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NEWS: Giornali Internet 20/11/01



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CACCIA
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Aveva già ucciso 25 volatili in viale Regina Margherita
A caccia di storni con la fionda
www.unionesarda.it/unione/2001/20-11-01/CAGLIARI/CAG01/A04.html
L’arma era una fionda, come munizioni utilizzava micidiali sfere di piombo.
Il “cacciatore metropolitano” aveva ucciso già 25 storni, sorpresi mentre
riposavano sugli alberi in viale Regina Margherita in questo faticoso
periodo di migrazione. Il 34enne cagliaritano L. S. è stato denunciato in
stato di libertà da un equipaggio del Nucleo radiomobile dei carabinieri. I
militari, che durante un servizio di pattuglia l’hanno sorpreso mentre
uccideva gli storni, lo accusano di aver violato una legge del 92 che tutela
le specie animali protette, oltre che del porto abusivo di strumenti atti a
offendere (la fionda) e di un coltello a serramanico, che il 34enne
nascondeva in una tasca.
Chissà perché il denunciato nutriva tanto odio nei confronti degli storni,
che in questo periodo - volteggiando a migliaia sopra la città - formano
sciami che assumono forme spettacolari. Lo “spettacolo” era già terminato,
alle 23.40, quando il 34enne continuava il crudele tiro a segno. Le sfere di
piombo, sparate ad altissima velocità con la fionda, uccidevano sul colpo
gli uccelli. Volta per volta, il denunciato raccoglieva le vittime e le
radunava ai piedi di un albero, poi riprendeva in mano la fionda e
continuava a colpire.
Pare che l’uomo non abbia opposto resistenza ai carabinieri del Radiomobile,
che l’hanno identificato. Prima di essere condotto nella caserma di via
Nuoro, per completare gli accertamenti, il cacciatore con la fionda è stato
perquisito. In una tasca dei suoi pantaloni, la pattuglia di militari ha
trovato un coltello a serramanico di genere proibito, che è stato
immediatamente sequestrato. Nell’informativa inviata alla Procura, i
carabinieri contestano a L. S. anche il porto illegale dell’arma da taglio.
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Manca la fauna, protestano i cacciatori
www.gazzettadelsud.it/edizioni/vibo/edz-vi.asp?ART=020
Francesco Timpano COTRONEI – I cacciatori non hanno gradito il fatto che
quest'anno non si sia proceduto al ripopolamento faunistico delle loro
abituali zone di caccia. Il malcontento è presente soprattutto tra quelli
che si dedicano principalmente alla caccia al cinghiale. Di un loro comitato
spontaneo si fa portavoce Beniamino Perri, uno tra i decani dei cacciatori
della zona. «Non capiamo perché la Provincia non ha provveduto per questa
stagione di caccia a liberare nuovi esemplari di cinghiale nel nostro
territorio. Eppure – insiste Perri – da queste parti siamo in molti a pagare
la relativa tassa per il permesso annuale di caccia, una cui parte, per
quanto disposto dalla legge, deve essere destinata proprio al
ripopolamento». Le lamentele dei cacciatori di cinghiali sono legate anche a
un'altra circostanza. «Da una ricognizione fatta nelle zone da noi
abitualmente battute – spiega Perri – è venuto fuori che gli esemplari
cacciabili quest'anno si contano sulle dita delle mani. Ciò potrebbe anche
significare che per noi il periodo di apertura della caccia al cinghiale
sarà ancora più corto». L'augurio degli interessati è che presto gli
organismi provinciali preposti possano intervenire per recuperare questo
gap. Anche per questo, i cacciatori locali hanno accolto con favore
l'intenzione dell'assessore provinciale, on. Giancarlo Sitra, di istituire
la consulta faunistica venatoria provinciale, destinata a diventare uno
strumento di raccordo tra la categoria interessata e l'assessorato
competente. Si prefigura, infatti, un rapporto più continuo tra le parti,
che certamente gioverà alle scelte che la Provincia vorrà operare in materia
di caccia.
