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NEWS: Giornali Internet 21/12/01
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CACCIA
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Uccelli protetti, in gabbia o in frigo
Operazione antibracconaggio della Provincia a Montecchio P.
www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/provincia/D.htm
Un’operazione antibracconaggio è stata portata a termine nei giorni
scorsi dalla polizia provinciale. L’operazione denominata "Black Bird" è
stata effettuata dal Nos ( Nucleo operativo speciale ) e si inserisce
nel contesto della vasta attività antibracconaggio. L’azione, che si è
svolta nei dintorni di Montecchio Precalcino, ha portato
all’individuazione di un sessantenne, colto a prelevare una trappola.
Particolare non sfuggito agli agenti provinciali, che avevano seguito la
scena attraverso binocoli e teleobbiettivi.
L’intervento è stato immediato e seguito da una perquisizione. Sono
stati quindi individuati una ventina di reti da uccellagione,
altrettante trappole a scatto, uccelli vivi in gabbia di specie protetta
(pettirossi, cardellini, cinciallegre).
Nelle celle frigorifere, inoltre, sono stati trovati 90 uccelli (picchi,
codirosse, cuculi ed altri), tutti appartenenti a specie protette. Tra
gli altri anche un picchio rosso minore appartenente ad una specie
particolarmente protetta.
Questa situazione ha portato ovviamente all’emissione delle sanzioni
previste dalla legge. E questo significa che il protagonista della
vicenda dovrà pagare una consistente multa.
Da parte della polizia provinciale è stato comunque sottolineato che il
protagonista di questo episodio non è un cacciatore e non pratica alcuna
attività venatoria.
Questa precisazione è stata ritenuta doverosa affinchè episodi del
genere non vengano successivamente strumentalizzati per mettere in
cattiva luce i cacciatori che, va ricordato, nella grande maggioranza
praticano la caccia nel rispetto delle regole e dei regolamenti . Il
bracconaggio nulla ha a che fare con la caccia.
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Portoscuso. Concluso il processo per un episodio che risale a tre anni
fa, vicino a una zona abitata del paese
Spari alle tortore, ex sindaco multato
Tre milioni anche per un cacciatore che lo accompagnava in auto
ea
www.lanuovasardegna.kataweb.it/lanuovasardegna/arch_21/cagliari/iglesias
/si201.htm
PORTOSCUSO. Pesante condanna pecuniaria per l'ex sindaco di Portoscuso e
presidente dell'autogestita del centro industriale, Giovanni Lugas, 63
anni, imputato in tribunale ad Iglesias per avere sparato insieme ad un
conoscente, anch'esso armato di fucile, alle tortore nei pressi delle
abitazioni di Portopaglietto.
Dopo due udienze in tribunale, la battaglia legale che ha visto sul
banco degli imputati l'ex primo cittadino di Portoscuso e alcuni
abitanti della zona si è conclusa con una condanna a tre milioni di
multa per Nino Lugas ed Antonio Loddo, pensionato di 65 anni, di
Portoscuso, che una domenica mattina di tre anni fa si divertivano a
sparare alle tortore dall'interno di un auto e in prossimità delle case
della zona residenziale. A presentare denuncia ai carabinieri era stato
il proprietario di una villetta che, impaurito per ripetuti colpi di
arma da fuoco nelle vicinanze della sua casa, fece intervenire le
guardie venatorie e il caso è finito in tribunale.
Secondo l'accusa, nonostante la zona fosse interna all'autogestita e
quindi in piena area di caccia, i due cacciatori, Antonio Loddo però non
possedeva neppure il porto d'armi, non avrebbero dovuto cacciare. I due
imputati difesi dall'avvocato Antonello Aste hanno negato ogni addebito
ma ad inchiodare i due cacciatori è stata, oltre alla testimonianza del
proprietari della casa bersaglio, gli accertamenti successivvi della
Guardia venatoria, dei carabinieri e dei vicini di casa della persona
offesa. I due furono visti anche raccogliere una tortorella abbattuta
dal passeggero della Uno di Lugas. A questo punto alcuni testimoni
riportarono la targa dell'auto agli inquirenti e il fatto fini con una
denuncia. Il giudice monocratico ha accolto parzialmente la tesi
difensiva dei due imputati e li ha condannati antrambi al pagamento di 3
milioni di multa e delle spese processuali. Non si esclude il ricorso in
appello.
