da 1032,91 a 5164,57 euro, anche se nella
maggioranza dei casi il reato cade in prescrizione.
Marco Scarazzatti
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Un cane squartato e decapitato
Trovata in un cassonetto la pelliccia ancora insanguinata
La segnalazione anonima arrivata alle guardie zoofile ecologiche
d.m.
www.gazzettadimantova.kataweb.it/gazzettamantova/arch_20/mantova/copertina/n
p205.htm
RODIGO. Siamo all'ennesima, incredibile atrocità. Anche ieri le guardie
zoofile ecologiche dell'Anpana hanno ricevuto una segnalazione, una
telefonata anonima di una donna che aveva visto un uomo buttare un cane
morto nel cassonetto. Arrivate sul posto, quello che le guardie hanno
trovato era ancora peggio: era la pelliccia di un cane, scuoiato e
decapitato.
La voce ha detto solo poche cose: «Ho visto un uomo, scendere forse da una
Ford Fiesta, e gettare in un cassonetto di via Francesca a Rodigo un cane
morto avvolto in un giaccone». Poche parole ma sufficienti per allertare
immediatamente i volontari dell'associazione che ha anche una sede a Mantova
in via Marmirolo 1. Le guardie sono corse e con loro raccapriccio hanno
dovuto constatare che la segnalazione purtroppo non era uno scherzo
telefonico. Nel cassonetto, avvolta in una vecchia giaccavento da uomo,
c'era la pelliccia bianco-grigia di un cane di grossa taglia, forse un husky
o un pastore maremmano. La pelliccia di un cane decapitato e scuoiato da
poco: al pellame erano ancora attaccati brandelli di carne e sangue.
L'ipotesi più probabile è che sia opera di qualcuno che abbia ucciso
l'animale per mangiarlo. In alcune culture orientali, come quella cinese o
quella coreana, infatti è uso comune. Però sono solo ipotesi. Purtroppo
l'indicazione della Ford Fiesta è troppo poco. Impossibile risalire al
proprietario. Anche il giaccone usato come sacchetto delle immondizie non è
utile per arrivare all'autore di una tale atrocità.
Le guardie zoofile ecologiche, comandante da Giuseppe Laganà, faranno una
ricerca sulle denunce di scomparsa di cani, presentate in questo ultimo
periodo. E lanciano l'appello a tutti coloro che possano avere visto anche
solo qualcosa; o magari alla stessa donna che ha telefonato, in caso le
venga in mente qualche altro particolare.
Si può restare anche anonimi; basta comporre i numeri 339-3177183, fax
0376-385175. E poi l'Anpana rinnova l'invito a diventare volontario
dell'associazione per svolgere la funzione di guardia zoofila ecologica:
solo ieri sono arrivate almeno dieci adesioni, che verranno vagliate entro
pochi giorni.
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Accoltella cani, sulle orme di Crudelia Demon
Hobby macabro, per una top model russa. La dark lady si aggira per Mosca con
il suo cane da combattimento e finisce a coltellate i randagi che incontra.
La polizia l'ha rilasciata: il crimine non ha rilevanza penale.
www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,100474,00.html
MOSCA - Bella e crudele. Una dark lady perfetta. Pronta a sfoderare il suo
fascino, come un coltello. Capace di ammaliare, come di uccidere. La sue
vittime non sono uomini, ma cani, meglio se randagi. Non uno, pare, ma
diversi. Tanto che Iuliana Romanova, top model russa, è stata definita come
una vera e propria serial killer della specie animale storicamente descritta
come 'miglior amica degli uomini'.