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L’assessorato regionale ha concesso il nullaosta all’abbattimento
Tempi duri per gli orsi di Veglia
Licenza di uccidere ai cacciatori
www.ilpiccolo.kataweb.it/ilpiccolo/arch_20/trieste/co01/orsi.html
VEGLIA - Sapessero a cosa stanno andando incontro, gli orsi di Veglia se la
darebbero a zampe levate, tornando nei luoghi da dove avevano raggiunto l’
isola adriatica,ossia le regioni del Gorski kotar e della Lika. L’altro
giorno infatti l’assessorato regionale per l’Economia ha autorizzato l’
abbattimento dei plantigradi, licenza pervenuta alla società venatoria
vegliota Orebica che l’ha quindi trasmessa ai suoi affiliati. Un’autentica
condanna a morte per gli orsi che da ormai sei anni si sono insediati sull’
isola, attrattivi dall’abbondanza di ovini. In tutti questi anni hanno
sgozzato sul mezzo migliaio tra pecore e agnelli, scatenando le proteste
degli allevatori e anche degli abitanti del posto, spaventati dall’idea di
un «faccia a faccia» con qualche peloso e aggressivo bestione. Gli orsi,
poverini, pagheranno per colpe non loro: secondo gli esperti la guerra nei
Balcani ha portato alla migrazione di numerosi esemplari verso Ovest, verso
aree più tranquille. Il Gorski kotar e la vicina Lika si sono
sovrappopolate, gli habitat si sono ristretti e la mancanza di cibo si è
fatta sempre più sentire. Ecco dunque alcuni orsi atraversare a metà degli
anni ’90 il «guado» più stretto tra la terraferma e l’area insulare
quarnerina, raggiungendo Veglia. Anche nel trascorso week end i plantigradi,
tre o quattro, hanno sbranato un gruppo di pecore che stavano pascolando nei
pressi di Castelmuschio (Omisalji), nella parte nord-occidentale dell’isola.
Si tratta di una zona che questi animali sembrano prediligere per avervi già
compiuto decine di attacchi. Ora però gli esemplari adulti potranno essere
abbattuti, anche se nelle battute si dovrà rispettare la legge sulla caccia.
Nel caso degli orsi, la normativa permette esclusivamente la tecnica dell’
aspetto, proibendo severamente tutti gli altri tipi di caccia. I cacciatori
isolani si preparano dunque a eliminare gli orsi e per farlo saranno
impiegati anche cani specializzati nella caccia ai plantigradi e che finora
non erano stati utilizzati. Si ha ragione di credere che l’esemplare più
grosso sia una femmina, di peso superiore ai 300 chilogrammi. Ha con sé due
cuccioli che, se catturati, non saranno uccisi ma trasferiti nell’entroterra
quarnerino. Va aggiunto infine che l’abbattimento è stato deciso dopo che
per anni, e con vari sistemi, si è inutilmente tentato di catturare gli orsi
per farli tornare a vivere nei loro ambienti d’origine.
a.m.
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Operazione congiunta tra Forestale e Carabinieri
Bracconiere arrestato È un giovane di Tirolo sorpreso nell´area del Parco
dello Stelvio
www.ilmattinobz.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=108133
Grazie ad una collaborazione perfettamente coordinata tra Guardia forestali
e Carabinieri, è finito in manette l´altro giorno un bracconiere sorpreso a
cacciare nell´area protetta del Parco dello Stelvio, in alta val Martello.
Si tratta di un giovane di Tirolo, Hannes Schnitzer, associato alle carceri
di Bolzano per caccia di frodo, porto e detenzione di un fucile senza porto
d´armi, e quindi anche d´importazione clandestina della stessa arma che è
risultata acquistata in Svizzera. L´operazione parte da lontano, ovvero da
una serie di segnalazioni in base alle quali il giovane era stato visto
aggirarsi nei boschi vicino alla diga del Giovaretto, ad una quota di 1.800
metri, nel cuore del Parco.