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Bracconieri all'opera a Farneta
Trappole pericolose nei campi recuperata una civetta uccisa
www.iltirreno.kataweb.it/iltirreno/arch_21/lucca/cronaca/ll201.htm
LUCCA. Bracconieri all'opera nei boschi e nei campi dell'Oltreserchio,
in particolare nella zona di Farneta dove, con trappole pericolose,
cercano di catturare soprattutto merli e altra selvaggina. Una trappola
conficcata in un campo, dove poteva camminare anche un bambino, ha preso
e ucciso una civetta, animale protetto. La scoperta l'ha fatta una
signora che ha recuperato l'animale e la trappola consegnandole alla
Forestale. Immediata l'inchiesta, peraltro già disposta per altre
segnalazioni arrivate in precedenza.
Ora la trappola potrebbe scattare per i bracconieri, perchè appostamenti
e ricerche stanno portando gli uomini in giacca verde diretti dal dottor
Foliero sulla strada giusta. Secondo il Corpo Forestale quella tagliola
che ha ucciso la civetta è una delle tante usate per catturare merli,
fringuelli e altri uccelli. Un modo «vigliacco» di cacciare, ma usato
soprattutto al Nord - specie in provincia di Brescia e in Valtrompia -
dove in passato decine e decine di trappole simili vengono disseminate
nei campi per catturare i volatili. Dal punto di vista giuridico nei
confronti di coloro che hanno messo la tagliola si configura il reato di
caccia di frodo. Anzi, visto che l'animale ucciso è un esemplare della
famiglia degli Strigidi, specie protetta per cui è vietata la cattura e
la caccia, si potrebbe ipotizzare una pena che varia dai 2 agli 8 mesi
di arresto e dal milione e mezzo ai 4 milioni di ammenda. Infatti la
legge tutela la fauna selvatica e configura il reato penale nei casi in
cui vengano cacciate o uccise specie protette.
Il Corpo Forestale intanto prosegue la sua battaglia contro i
bracconieri e sta predisponendo nuovi e più efficaci servizi di
prevenzione e repressione del fenomeno che continua a presentarsi in
varie zone della Garfagnana, del Compitese, dei Monti Pisani e del
Padule del Bientina.
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La Sentina va a caccia
http://ilrestodelcarlino.monrif.net/chan/23/8:2848242:/2001/12/21
SAN BENEDETTO — L'assessore Marco Lorenzetti non ammette la polemica
sollevata dal capogruppo di Rifondazione Comunista, Settimio Capriotti
e, da buon cacciatore, spara a zero sulle pretestuose critiche sulla
destinazione della Sentina a zona di ripopolamento per la fauna
selvatica, «che non è affatto in contrasto con il progetto di recupero
ambientale dell'assessore Sestri, anzi, lo esalta e lo rivaluta». Per
l'assessore alle Attività Produttive, «la costituzione della zona di
ripopolamento farebbe rivivere la Sentina, consentendo agli studenti di
conoscere la fauna autoctona e a costo zero. Sarebbero disponibili i
fondi della Regione Marche e della Provincia Picena che, annualmente,
vengono stanziati, anche grazie alle tasse che versano i cacciatori di
San Benedetto: 230 milioni di lire all'anno. Inoltre — aggiunge
Lorenzetti — l'istituzione della zona di ripopolamento alleggerirebbe i
vincoli, consentendo sport e attività ad impatto ambientale zero:
percorsi ciclabili, addestramento cani (senza fucile), l'istituzione di
una Scuola Vela, l'agricoltura biologica (ora, solo agricoltura
intensiva) e altre attività che contemplano anche parchi giochi per far
crescere i nostri figli a contatto con la natura. Oltretutto, quando in
10 anni di gestione, l'oasi Sentina ha prodotto delinquenza,
prostituzione, desertificazione del territorio, degrado ambientale,
produzione di zanzare, atti di delinquenza, luoghi di tossicodipendenza
e perfino di rinvenimento armi. In compenso gli ambientalisti hanno
inanellato 4 cardellini, fotografato 7 passeri e avvistato uccelli
acquatici variopinti». Paquale Bergamaschi
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NOCIVOSARAITU
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«I cormorani in laguna sono 40 mila e mangiano 200 quintali di pesce
pregiato al giorno: li vedete i danni?»
