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Ciampi: "Centinaia di miliardi in armamenti: società malata di egoismo e indifferenza"
- Subject: Ciampi: "Centinaia di miliardi in armamenti: società malata di egoismo e indifferenza"
- From: Alessandro Marescotti <a.marescotti at peacelink.it>
- Date: Mon, 17 Oct 2005 15:45:08 +0200
Data:17-10-2005
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi alla
commemorazione del 60° Anniversario della fondazione della FAO
INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA COMMEMORAZIONE DEL
60° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA FAO
Roma - Sede della FAO, 17 ottobre 2005
Signor Direttore Generale,
Signori Delegati,
Signore e Signori,
ho accolto con grande piacere l'invito a partecipare alla commemorazione
del 60° anniversario della fondazione dell'Organizzazione delle Nazioni
Unite per l'Agricoltura e l'Alimentazione.
Solo due settimane or sono - Signor Direttore Generale - Ella mi ha
consegnato la Medaglia Agricola della FAO. E' un riconoscimento di cui
sono particolarmente onorato e che considero un impegno per l'Italia - e
mio personale - a continuare nella lotta alla fame; a sostenere la FAO
con determinazione nella sua alta missione; a rafforzare ulteriormente il
vincolo speciale che la lega alla FAO.
Rivolgo in questa occasione le mie felicitazioni al Presidente Lula, cui
è stata conferita la stessa prestigiosa onorificenza.
Coloro che hanno conosciuto un mondo senza Nazioni Unite hanno caro
l'enorme progresso compiuto dall'umanità; sanno quanto dobbiamo alla
saggezza e alla lungimiranza degli ideatori e dei firmatari della Carta
di San Francisco.
Essi cercarono di dare vita ad una società internazionale fondata sulla
legalità e sulla solidarietà; seppero guardare lontano ed immaginare,
mentre infuriava ancora la guerra, un mondo in cui ogni essere umano
sarebbe stato in grado di soddisfare, dopo il diritto alla sicurezza, il
diritto al cibo.
Dalla loro visione nacque la FAO che oggi, insieme all'IFAD e al PAM,
compone il polo agroalimentare di Roma.
A Roma si stabilì, in seguito, anche l'Istituto Internazionale per le
Risorse Genetiche Vegetali, preposto alla conservazione e alla
valorizzazione della biodiversità.
A sessant'anni di distanza, la missione della FAO è più che mai
indispensabile e attuale. Al di fuori del mondo industrializzato,
centinaia di milioni di esseri umani vivono la disperazione quotidiana di
non trovare di che nutrirsi, di non riuscire a dare la speranza di una
vita dignitosa ai propri figli.
Fame e denutrizione stringono in una morsa letale popolazioni già vittime
di terribili malattie - AIDS, malaria e tubercolosi - di guerre e
conflitti etnici.
La coscienza non può non ribellarsi di fronte a questa strage
silenziosa.
La cerimonia di oggi si svolge a poche settimane dalla conclusione del
Vertice dei Capi di Stato e di Governo delle Nazioni Unite, che ha
riaffermato l'impegno della comunità internazionale a raggiungere gli
obiettivi del Millennio. Primo fra tutti, quello di ridurre della metà,
entro il 2015, il numero delle persone che soffrono la fame.
Quell'obiettivo fu per la prima volta individuato quale fondamentale
traguardo di civiltà e di coscienza proprio in questa sala, in occasione
del Vertice Mondiale dell'Alimentazione nel 1996.
La Dichiarazione del Millennio riafferma la necessità di arginare il
lacerante divario tra il Nord e il Sud del mondo attraverso un piano
d'azione rigoroso.
All'ONU e alle sue istituzioni spetta il merito di aver indotto la
comunità internazionale a cimentarsi con questa sfida - la massima sfida
dei nostri tempi - imponendo un'agenda di mobilitazione sul tema dello
sviluppo che non ha precedenti.
Sostenuta con determinazione, quell'agenda ha messo in moto un percorso
scandito dalle tappe di Monterrey, di Johannesburg e del secondo Vertice
dell'Alimentazione di Roma.
Cinque anni non sono passati invano.
Il volume di aiuti allo sviluppo è aumentato considerevolmente e
aumenterà ancora, di quasi 50 miliardi di dollari l'anno entro il 2010; i
governi dei Paesi sviluppati hanno promesso di raggiungere entro il 2015
un livello di aiuti pari allo 0,7% del loro Prodotto Interno
Lordo; lo stock di debito dei Paesi poveri e più indebitati è stato
ridotto del 61%, nell'ambito di un'iniziativa di remissione del debito di
cui l'Italia è stata tra i promotori e a cui ha contribuito cancellando
2,6 miliardi di euro, con l'obiettivo di giungere quanto prima a 4,8
miliardi, pari al 100% del debito bilaterale nei nostri confronti;
infine, poche settimane or sono, le Istituzioni Finanziarie
Internazionali hanno approvato la proposta del G8 di eliminare il 100%
del debito multilaterale dei Paesi più poveri.
Sono risultati incoraggianti.
Non bisogna mai dimenticare, tuttavia, che nessuna assistenza
internazionale può sostituirsi all'assunzione di responsabilità
fondamentali dirette.
I fattori chiave dello sviluppo sono gli stessi in ogni parte del mondo:
stabilità, legittimità democratica dei governi, certezza del diritto,
rispetto dei diritti umani e civili, libertà economica, tutela del
patrimonio ambientale e delle proprie radici culturali. Creare queste
condizioni, senza disperdere preziose risorse in sanguinosi conflitti
armati e nei mille rivoli della corruzione, è compito primario dei
beneficiari.