Per riuscire a cogliere il bracconiere sul fatto, Forestale e uomini
dell´Arma hanno però dovuto sobbarcarsi 12 ore di appostamenti, ad una
temperatura media vicina ai 2 gradi sotto lo zero. Finalmente verso le 16,
il giovane viene fermato e invitato dalla Forestale a mostrare il contenuto
dello zaino. Di fronte al suo rifiuto vengono chiamati i carabinieri e
saltano fuori un fucile «Roner» calibro 22 con silenziatore artigianale, un
binocolo di precisione e 16 cartucce, oltre alle zampe di un camoscio
verosimilmente abbattuto nella zona del quale non è stata però trovata
traccia. Anche senza il «corpo del reato», essendovi il porto abusivo d´arma
in zona protetta, per il giovane di Tirolo, è scattato l´arresto immediato.
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PRAVISDOMINI. Il rapace, ferito da un cacciatore, è stato trovato nelle
campagne di Panigai e salvato da morte sicura
Storia a lieto fine per una poiana
www.messaggeroveneto.kataweb.it/messaggeroveneto/arch_20/pordenone/dtd/dtd8.
html
Nelle campagne di Panigai è stata salvata una poiana con un'apertura alare
nientemeno che di 120 centimetri. A ritrovare il rapace sono stati due
operai comunali di Pravisdomini che, percorrendo una strada della frazione,
hanno notato, su un palo di una recinzione, il volatile, stranamente
immobile anche al loro avvicinarsi. Il che ha incuriosito i due che,
portatisi a breve distanza dall'uccello, hanno potuto vedere che l'ala
sinistra era state seriamente ferita da pallini – come si è poi verificato –
di un fucile da caccia.
Ardua è stata l’impresa di catturare l’animale che, spaventato, per sfuggire
a quelli che non poteva rendersi conto essere i suoi salvatori, saltellando,
si è rifugiato in un fossato profondo e pieno d'acqua. Così i due operai
hanno dovuto far rientro in paese per procurarsi una rete che ha permesso
loro, sebbene a fatica, di catturare la poiana e portarla, quindi, nel
magazzino comunale. Dopodichè ci si è preoccupati di comprare della carne
nella macelleria del paese e il rapace è stato rifocillato.
Successivamente la poiana è stata portata a Cordenons, nello speciale centro
della Provincia di Pordenone (servizio tutela ambientale, caccia e pesca),
che fa capo a Mauro Caldana, dove esperti si occupano del recupero e della
cura di animali selvatici (uccelli e uccelli rapaci in primis). Ricevute le
opportune cure (ci si rivolgerà anche a un altro centro specializzato),
l'uccello verrà liberato e reinserito nel suo ambiente naturale.
Resta da augurarsi che simili episodi non abbiano a ripetersi e che le
poiane (e ovviamente non soltanto loro) possano essere libere di muoversi
nel loro habitat senza pericoli che non siano quelli disposti dalla natura.
Un habitat, tra l’altro, che il deleterio intervento dell’uomo sta sempre
più impoverendo di risorse per il sostentamento di questi animali.
Bruno Stival
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È lecito cacciare nel Parco Alto Milanese Il Tar boccia l’ordinanza del
sindaco di Legnano
www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=LOMBARDIA&doc=BBBRE1
È lecito cacciare nel Parco Alto Milanese in base alle leggi e alle
disposizioni regionali: lo ha deciso il Tribunale amministrativo regionale
che ha accolto il ricorso dei cacciatori contro un'ordinanza del sindaco di
Legnano che, dalla scorsa estate, vietava l'attività venatoria. I cacciatori
contestavano la decisione per violazione di legge ed eccesso di potere per
incompetenza, dicendo che le funzioni amministrative sulla caccia spettano
alle Regioni, per programmazione e coordinamento, e alle Province, per gli
aspetti operativi. L’ordinanza, fra l'altro, definiva incompatibile la
caccia con le finalità del Parco e disponeva una sanzione pecuniaria per i
trasgressori.