www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/rubrica/Lettera5.htm
Nidifughi dalle scuole coraniche dell’Ornitologia "usa e getta", i nuovi
talebani dell’ambientalismo ammanniscono al colto e all’inclito la
razione quotidiana di castronerie. E purtroppo c’è gente di bocca buona
che trangugia di tutto; tanto da scoraggiare chi ostinatamente persegue
la ricerca della verità. Una virulenta ondata di veleni e falsità sulla
pressione predatoria delle specie ittiofaghe (il cormorano "in primis")
ha visto nell’ultimo mese come co-protagonisti alcuni ineffabili
rappresentanti di associazioni ambientaliste, zoofile, anticaccia e
quant’altro. Ad avviso di lorsignori la Regione Veneto, colta da un
raptus sanguinario, avrebbe "motu proprio" emanato una legge gratuita e
spietata per autorizzare "la carneficina nelle valli da pesca
regionali". Rincarando la dose, qualcuno ha allargato il concetto,
parlando di "soppressione senza distinzione alcuna". Affermazione che ha
supportato altri corroboranti contributi negativi su di un
provvedimento, che pareva frutto di una precipitosa adesione alla
famigerata - ed inesistente - lobby dei cacciatori. A nulla è valsa la
serena e pacata precisazione del presidente della Federcaccia del
Veneto, che con parole misurate e chiarificatrici ha giustificato le
disposizioni impartite dalla Regione per arginare i danni massicci ed
inoppugnabili di un’incidenza che ha messo letteralmente in ginocchio
ampi settori della pesca e dell’allevamento itticolo del Veneto. Le
deduzioni esposte dal presidente della Federcaccia dopo un’attenta
lettura della delibera regionale, le spiegazioni offerte alla
controparte, l’onesto richiamo al buonsenso e al rispetto della verità;
non è servito a nulla, anzi ha rinfocolato la polemica, innestando
ulteriori discese in campo e prese di posizione estremistiche.
«Attenzione! Abbiamo i rapaci nelle valli, dal Falco di palude al Falco
pescatore» (specie rarissima, oggetto di rispetto e venerazione da parte
di chi ha la fortuna di ammirarlo sul campo, e non ai tavoli del bar).
»E poi, non esistono studi scientifici che dimostrino la validità delle
misure drastiche introdotte per ridurre il numero di cormorani; i quali,
da che mondo è mondo, si nutrono di pesce...». Chiusa la parentesi,
nella quale fanno sfoggio di tutto il loro sapere i difensori d’ufficio
degli uccelli ittiofagi, mi sia consentito dire la mia. Sono vent’anni
che mi occupo del monitoraggio del cormorano nelle lagune venete: ho
scritto memorie e monografie a josa: ho partecipato come relatore sul
tema ad incontri e a tavole più o meno rotonde. Dapprima ci ho scherzato
sopra, quando mi arrivava qualche soggetto targato immancabilmente
Danimarca, Svezia o Finlandia (perché di là arrivava il grosso del
contingente, con i pullus inanellati nel nido). E scrivevo agli amici
scandinavi: Mandateci le vichinghe, non i cormorani! Poi il sorriso mi
morì sulle labbra, perché le comparse isolate di Phalacrocorax carbo
simensis (il Marnagone oggetto di questa chiacchierata, volgarmente
chiamato cormorano) si infittirono negli anni, fino a raggiungere il
punto di rottura, una consistenza insopportabile. L’anno scorso ne
furono censiti nella laguna veneta oltre quarantamila; e il censimento
non lo fecero i cacciatori, bensì gli organi deputati, infarciti di
tesserati Lipu, Lav, Lac ed altre associazioni protezionistiche, quelle
stesse che in precedenti occasioni avevano esultato pubblicando sulla
stampa locale il loro "Bentornato, cormorano". Siccome ognuno di questi