C'è ancora così tanto da fare. In Africa, in particolare, il
raggiungimento degli obiettivi del Millennio appare come un traguardo
ancora molto distante.
È soprattutto l'arretratezza rurale che frena lo sviluppo dell'Africa:
terreni inariditi dall'avanzare della desertificazione e impoveriti da
colture inadeguate.
Grave è anche la permanente carenza di infrastrutture essenziali per la
raccolta e la conservazione dell'acqua e di efficienti sistemi di
irrigazione.
Sempre di più l'approvvigionamento idrico, elemento indispensabile di
un'agricoltura fiorente, appare come un problema strategico: bisogna
mirare ad una gestione razionale di questa risorsa, che deve essere
oggetto di collaborazione e non di conflitto fra i Paesi.
Lo sviluppo rurale è al cuore della rinascita dell'Africa.
Ne è ben consapevole la FAO, che ha impegnato la sua esperienza e le sue
risorse per l'attuazione del programma di sviluppo agricolo della
NEPAD.
Signor Direttore Generale,
l'Italia sostiene senza riserve gli sforzi della FAO. Il nostro programma
di cooperazione con l'Organizzazione è tra i maggiori che conduciamo
all'interno del sistema delle Nazioni Unite; esso si concentra sulla
sicurezza alimentare, lo sviluppo sostenibile, l'assistenza alle
politiche agricole, gli aiuti di emergenza.
L'Italia accompagna a tale azione un crescente impegno finanziario a
favore dei programmi per la sicurezza alimentare della FAO, dell'IFAD e
del PAM.
Il contributo italiano al Fondo Globale per la lotta contro l'AIDS, la
malaria e la tubercolosi sarà innalzato da 100 a 130 milioni di euro nel
prossimo biennio. Si aggiunge, in questo campo, l'opera benemerita di
efficienti Associazioni di volontariato.
L'Italia è fortemente impegnata anche nella cooperazione sanitaria, nella
ricerca biomedica e nei progetti di tutela ambientale.
I nostri centri di ricerca sono tra i più attivi nella formazione e nel
trasferimento di tecnologie avanzate ai Paesi in via di sviluppo. Ricordo
che questa è la missione specifica degli Istituti scientifici di Trieste,
nati nell'alveo e nello spirito delle Nazioni Unite, che l'Italia ha
voluto e largamente finanzia. Scienza e tecnologia sono strumenti
essenziali per lo sviluppo rurale.
Il settore agricolo, tuttavia, potrà realizzare appieno il suo potenziale
solo se i prodotti dei Paesi in via di sviluppo potranno accedere
liberamente ai mercati dei Paesi industrializzati.
La positiva conclusione del Doha Round consentirebbe, secondo le stime
della Banca Mondiale, di strappare alla povertà oltre cento milioni di
persone.
Ci avviciniamo alla Conferenza Ministeriale dell'Organizzazione Mondiale
del Commercio di Hong Kong. Non possiamo negare ai Paesi emergenti e ai
Paesi poveri le opportunità del commercio internazionale, sulle quali si
fonda tanta parte della nostra prosperità.
Signor Direttore Generale,
da oltre mezzo secolo la FAO si batte al fianco dei poveri, di coloro che
soffrono la fame. Non vi è missione più nobile; non vi è compito che
meglio rifletta lo spirito e la lettera della Carta delle Nazioni Unite,
che impegna gli Stati membri ad impiegare gli "strumenti
internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i
popoli".
La costruzione di un ordine mondiale più giusto è, in primo luogo, un
imperativo morale. Ma non è solo questo: un mondo nel quale i benefici
del progresso scientifico e della crescita economica siano ripartiti in
modo più equo è anche un mondo più sicuro per tutti.
Una società che spende centinaia di miliardi in armamenti e consente
che ogni anno muoiano di fame cinque milioni di bambini è una società
malata di egoismo e di indifferenza.
Dobbiamo colmare il solco - fatto di ingiustizia e di disperazione -
che divide Paesi ricchi e Paesi poveri; da esso traggono origine e
alimento i fenomeni che minacciano la sicurezza di tutti noi:
l'estremismo, il fondamentalismo, l'odio etnico.
A New York, lo scorso settembre, i leader mondiali ne hanno preso atto e
hanno solennemente rilanciato l'alleanza solidale tra Nord e Sud per
vincere la povertà.
E' un impegno che non può essere disatteso: ne dipende in larga misura la
convivenza pacifica tra i nostri popoli nei prossimi decenni.
Signor Direttore Generale,
Signori Delegati,
Signore e Signori,
la povertà e la fame sono i più antichi nemici dell'umanità. Per la prima
volta nella storia disponiamo dei mezzi per sconfiggerli: abbiamo le
risorse economiche, la tecnologia e il sostegno dell'opinione pubblica.
Dipende soltanto da noi.
------------------------------ ANNOTAZIONE PERSONALE DEL MITTENTE
----------------------------------------
Personalmente ritengo questo discorso molto importante e da sostenere in
relazione alla critica alle spese militari in esso contenuta. Il passo è
stato evidenziato in grassetto. Chi vuole scrivere al Presidente della
Repubblica per ringraziarlo e incoraggiarlo su questa strada può farlo
inviando una e-mail a
presidenza.repubblica at quirinale.it
Avvertenze:
Indicare chiaramente il proprio nome, cognome oltre
all'indirizzo postale tradizionale.
La dimensione di ogni messaggio di posta elettronica non deve superare le
dieci pagine (massimo 50 KB) e non deve contenere allegati.
L'indirizzo postale tradizionale è:
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.