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Diciotto mesi con la condizionale per i due bracconieri di Santadi arrestati
a Is Cannoneris
www.unionesarda.it/unione/2001/20-11-01/PROV%20DI%20CAGLIARI/PRO01/A05.html
Pula Una condanna a 18 mesi per entrambi e un’ammenda di 400 mila lire. Ma i
due giovani bracconieri di Santadi, arrestati l’altra notte nelle montagne
di Is Cannoneris dalle guardie forestali, hanno potuto usufruire del
beneficio della condizionale e sono tornati in libertà. Francesco Ghessa di
20 anni e Antonello Spada di 22, erano stati bloccati verso l’una di notte
quando a bordo di un vespino stavano percorrendo una strada di montagna. Una
perquisizione ha poi fatto saltare fuori un fucile da caccia caricato a
pallettoni il cui numero di matricola era poi risultato sconosciuto, almeno
dalle prime indagini dei ranger. Arma clandestina, dunque, secondo gli
inquirenti. I due ragazzi hanno tentato di darsi alla fuga e cercato di far
perdere le tracce dando gas al motorino che però è stata bloccato pochi
metri dopo dalla pattuglia dei forestali di Pula che stavano effettuando un
servizio di controllo delle campagne contro la caccia di frodo. Ghessa e
Srada dovranno anche pagare le spese processuali. (a. pi.)
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Salcedo. Bracconaggio
Un gufo reale trovato ferito in cura a Fimon
di Orlando Frigo
www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/provincia/04ab.htm
Non mancano anche nella nostra provincia atti di bracconaggio e gesti
incivili nei confronti di animali selvatici. È di questi giorni il
ritrovamento a Salcedo, in via Leccona, sul versante che guarda Laverda, di
un gufo reale ( nella foto ) ferito all’ala sinistra e molto debilitato. Non
era più in grado di volare e quindi procurarsi da mangiare.
A ritrovare questo rapace notturno, presente in numero limitato di coppie
nelle nostre montagne, sono stati i fratelli Gino ed Enrico Bonato, che
hanno provveduto ad informare la polizia provinciale. Gli stessi hanno anche
collaborato con l’agente Francesco Morlin al suo recupero ed al
trasferimento al Centro del lago di Fimon, nelle mani dell’esperto nella
cura di rapaci Alberto Fagan.
Il gufo reale ritrovato in questa zona era stato visto diverse volte in
questi anni e faceva parte di una coppia fissa. Osservazioni e controlli
avevano accertato che la coppia aveva anche nidificato. Qualcuno ha voluto
intervenire brutalmente nei confronto di questo rapace notturno. Una volta
che Alberto Fagan lo avrà curato, il gufo reale sarà liberato nuovamente
nella zona del ritrovamento.
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Ammazza due cani che abbaiano troppo
www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/provincia/05ac.htm
(sil.f.) Un imprenditore di Marostica è stato denunciato per avere ucciso
due cani. Si tratta di un episodio che presenta ancora alcuni lati poco
chiari e sul quale stanno indagando i carabinieri. Il denunciato è S.G.
imprenditore di 42 anni titolare di un’azienda di Pianezze. È qui che,
sabato scorso, è avvenuto il fattaccio. Secondo una prima ricostruzione, l’
uomo, disturbato da due cani di un vicino, ad un certo punto sarebbe uscito
imbracciando un fucile Beretta calibro 12 e avrebbe sparato agli animali,
ammazzandoli. Il condizionale è d’obbligo perché lui nega tutto.
I carabinieri, ad ogni modo, l’hanno denunciato per maltrattamento d’animali
e per alcune irregolarità riguardanti la detenzione di due fucili, che sono
stati sequestrati.
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Caprera, caccia ai cinghiali incrociati
La prima operazione ha permesso la cattura di 22 animali adulti
Schenk, soddisfatto, applaude i cacciatori che danno una mano
g.m.s.
www.lanuovasardegna.kataweb.it/lanuovasardegna/arch_20/olbia/gallura/sgg01.h
tm
LA MADDALENA. La libertà dei cinghiali che vivono a Caprera è stata
preclusa. Grazie a una trappola costituita con doppia rete collocata nella
piana di Marsala, nella prima pineta di Caprera, sono stati ingabbiati e
quindi trasferiti a Tempio per visite e accertamenti sulla provenienza. Tra
sabato notte e domenica, cacciatori e personale del parco hanno ingabbiato
22 maschi e femmine con piccoli nati da poco.