"bentornati" soddisfa la quotidiana fabbrica dell’appetito con almeno
mezzo chilo di pesce; siccome quarantamila cormorani - ma sono di più -
ingurgitano ogni giorno ventimila chilogrammi di pesce (che non
reperiscono nel Canale dei petroli o lungo la rotta dei vaporetti); e
neanche si nutrono di merce di scarto negli allevamenti di cefali o di
orate e branzini: il conto della serva è presto fatto. Ogni volta che il
sole tramonta spariscono dalla scena (dalle vasche, dalle tasche, da
dove volete) duecento quintali di roba pregiata. Questo non lo afferma
il fondatore della società ornitologica italiana; e neanche l’autore di
centinaia di monografie scientifiche, e neppure uno studioso che ha
dedicato una vita agli uccelli; ma un allevatore che opera da tanti
decenni nella piscicoltura ed è stato insignito per questo della massima
onorificenza della Repubblica italiana. Quando però ha visto andar in
fumo impegno, denaro e lavoro, ha presentato il conto alle istituzioni
per farsi risarcire i danni prodotti da selvatici che risultano
pomposamente essere "patrimonio indisponibile dello Stato". Per cui la
Regione Veneto - come tutte le altre regioni interessate dalla calamità
- sborserà (ed ha già cominciato a sborsare) centinaia di milioni a
titolo di ristoro per le perdite accertate e certificate. Con buona pace
di chi si esercita in sterili e logorroici soliloqui accademici. Gino
Fantin
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PESCA
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OPERAZIONI A CASTELLAMMARE E POZZUOLI
Sequestrati 700 chili di mitili
www.ilmattino.it/hermes/20011221/NAZIONALE/CAMPANIA/Aaa.htm
Sigilli ai datteri di mare: dieci denunciati per pesca di frodo
Un traffico illegale di datteri di mare (i pregiati militi di cui è
vietata la pesca) e il sequestro di tre quintali di cozze fuorilegge
sono il risultato di due operazioni compiute dalle Capitanerie di Porto
di Castellammare e Pozzuoli su direttive dell’ammiraglio Ubaldo
Scarpati, comandante del Compartimento Marittimo di Napoli.
Il blitz che ha portato alla scoperta del commercio clandestino dei
datteri e che si è concluso con la denuncia di una decina di persone e
il sequestro di tre depositi dove sono stati trovati circa un quintale
dei preziosi frutti di mare e altri trecento chili di mitili, è stato
portato a termine dagli uomini del comandante della Capitaneria,
Antonino De Simone con i quali hanno collaborato i carabinieri della
compagnia di Castellammare e del nucleo antisofisticazioni di Napoli.
L’operazione ha richiesto alcune settimane di preparativi e indagini.
L’azione dei militari è scattata alle prime luci dell’alba. Decine di
depositi ed attività commerciali sono stati setacciati alla ricerca di
mitili ed attrezzi per la pesca di frodo. In seguito al ritrovamento
della merce illegalmente detenuta (e successivamente distrutta), sono,
poi, scattate anche le perquisizioni presso le abitazioni dei pescatori
proprietari delle rivendite finite sotto tiro. Le denunce sono scattate
perchè la pesca, la detenzione e la commercializzazione dei datteri di
mare sono punite come illecito penale. I pescatori agiscono, infatti,
nel più totale disinteresse della legge che tutela i mitili e deturpano
i costoni rocciosi sottomarini provocando un danno notevolissimo
all’ecosistema (soprattutto in costiera sorrentina e amalfitana). La
loro attività diventa particolarmente frenetica in prossimità delle
feste di Natale e Capodanno in vista di lucrosi guadagni.