L'ultimo delitto, firmato dalla Crudelia Demon della Steppa, vanta tra i
testimoni alcuni passanti. Lei, che accompagna il suo passo da sfilata a
quello di uno Stafford-Terrier, pare che trascorra il suo tempo libero a
pugnalare i cani senza padroni. Tacchi a spillo ai piedi e abiti di haute
couture, l'affascinante modella, 21 anni, stava attirando lo sguardo
ammirato di alcuni passanti, nei sottopassaggi pedonali della stazione della
metro di Mendeleev. Quando, a stravolgere il quadretto, è stata la decisione
della Romanova di aizzare il suo Stafford-Terrier, un cane da combattimento,
contro un randagio adottato dai venditori di giornali e fiorai del posto. Ma
ad avere la peggio, nel combattimento, sembrava proprio il cane-gladiatore.
Ecco, allora, che la dark lady ha estratto dalla borsa un coltello a
serramanico e ha finito il casuale antagonista con sei pugnalate.
Fermata dalla polizia, la sanguinaria top model è stata rilasciata poco dopo
perché l'episodio è stato giudicato privo di particolare rilevanza penale,
come ha riferito un poliziotto al cronista del quotidiano 'Izvestia'. I
testimoni dello sconcertante episodio hanno ipotizzato che la modella sia
una serial-killer di cani randagi. ''Tra una settimana andrò a fare le
sfilate in Spagna e nessuno mi darà più fastidio con questa storia'', ha
commentato con indifferenza Iuliana Romanova.
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RANDAGISMO
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In un anno «accasati» ben 150 cuccioli
http://ilgiorno.monrif.net/chan/73/10:2925845:/2002/01/20
LECCO - Possono considerarsi più che soddisfacenti i risultati che nel 2001
la Lega nazionale per la difesa del cane della sezione di Lecco ha
conseguito nella la gestione del canile provinciale.
Da 9 mesi circa infatti l'associazione che si batte contro i maltrattamenti
verso il miglior amico dell'uomo e verso tutti gli animali ha rilevato la
gestione della struttura dall'amministrazione comunale.
In questo periodo di tempo sono stati quasi 150 i cani che hanno trovato una
nuova sistemazione presso famiglie del lecchese, grazie i particolar modo al
lavoro dei volontari che prima di ogni affidamento verificano l'habitat nel
quale gli ospiti del canile potrebbero eventualmente accasarsi e
controllanno l'affidabilità di chi se ne dovrà occupare.
I nuovi "genitori"del cucciolo adottato firmano poi un contratto che
permetta all'associazione di svolgere controlli periodici circa l'andamento
della convivenza nel nuovo ambi ente e che li autorizzi a riportare
l'animale in canile qualora le sue condizioni di vita non siano quelle
stabilite all'atto dell'adozione.
Nel periodo natalizio si è avuto poi il boom di nuovi padroni per gli
animali del canile.
Infatti i lecchesi, rispondendo all'invito dell'associazione che chiedeva
uno sforzo per far passare anche a questi trovatelli un felice Natale, hanno
fatto« man bassa» di cani di qualsiasi taglia e pure di un buon numero di
gatti e gattini ( un centinaio in tutto ). E in questo hanno seguito
l'esempio dello stesso sindaco Bodega, tra i primi a «farsi adottare» da un
cane del canile.
Una struttura pubblica che è divenuta quindi un vero e proprio punto di
riferimento per tutte le persone che abbiano in casa un animale domestico:
sono in molti quelli che ogni giorno si rivolgono infatti alla Lega per la
difesa del cane per trovare soluzione a problemi comportamentali degli
animali, ai problemi di salute, alle cucciolate "fuori programma" e a
segnalazioni (333/ 8416430) di eventuali maltrattamenti. M.C.