Ieri mattina, prima del termine dell'operazione, sono stati visti nelle
vicinanze altri cinque o sei cinghiali. Uno, attratto dalla femmina, è
entrato nella gabbia ed è stato catturato. L'operazione, a medio e lungo
termine, punta a eliminare la presenza dei cinghiali-maiali esistenti
all'interno del Parco e che sono stati inseriti a scopo venatorio da mani
ignote (non tanto), per ribellarsi forse per l'istituzione della riserva
naturale di Caprera. Da quel momento, nell'isola è cresciuta una popolazione
costituita per l'80 per cento da animali di allevamento che si sono
incrociati con una componente selvatica minoritaria.
La popolazione ha la sua consistenza maggiore a Caprera. Ne sono stati
contati circa 250, mentre nell'isola madre vi è una piccola presenza, come
pure a Spargi dove il numero sarebbe maggiore.
Helmar Schenk, responsabile e coordinatore del progetto catture, è
soddisfatto del risultato ottenuto e spera davvero di poter eliminare in
maniera graduale la presenza, qualche volta pericolosa, di questi animali.
Alla fine del loro trasloco dalla trappola al mezzo che li ha trasportati a
Tempio, ha applaudito tutti quelli che hanno collaborato e in particolar
modo i cacciatori che si sono prestati a dare una mano.
Dopo i prelievi, gli animali verranno macellati. La carne andrà agli
istituti di beneficenza. Si è arrivati a questo perché una direttiva del
ministero dell'ambiente consente ai parchi nazionali o regionali di gestire
in modo controllato le popolazioni anomale di cinghiali.
«Il cinghiale - conferma Schenk - è da considerarsi una specie esotica che
crea forti squilibri in ambienti dove insistono nidiacei, conigli, radici,
in particolare a Caprera e sull'isola di Spargi. Se noi introduciamo la
specie esotica, si possono compromettere le specie indigene e autoctone che
sono caratteristiche di questi ambienti insulari».
I cinghiali, fra l'altro, sono anche un pericolo: spesso hanno attaccato le
persone. Il parco, quindi, non può permettere nuovi casi del genere. Ma se
da una parte c'è l'assenso dei cacciatori per eliminare anche in questo modo
gli animali, c'è chi non l'ha presa bene come la signora Maria Fanti che da
anni accudiva i cinghiali dando loro da mangiare. Dopo questa selezione non
potrà più farlo e ha presentato denuncia ai carabinieri.
Andrea Nieddu
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Arrestato il falegname sorpreso con un fucile
www.altoadige.kataweb.it/altoadige/arch_20/bolzano/merano/am106.htm
MARTELLO. Hannes Schnitzer, un ventenne residente a Tirolo, falegname con la
passione per la caccia, non era probabilmente un volto sconosciuto alle
guardie forestali della Val di Martello. A quanto pare lo conoscevano da
tempo e lo stavano aspettando al varco. Così domenica sera, il personale
della stazione forestale di Martello, dopo aver atteso per ore ben
acquattato che il giovane bracconiere uscisse dal bosco, lo ha fermato un
attimo prima che salisse sull'auto per fare ritorno nel fondovalle. I
forestali gli hanno chiesto di mostrare cosa tenesse nella custodia che
stava portando in spalla e, davanti al rifiuto del giovane, hanno richiesto
l'intervento dei carabinieri della locale stazione. Accompagnato in caserma,
Hannes Schnitzer è stato sottoposto a perquisizione. Il giovane falegname è
stato trovato in possesso di un fucile marca Roner, calibro 22,
probabilmente importato dall'Ungheria, con silenziatore artigianale e un
binocolo di precisione, senza porto d'armi.
Lo Schnitzer è stato arrestato per detenzione e porto illegale di armi e
munizioni ed è stato quindi trasferito alla casa mandamentale di Bolzano in
attesa di giudizio. Gli è stato inoltre contestato il reato di caccia
all'interno di un parco nazionale e l'introduzione in Italia di un'arma
comune da sparo.