Per quanto riguarda l’operazione portata a termine a Pozzuoli, le cozze
erano allevate a meno di 500 metri dalla costa, nella tratta di mare più
inquinatO: quelloa compreso tra la fabbrica della Pirelli e lo
stabilimento della Sofer. Gli uomini della Capitanaria hanno proceduto
al maxi-sequestro dei mitili trovati in impianti illegali e, quindi,
senza nessuna autorizzazione sanitaria: delle vere e proprie bombe
ecologiche, pronte ad essere commercializzate nel periodo natalizio
senza passare per i centri di stabulazione, così come previsto dalle
norme sanitarie. Nessun denunciato anche perchè non sarà facile risalire
ai responsabili.
I ”cozzicari” (così vengono definiti) sono quelli che coltivano mitili
fuorilegge. In questo periodo fanno affari d'oro, senza preoccuparsi
della salute della gente e degli alti rischi legati alla vendita di
frutti di mare non sottoposti ad un preventivo trattamento di
depurazione. Avevano depositato il loro allevamento appunto a ridosso
della zona industriale, tra il pontile Maglietta e quello Pirelli: il
peggior posto possibile.
Nel corso della vasta operazione condotta agli ordini del comandante del
porto di Pozzuoli, Giuseppe Menna, i militari con mezzi navali e
l’ausilio del nucleo sommozzatori hanno individuato la vasta area,
delimitata da galleggianti. Nessun tipo di precauzione
igieninico-sanitaria era stata predisposta.
La Capitaneria flegrea sta ora passando al setaccio l'intera costa da
Bagnoli alla foce del Garigliano, caratterizzata dall'alto inquinamento
e alla ricerca di altri allevamenti di mitili fuorilegge.
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CIRCO
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SHOW / Si inaugura stasera una struttura fissa nell’area dell’Idropark
Fila
Orfei, il grande circo
Clown, foche, squali, elefanti, contorsionisti e alte acrobazie
www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=CRONACA_MILANO&doc=APREab
Clown, acrobati, contorsionisti, giocolieri, trapezisti e poi cavalli,
elefanti, tigri, coccodrilli, serpenti, foche e persino squali. La
grande famiglia di Nando Orfei approda stasera all’IdroparkFila di
Milano, da ora residenza fissa del circo. Per festeggiare degnamente
l’evento, Ambra Orfei inaugurerà lo spazio con una nuova iniziativa: il
primo Festival Internazionale del Circo Trapezio d’Oro. Artisti
provenienti da tutto il mondo, di fronte ad una giuria di addetti ai
lavori, personaggi dello spettacolo e pubblico si alterneranno con i
migliori numeri e attrazioni (la premiazione avverrà dopo il 6 gennaio).
Partendo dalla famiglia Orfei, con Ambra presentatrice della serata,
Gioia abilissima cavallerizza e Paride addestratore di elefanti, gli
artisti che si contenderanno il trapezio d’oro sono davvero tanti e
tutti di grande esperienza. Sulla pista, tra paillettes, piume, musica e
una coloratissima scenografia, il giocoliere americano Ronny Neuman farà
volteggiare, con il solo soffio della bocca, le sue palline da pingpong,
mentre la contorsionista cinese Lilly Liane (già vincitrice al festival
circense di Montecarlo) sfiderà se stessa tenendo in equilibrio su mani
e piedi i suoi candelieri accesi.
Abbandonati gli antichi trapezi, gli acrobati stupiranno poi il pubblico
con numeri di grande difficoltà e bellezza: evocando il fluttuare del
mare, la bulgara Sneginca Nedeva catturerà l’attenzione con
un’esibizione su tele aeree stile «neuve circue», mentre i russi
Tatarstan volteggeranno sugli spettatori agganciati alle loro cinghie.
Sempre sul filone acrobatico, ma questa volta a terra, sarà poi la volta
della troupe Iacubovi dell’Ubikistan che, con incredibile leggerezza, si
esibirà con salti tripli e quadrupli da dodici metri di altezza. Con una
scenografia da Conan il Barbaro, entrerà poi Adam Medini per un
originale numero di equilibrismo sulle mani.