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Cassino/Ds e Protezione animali: cani tenuti a Giuliano in pessime
condizioni
«Canile, Scittarelli non rispetta gli impegni»
di FRANCESCA COPPOLA
http://ilmessaggero.caltanet.it/hermes/20020120/04_FROSINONE/FROSINONE/D.htm
«Ho accolto con entusiasmo, la decisione manifestata nelle linee
progammatiche dell'amministrazione-Scittarelli, di risolvere il problema
della protezione degli animali a Cassino, eppure noto che a distanza di
sette mesi quelle parole non hanno trovato attuazione». L'invettiva parte
dal capogruppo Ds Tommaso Marrocco che torna sulla questione annosa della
mancanza di un canile a Cassino. «Occorre - continua Marrocco, appellandosi
al sindaco - verificare il grado di applicazione della legge 281/91 sul
randagismo, che prevede che i comuni si dotino di canili con finanziamento
dalla Regione». Quale dunque la situazione della tutela degli animali, a
Cassino? Ci aiuta a capirlo Franco Altieri, guardia zoofila e membro
dell'Anpana, Associazione nazionale protezione animali e ambiente. «Cassino
è convenzionata dal 1993 con il canile privato di Giuliano di Roma al quale
paga 4.800 lire al giorno per il mantenimento di ogni cane randagio. In
realtà sappiamo che fino al '98, l'amministrazione risultava morosa per 100
milioni non versati alla struttura. A tutt'oggi quella cifra non è stata
versata». Le condizioni del canile di Giuliano a detta degli animalisti sono
pessime. «Da quando è stata aperta la convenzione -spiega Margherita
Ambrosio, membro Anpana - si è avuto un fenomeno di "accalappiamento
selvaggio" ed a volte immotivato. Questo ha provocato un sovraffollamento
del canile che ospita il triplo dei cani che potrebbe contenere, provocando
una situazione di pericolo e scarsa igiene».
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XENOTRAPIANTI
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Roccella J. / Drammatico appello di un dializzato che invoca lo
xenotrapianto
Sono pronto a fare da cavia
Antonello Lupis
www.gazzettadelsud.it/edizioni/calabria/edz-ca.asp?ART=013
ROCCELLA - Da anni aspetta, invano, quello che desidera di più dalla vita:
il trapianto del rene. Francesco Fragomeni, 59 anni, originario di Caulonia,
ma domiciliato a Roccella dopo aver vissuto per quasi 40 anni a Milano, non
ce la fa più a vivere così, da dializzato, avanti e indietro dagli ospedali,
trapassato da aghi ogni due giorni, con le braccia doloranti e piene di
lividi. Quest'uomo, piccolo ed esile, vorrebbe continuare a vivere in modo
normale e non sdraiarsi per tre volte la settimana per 4-5 ore su un lettino
d'ospedale ed essere in balia delle macchine e di un trattamento che
Fragomeni stesso, con gli occhi lucidi e con un filo di voce, non esita a
definire «dolorosissimo ed estenuante tant'è che spesso sono soggetto a
collassi». Ed è per questo che pur di porre fine a questo vero e proprio
stillicidio di dolori e problemi di ogni genere, e quindi avere la
possibilità di non doversi più sottoporre al trattamento della dialisi,
Fragomeni si dice «disposto a tutto: anche a trasformarsi in cavia per un
eventuale xenotrapianto, in via sperimentale, del rene prelevato da un
maiale». Spiega: «Mi è stato detto, di recente, in alcuni ospedali del Nord
che la sperimentazione nel campo degli xenotrapianti sta andando avanti e
che finora il rene del maiale trapiantato nelle scimmie non ha provocato
nessun probelma di rigetto. Ebbene, anche se esiste una sola possibilità su
un milione di sopravvivere, sono pronto a fungere da cavia e ricevere così
un rene di maiale. D'altra parte so che recentemente pure il Vaticano ha
dato parere favorevole ai trapianti di organi dagli animali all'uomo. Io
sono pronto: di continuare a fare la dialisi non ne posso più anche perché
qualche giorno, di questo passo, ci rimetto ugualmente la pelle». Fragomeni,
figlio di contadini emigrato giovanissimo a Milano, dopo aver lavorato per
sedici anni alle dipendenze del Comune di Segrate decise di tentare miglior
fortuna gettandosi a capofitto nel commercio. L'impresa gli riuscì tant'è
che per diversi anni fu capace di gestire nella metropoli meneghina
un'avviata salumeria e un grosso centro di riparazione scarpe, dando lavoro
a ben 14 dipendenti. Agli inizi degli anni '90 - come lui stesso
schiettamente afferma - «tutto comincia a girare storto per colpa di una
donna». Con le attività commerciali cedute e col patrimonio economico
accumulato che pian piano si dissolve, nel '95, quando Fragomeni decide di
fare rientro nella terra d'origine, per lui inizia il dramma più grave: i
reni non funzionano, vanno in tilt. È l'inizio del calvario chiamato
dialisi. Ora la decisione coraggiosa, pur di continuare ad avere una piccola
possibilità di vivere in modo normale, di offrirsi volontario, cavia, e
quindi pronto per un eventuale xenotrapianto.