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Processato in tribunale un uomo di Montegaldella, accusato di avere
maltrattato i famigliari fino allo scorso maggio
Picchiò moglie e figlie, patteggia un anno
Il giudice decide le sorti del pensionato di Torri che voleva sterminare i
congiunti
www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/provincia/06.htm
Per anni aveva picchiato moglie e figli, facendoli vivere in uno stato di
costante tensione. Ieri mattina in tribunale a Vicenza l’uomo S.V., 53 anni,
Montegaldella, via Sarpi, ha patteggiato 1 anno di reclusione nell’udienza
preliminare davanti al giudice Eloisa Pesenti. Il marito e padre di famiglia
in preda ai fumi dell’alcol, per anni aveva riservato un trattamento pesante
ai congiuunti, fino a quando la donna, non potendone più, l’aveva denunciato
alla magistratura. Secondo la ricostruzione della procura, S.V. minacciava
di morte i congiunti lasciando bigliettini per la casa nei quali era
scritto:«Siete una banda di delinquenti», e via di questo passo
intensificando le minacce.
L’uomo in diverse circostanze aveva picchiato i congiunti, prendendosela in
modo particolare con la moglie, destinataria di epiteti poco lusinghieri.
Questa mattina, intanto, il giudice deciderà la sorte del pensionato A.F. 53
anni, Torri di Quartesolo, via Longare, arrestato sabato pomeriggio dalla
polizia per malttattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale. Al
culmine della rabbia, provocata dall’alcol, l’uomo ha minacciato di uccidere
moglie, figlie e madre. Il movimentato e grave episodio è avvenuto sabato
pomeriggio verso le 19. Poco prima A.F. era rientrato a casa dopo avere
trascorso la giornata con amici a caccia. Aveva bevuto molto e quando è
rientrato ha perso la testa. È corso a prendere il fucile ed ha minacciato
ripetutamente di sparare all’indirizzo dei congiunti. All’arrivo di una
volante ha mirato all’indirizzo anche dei poliziotti, che l’hanno
ammanettato.
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Quarantasei i caprioli abbattuti dai cacciatori arcensi.
www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=149453
Quarantasei i caprioli abbattuti dai cacciatori arcensi. Tutti quelli a
disposizione. Fino al 15 dicembre sarà possibile la caccia di selezione alle
femmine di capriolo (una quarantina). Sei i camosci finiti nel carniere. ce
ne sono ancora cinque. Dopo il 15 dicembre sarà possibile - fino all´ultimo
giorno di gennaio 1002 -. la caccia a tordi e gardene. Poi doppiette e cani
fermi fino al prossimo autunno quando riprenderà la stagione venatoria in
Trentino.
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CIRCO
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Pitoni e caimani senza permesso Ue
Sedici alligatori, un caimano e tre pitoni del circo di David Orfei sono
stati sequestrati nel piacentino dalle guardie forestali.
www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,88757,00.html
BOLOGNA - Sono entrati vivi in Italia, al seguito del loro domatore,
l'ungherese Anton Kocka in arte Karakavak, ma senza le necessarie
autorizzazioni della UE prevista per gli animali a rischio di estinzione.
Così tre pitoni, un caimano e sedici alligatori del Mississipi, che lavorano
al circo di David Orfei in questi giorni nel Piacentino, sono stati messi
sotto sequestro dalle guardie forestali. Il sequestro è stato confermato
dall'autorità  giudiziaria.
Ora gli animali sono affidati agli stessi proprietari, che hanno mezzi
attrezzati per ospitarli, in attesa che l'iter amministrativo compia il suo
percorso.
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NUTRIE
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Il parere di uno zoologo sul problema
Nutrie dappertutto? Un esperto propone una terapia «dolce»
www.bresciaoggi.it/ultima/oggi/provincia/Fab.htm
Stando alle lamentele che arrivano dal mondo agricolo, sembra che questo
grosso roditore d’importazione sia diventato una vera calamità anche nel
Bresciano. Ma tra i ricercatori, tra gli zoologi, l’immagine della nutria ha
contorni diversi; e qualche esperto, oltre a ridimensionare i termini del
problema, offre suggerimenti per ridurre l’impatto della specie e,
particolare non secondario, sconsiglia gli abbattimenti per contenerne l’
espansione demografica. Abbiamo parlato del «caso nutria» con Vincenzo
Ferri, zoologo e fondatore del Centro studi Arcadia (e mail
«bufobs@lycosmail.com»), e abbiamo registrato indicazioni e smentite.