Punto fisso della serata l’immancabile clown, l’italianissimo Carlo
Bogino, che coinvolgerà il pubblico con gag e interventi mimici. Ma il
circo non è tale se mancano gli animali. Sulla pista, oltre alle
classiche esibizioni con cavalli, elefanti e tigri, ci saranno le
simpatiche foche addestrate dello svizzero Danglar mentre, ad alzare la
tensione della serata, ci penserà Massimo Rossi quando, dopo aver
ipnotizzato i suoi serpenti, ripeterà l’esperimento con la pista invasa
da coccodrilli dalle dimensioni impressionanti. Infine un’altra novità.
Oltre al Festival, nella grande città di tela dell’Idroscalo, ci sarà
spazio anche per la scuola di arti circensi che coinvolgerà gli allievi
delle scuole del Milanese.
CIRCO NANDO ORFEI, da stasera fino al 28/2 all’IdroparkFila (Idroscalo),
ingresso Punta dell’Est, parcheggio Riviera Est, ore 21.15, ingresso
20/35/60 mila (da 10.33 a 30.99), lunedì e sabato ore 16 e 21, domenica
ore 15 e 18, domenica 23 e festivi natalizi ore 15, 18 e 21, per
informazioni tel. 02.756.0988
Livia Grossi
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ALLEVAMENTO
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Spaventoso rogo a Santa Sofia: morti bruciati in un allevamento 10mila
conigli
http://ilrestodelcarlino.monrif.net/chan/27/1:2847853:/2001/12/21
Strage di 10mila conigli ieri pomeriggio a Rio Sasso, frazione del
comune di Santa Sofia. Gli animali, di 40 giorni di vita, sono tutti
morti bruciati in un pauroso incendio che si è sviluppato verso le 16
nei capannoni di un allevamento che sorge nel podere Belvedere, di
proprietà di Mirella Renzi.
A determinare le fiamme, probabilmente un cortocircuito: gli impianti
elettrici ed idraulici sono andati completamente distrutti. Sono rimasti
invece in piedi i capannoni aggrediti dalle fiamme, domate solo in tarda
serata dai vigili del fuoco di Forlì. I danni sono stimati in circa 100
milioni di lire.
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MALTRATTAMENTI
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Marito e moglie sbranati dai loro cani
Benevento: i tre molossi corso e il pastore maremmano forse erano
affamati
www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=CANI
BENEVENTO - Due anziani coniugi sono morti ieri pomeriggio, sbranati dai
loro cani nel cortile di una casa colonica a Fragneto l’Abate, in
provincia di Benevento. Raffaele e Pasqualina Cocchiarella, di 76 e 72
anni, erano da soli quando sono stati assaliti dai tre molossi corso e
dal pastore maremmano (tutte femmine) acquistati negli anni scorsi dal
figlio Antonio. Impossibile, quindi, stabilire che cosa abbia spinto i
cani a scagliarsi contro i due coniugi. Forse erano affamati, o forse si
sono impressionati per qualcosa e hanno reagito aggredendo chi
conoscevano benissimo. Di sicuro è stata una aggressione prolungata. I
quattro cani sono di grossa taglia, ma, per ridurre i corpi di Raffaele
e Pasqualina nelle condizioni in cui li ha trovati il figlio, devono
essersi accaniti a lungo. Ieri Antonio aveva pranzato con i genitori,
poi era uscito per raggiungere l’ufficio postale del paese e sbrigare
alcune commissioni. Da quanto ha raccontato ai carabinieri, è stato
assente per circa un’ora, e quando è rincasato si è trovato di fronte i
corpi massacrati dei suoi genitori. Il padre era già morto, e i cani gli
avevano anche staccato di netto un braccio. La madre respirava ancora
quando Antonio l’ha presa in braccio e l’ha portata in casa. Ma anche
lei aveva ferite ovunque, e aveva perso già molto sangue. In pochi
minuti sono arrivati i primi soccorsi, ma per Pasqualina era troppo
tardi: anche lei è morta prima che potessero portarla in ospedale.