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AMBIENTE
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Protesta degli ambientalisti a difesa dell'area verde di via Benedetto Croce
dove si costruirà un parcheggio sotterraneo
Incatenata alla betulla per salvare il giardino
www.giornaledibrescia.it/giornale/2002/01/20/13,CRONACA/T4.html
Incatenata alla betulla per salvare il giardino. Questa la protesta di un'
ambientalista-animalista, che si è incatenata ad una delle quattro grosse
betulle che verrebbero sacrificate per far spazio ad un parcheggio
interrato, in via Benedetto Croce. Si tratta di Maria Consuelo Bianco,
italo-argentina, componente dell'Ufficio di presidenza della Consulta dell'
ambiente di Brescia, vicepresidente nazionale della Lac (Lega abolizione
caccia) e membro del Comitato Sos alberi. «Rimarrò qui incatenata - ha
detto - fino a quando avrò la promessa che queste piante vengono salvate».
Questo nel pomeriggio, mentre in mattinata, in una conferenza-stampa
Legambiente Centro storico, Italia nostra, Sos alberi, comitato cittadini di
via Dal Monte e comitato difesa ambiente e natura, avevano manifestato il
loro dissenso in merito alla realizzazione del nuovo parcheggio meccanizzato
nella piazzetta di via Benedetto Croce. La costruzione (un grosso cilindro a
sei piani interrati, dotato di una sorta di carrello elevatore e attivato da
un microchip), innovativa per la nostra città, comporterà l'abbattimento
della quattro grandi betulle che sorgono nell'area verde e che d'estate
forniscono ristoro alle abitazioni circostanti. «Quello che più ci rattrista
è constatare che, malgrado la grossa mobilitazione di enti e privati
cittadini e le tante promesse del Comune, il parcheggio si farà comunque
sacrificando piante nobili, alte e belle da vedersi. Esemplari come questi
non esistono più in città, salvo in Maddalena» ha detto Ezio Garibaldi in
rappresentanza di Sos alberi. La protesta è in vista dell'apertura del
cantiere in programma domani mattina. I promotori sostengono che il nuovo
parcheggio sia inutile e dicono: «Intorno alla piazzetta ci sono già
moltissimi posti auto, senza contare quelli sotterranei delle varie
abitazioni private. E considerando anche gli oltre quindici parcheggi già
esistenti in centro storico, non riusciamo a capire dove si voglia arrivare.
Secondo i recenti studi di Legambiente, Brescia risulta al quarto posto in
Italia per livello di inquinamento con punte oltre la soglia di allarme per
ben 180 giorni all'anno. Inoltre il parcheggio di via Benedetto Croce, al
quale si aggiungerà presto una struttura gemella nell'adiacente spiazzo di
via Bulloni, sarà un servizio riservato a pochi, viste le tariffe
annunciate». «Si parla tanto di non far circolare le auto in centro storico
e poi si costruiscono nuovi parcheggi: è un comportamento contraddittorio
che non fa altro che aumentare il desiderio dei cittadini di raggiungere la
città con mezzi propri» ha aggiunto Rosanna Bettinelli di Italia nostra.
«Chiediamo quindi che i cittadini bresciani aderiscano in massa alla nostra
protesta» ha concluso Garibaldi.




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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.anticaccia.it