A cominciare dai danni causati alle coltivazioni agricole. Le nutrie sono
accusate di cibarsi del mais coltivato e della soja...«La soja non rientra
assolutamente nella sua dieta, e certamente non si nutre delle pannocchie o
delle piante adulte di mais - risponde Ferri -. Il problema si verifica solo
in primavera, con il consumo del granoturco con le piante alte ancora pochi
centimetri. Ma tutto sommato basterebbe poco per salvare le coltivazioni: se
attorno ai corsi d’acqua nei quali vivono questi animali trovassero almeno
un metro e mezzo di vegetazione naturale per ogni sponda, e se le essenze
acquatiche potessero crescere liberamente, le nutrie, che tendenzialmente si
spostano poco, e che ora, sottoposte a una caccia continua, sono diventate
addirittura notturne e sempre più circospette, non sfrutterebbero le specie
coltivate».
«Certo - aggiunge lo zoologo -, il problema si pone nella Pianura padana,
con i campi coltivati industrialmente che arrivano a pochi centimetri da
fiumi, canali e fossi. In regioni italiane nelle quali invece la vegetazione
ripariale, e non solo quella, è ancora in discrete condizioni, il caso
nutria quasi non esiste: non si verificano danni all’agricoltura e nessuno
si sogna di lanciare campagne di abbattimento».
Siamo di fronte ad animali aggressivi o portatori di malattie? «L’
aggressività della nutria è una pura invenzione: io sono addirittura
riuscito a sollevare un grosso maschio per la coda ottenendo come risposta
solo soffi e digrignare di denti. In quanto alla diffusione di patologie
come la leptospirosi, studi epidemiologici approfonditi hanno dimostrato che
questo roditore è un veicolo solo occasionale: quasi insignificante rispetto
ad altre specie come il ratto».
E i danni denunciati agli argini dei corsi d’acqua? «Conigli selvatici e
talpe scavano gallerie enormemente più lunghe delle tane di nutria, che sono
profonde qualche decina di centimetri. Il fatto è che per spostarsi da un
corso d’acqua all’altro senza rendersi visibili, e questo soprattutto per
sfuggire alla persecuzione dell’uomo, gli esemplari scavano dei passaggi nei
punti di contatto. Ma non credo che si possa parlare di danni incalcolabili,
e se le assicurazioni e gli enti locali riconoscessero ufficialmente i danni
da animali selvatici, controllando i furbi, che non mancano, l’inconveniente
sarebbe aggirato».
Abbatterle a fucilate o sopprimerle comunque dopo la cattura con le trappole
serve? «E’ una lotta persa - risponde Ferri -, e gli abbattimenti non fanno
che peggiorare la situazione per un semplice motivo etologico. I maschi
adulti di nutria sono territoriali, e formano veri harem di femmine dai
quali i giovani maschi vengono allontanati. Se non si intervenisse con la
caccia, gli esemplari immaturi verrebbero in buona parte abbattuti da
predatori naturali, come poiane e volpi, e domestici come i cani, randagi o
meno. E la popolazione rimarrebbe più stabile. Proprio la caccia, invece,
contribuisce ai continui spostamenti di individui alla ricerca di territori
sicuri, e all’aumento del territorio occupato».
Ci sono altre forme di «controllo» naturali? «Sì, basta il nostro clima.
Trattandosi di roditori provenienti dall’America Latina, e presenti in
Italia grazie agli esemplari liberati negli anni ’70 dopo la crisi dell’
allevamento per la pelliccia, gli inverni rigidi pesano, e molto. Alcuni
giorni con temperature attorno allo zero bastano a uccidere il 30-40 per
cento degli adulti».
Paolo Baldi
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CICOGNE
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Un'altra cicogna folgorata dai cavi-killer dell'alta tensione, il Carapax
protesta
www.lanazione.monrif.net/chan/5/10:2750331:/2001/11/20
MASSA MARITTIMA — I cavi killer della linea elettrica a media tensione che
attraversa i terreni del Centro Carapax di Massa Marittima hanno nuovamente
colpito folgorando un'altra cicogna. La quinta nel pur breve spazio di un
anno e quello che maggiormente inquieta i responsabili della struttura è che
anche stavolta, come del resto accaduto in precedenza, a cadere nella
trappola è stato un esemplare maschio che da poco entrato in libertà si era
accoppiato con la sua femmina rimasta d'ora in poi sola a vigilare quel nido
in cui vivevano assieme ai loro piccoli.