Antonio Cocchiarella - che ha 41 anni, ha lavorato a lungo in Svizzera
ma era rientrato a Fragneto per stare accanto ai genitori, anche perché
la madre accusava da tempo problemi di salute - ha chiesto l’aiuto dei
carabinieri, che a loro volta hanno fatto intervenire il servizio
veterinario della Asl. Dopo la sfuriata contro Raffaele e sua moglie, i
cani sembravano tornati calmi, ma i veterinari hanno preferito comunque
sedarli. E’ stato Antonio, che ha potuto avvicinarsi senza correre
rischi, a dare alle bestie alcuni bocconi di carne in cui erano state
inserite delle dosi di tranquillanti. Successivamente gli animali sono
stati messi nel box dove abitualmente trascorrono la notte, e i
carabinieri, su disposizione del magistrato, hanno messo la struttura
sotto sequestro. Nicola Marrone, sindaco del paese, lancia l’allarme:
«Molti dei miei concittadini, soprattutto quelli che vivono isolati,
hanno la buona abitudine di tenere cani da guardia, quello che non
condivido è l’utilizzo di razze per natura aggressive, come quelle dei
coniugi Cocchiarella». Quale sarà la sorte dei cani lo deciderà il
magistrato.
Un parere determinante dovrà darlo il responsabile del servizio
veterinario della Asl, ma non è escluso che si scelga di abbatterli,
vista la sorprendente ferocia dimostrata. Sorprendente non perché i
molossi corso e il pastore maremmano siano cani mansueti, ma perché si
sono scagliati contro persone che conoscevano benissimo, che spesso li
accudivano e che mai avrebbero pensato di poter essere aggredite. Del
resto Antonio Cocchiarella non avrebbe certo lasciato i cani liberi in
cortile se avesse potuto immaginare una tale esplosione di violenza. A
sentire i racconti dei vicini, i cani non avevano mai dato particolari
segni di aggressività. Ma sono testimonianze che lasciano il tempo che
trovano, perché non c’è la controprova. Vicino a bestioni di quel genere
non si avvicinava nessuno, e quindi nessuno ha mai potuto provocare
improvvise reazioni come quella di ieri.
Fulvio Bufi
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Prende in affido gattina poi la abbandona: studentessa denunciata,
rischia multa milionaria
http://ilrestodelcarlino.monrif.net/chan/31/17:2848344:/2001/12/21
URBINO — Non è bello né morale abbandonare per strada la gattina avuta
in affidamento. Ora quel padroncino senza cuore si ritroverà sotto
processo con l'accusa di maltrattamenti di animali. La pena varia da 2 a
10 milioni di ammenda. E' ciò che intende far pagare ad una studentessa
di 20 anni di Urbino un'associazione animalista della città. Giorni fa,
la ragazza aveva avuto in affido con regolare contratto una gattina di
cinque mesi. Nessun costo, ma solo la promessa di volergli bene. E'
proprio questo è venuto a mancare, visto che la gattina è stata rivista
in giro per Urbino, denutrita e dolorante. L'associazione ha fatto
subito la segnalazione alla procura della Repubblica motivando esponendo
i fatti nella loro crudezza: ossia che la gattina era stata affidata
alla ragazza per farla crescere con amore e invece se la sono ritrovata
per strada, in stato di abbandono e malnutrita. Di fronte a questa
situazione, le autorità hanno ipotizzato il reato di maltrattamenti di
animali.
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RANDAGISMO
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La Giunta: «Si faccia il canile territoriale»
www.lanazione.monrif.net/chan/16/10:2845842:/2001/12/21
GUALDO — Che si costruisca il canile comprensoriale! Il placet gualdese
è venuto da una decisione dell'Esecutivo comunale, che ha formalmente
aderito all'ipotesi di realizzare un ricovero per animali, in
particolare per i cani randagi ed abbandonati trovati nel territorio.
L'incarico è stato affidato alla Comunità montana, con la clausola che
la struttura deve essere dimensionata alla realtà territoriale per
ragioni di economicità, efficienza e convenienza della gestione.
Sarà ora l'Ente consortile a gestire la fase della progettazione e della
esecuzione concreta.
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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.anticaccia.it