Un vero peccato, sostiene il direttore del Carapax Donato Ballasina, perché
«nonostante le difficoltà il progetto di reintroduzione e ripopolamento
della cicogna bianca va avanti piuttosto bene in un ambiente ritenuto adatto
allo scopo che ne permette una loro ottima integrazione nell'ambito del
contesto ambientale».
A nulla sono finora valse le richieste di spostamento della linea
incriminata avvallate anche dalla recente petizione di oltre tremila firme
inviata all'Enel per risolvere il problema che si trascina dal 1994, anche
se da parte di quest'ultima sembra che finalmente sia emersa la volontà di
intervenire deviando i cavi elettrici.
I lavori sarebbero pronti a partire, ma mancano le autorizzazioni del Comune
di Massa Marittima, della Soprintendenza e del Settore Sviluppo del
Territorio della Provincia di Grosseto.
A loro Ballasina manda l'ennesimo messaggio di far presto a concedere
l'approvazione per porre fine all'incombente pericolo che grava sulla
incolumità delle cicogne.
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CANI
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Automobilista crudele uccide il cane e fugge
PIRATA Sulle strisce di Via Rezia
gip
www.altoadige.kataweb.it/altoadige/arch_20/bolzano/merano/am104.htm
MERANO. Toby, un simpatico bastardino di tre anni, è morto. La sua
padroncina, Veronika, sei anni, è sotto shock e da domenica pomeriggio non
riesce a trattenere le lacrime dalla disperazione. La madre di Veronika,
Patrizia Palermo, dolorante ad un polso, ha dovuto ricorrere alle cure dei
sanitari. Tutto ciò per un ignobile atto di inciviltà verificatosi sulle
strisce pedonali che attraversano Via Rezia di fronte alla chiesa di Santa
Maria Assunta dove un automobilista ha investito mortalmente il cagnolino,
strattonando la signora che lo aveva al guinzaglio, ed è poi fuggito senza
prestare soccorso. I carabinieri sono ora sulle tracce di una Opel Vectra di
colore bordeaux e sulla cui targa compaiono i numeri 3, 4 e 7.
Erano le quattro del pomeriggio di domenica, madre e figlia si trovavano sul
marciapiede in corrispondenza delle strisce pedonali di Via Rezia
all'altezza di Piazza Mazzini. L'intenzione è di attraversare la strada in
direzione del parco della chiesa di Santa Maria Assunta. Entrambe conducono
un cane al guinzaglio. La piccola Veronika con Rolfi, pastore tedesco di due
anni, mamma Patrizia con Toby. Il dramma è improvviso: nonostante l'obbligo
di rallentare per via del passaggio pedonale e dell'immissione sulla
rotatoria, un automobilista proveniente da Ponte Rezia sfreccia sulle zebre
senza posare il piede sul pedale del freno, proprio mentre madre, figlia e i
due cani sono impegnati nell'attraversamento. Per il piccolo Toby non c'è
scampo, viene travolto per ben due volte, prima dalla ruota anteriore destra
della vettura, e poi da quella posteriore. Il cagnolino morirà poco dopo tra
le braccia della sua padroncina. L'investitore, dopo aver controllato dallo
specchietto il risultato della propria incoscienza, pigia sull'acceleratore
e si allontana mettendo in atto il più ignobile dei gesti, l'omissione di
soccorso.
Alla scena hanno assistito molti testimoni, ma tutti si sono preoccupati
della sorte del cane senza pensare di annotare con precisione la targa
dell'auto investitrice. Gli elementi forniti ai carabinieri della compagnia
di Merano, presso i quali è stata sporta denuncia, dovrebbero però essere
sufficienti a consentire l'identificazione dell'individuo che era alla
guida. Chiunque fosse in possesso di ulteriori elementi è invitato a
mettersi in contatto con Patrizia Palermo telefonando allo 0473 - 234701.





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Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.anticaccia.it